Kobane. Il sacrificio dei curdi abbandonati dalla TurchiaTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Kobane. Il sacrificio dei curdi abbandonati dalla Turchia

Kobane, la città simbolo dei curdi, è sotto assedio e i curdi tentano disperatamente di difenderla dall’avanzata jihadista mentre la Turchia in modo cinico e inaccettabile assiste al massacro senza fare nulla. I curdi rappresentano un popolo che si sta opponendo da solo all’avanzata dell’Isis, dimenticato da Ankara ma anche da Washington che sostiene che Kobane non è “strategica”. E intanto la polizia turca massacra i manifestanti..

“Kobane non è strategica”, questo il messaggio del pentagono a commento dell’assedio della città curda al confine tra Siria e Turchia assediata da oltre tre settimane dalle bandiere nere del Califfo Al-Baghdadi. “Le immagini che ci giungono da Kobane sono orribili, ma dovete fare un passo indietro e capire qual è l’obiettivo strategico“, parola di John Kerry, lo stesso che non avrebbe esitato due minuti a bombardare Damasco esattamente un anno fa, quando Assad veniva accusato, senza prove, di aver utilizzato armi chimiche. Tradotto della vita di qualche centinaio di curdi, probabilmente del Pkk e quindi considerati terroristi sia da Washington che da Ankaraa, non gliene può fregare di meno. Del resto i curdi a difesa della città nelle scorse ore si erano interrogati su come fosse possibile che la Coalizione anti-Isis non abbia intensificato i bombardamenti sugli jihadisti in modo da impedire loro di prendere Kobane, dove si trovano intrappolati anche migliaia di civili. “Malgrado la crisi in corso a Kobane, gli obiettivi originali del nostro impegno (militare in Siria) sono i centri di comando e controllo e le infrastrutture dell’Isis e noi stiamo cercando di privare (lo Stato islamico) della capacità globale per ostacolarli non solo a Kobane, ma in tutta la Siria e l’Iraq“. Inutile dire che i morti a Kobane sono già centinaia sia tra i curdi della Ypg sia tra i jihadisti, un buon motivo per i turchi per rimanere a guardare ricattando la comunità internazionale e respingendo i curdi del Pkk che cercano di superare il confine per aiutare i loro fratelli a Kobane. Non solo i turchi non intervengono, ma caricano e sparano sui manifestanti, al punto che nelle scorse ore ne sono morti 18 in varie manifestazioni in diverse città turche. La rabbia è molta vedendo questo popolo coraggioso, quello curdo, abbandonato dalla comunità internazionale, utilizzato come una pedina sul tavolo del Risiko, senza alcun rispetto per la loro cultura e per le vite umane. Incredibilmente Ankara ritiene i curdi alla stregua dell’Isis, magari fosse vero dal momento che l’Isis in Turchia ha trovato appoggi logistici e supporto in denaro.Già in passato i curdi erano stati trattati come persone da sacrificare sull’altare della geopolitica, basti pensare che nel 1920 venne promesso loro uno stato indipendente, di cui vennero tracciati anche degli ipotetici confini. Ovviamente però poi Londra e Parigi, come spesso accade, hanno cambiato idea e i curdi vennero beffati. Sembra chiaro che qualcuno ad Ankara ha pensato di utilizzare lo Stato Islamico per i propri fini, peccato che nell’era di internet le immagini dei soldati turchi che assistono inermi mentre i curdi vengono massacrati stanno facendo il giro del mondo e la speranza è che nessuno se ne dimentichi e che la Turchia sia chiamata a rispondere, insieme agli altri, del proprio comportamento inqualificabile.

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