Krugman attacca i bocconiani: "Colpa loro se l'Ue ha puntato sull'austerity"Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Krugman attacca i bocconiani: “Colpa loro se l’Ue ha puntato sull’austerity”

Il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman ha accusato i cosiddetti “ragazzi della Bocconi” di aver aggravato la crisi suggerendo all’Ue di adottare politiche di austerity assolutamente inadeguate e sbagliate. Sulla graticola Alesina e Ardagna che dalla Bocconi sono finiti ad Harvard. 

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Se conoscete qualche bocconiano allora saprete che hanno un’allergia quasi endemica nei confronti di parole come “ideali” e “ideologie”. Alla Bocconi vengono formati i futuri manager del domani, manager che non avranno però il minimo rispetto per visioni diverse dalla loro, l’unica giusta e corretta per interpretare e modellare la realtà. Per i bocconiani, ad esempio, per uscire dalla crisi bisogna tagliare tutto il tagliabile, l’Austerity appunto, una teoria con la quale sono finiti per influenzare le politiche dell’Unione Europea, che ha imposto a diversi paesi tagli indiscriminati alla spesa pubblica, provocando danni sociali devastanti. Ai bocconiani però tutto questo non importa, semplicemente non se ne curano, e vanno avanti per la loro strada non accorgendosi che dopotutto anche la loro altro non è che una ideologia come le altre, anzi forse persino più fanatica. Paul Krugman, economista americano e premio Nobel, da anni porta avanti una battaglia contro l’idea che politiche restrittive possano portare alla fuoriuscita dalla recessione. Questa volta Krugman ha puntato l’indice verso l’università milanese, fucina di economisti come Alberto Alesina e Silvia Ardagna che hanno dato una base teorica completamente errata alla Bce e ai governi europei. Il premio Nobel ha spiegato in modo preciso e strutturato come le politiche di austerity degli ultimi anni abbiano fallito nel modo più netto nel creare crescita e occupazione. Ad aver ispirato l’errore clamoroso dell’austerity è stato un libello del 2009 prodotto da Alesina e Ardagna, nel frattempo migrati ad Harvard. I due economisti della Bocconi in questa opera “mirabile” hanno sostenuto la virtù della “austerità espansiva”, ovvero che la riduzione della spesa pubblica porterebbe sostanzialmente ad un aumento del Pil. Secondo questa teoria la tenuta dei conti aumenterebbe la fiducia degli investitori nell’investire nel Paese sotto austerity, e questo secondo loro porterebbe all’incremento degli investimenti. Niente di più folle e sbagliato dal momento che già in passato economisti come Keynes erano arrivati a sostenere l’esatto contrario e dal momento che negli ultimi tre anni le politiche di austerity hanno solo notevolmente peggiorato la situazione. Il libello dei bocconiani era stato presentato all’Ecofin del 2010, e nello stesso anno era circolato anche nella Bce e nella Commissione Europea, al punto che l’allora presidente della banca centrale, Jean-Claude Trichet,si era affrettato a dichiarare: “l’idea che le misure di austerità possa portare alla stagnazione è scorretta. In queste circostanze, tutto ciò che aiuta ad aumentare la fiducia dei nuclei familiari, delle aziende e degli investitori nella sostenibilità delle finanze pubbliche è un aspetto positivo per la crescita e la creazione dell’occupazione. Credo fermamente che le politiche che ispirino la fiducia aiuteranno e non danneggeranno la ripresa economica, perché la fiducia è il fattore chiave in questo momento“. Due anni dopo l’Europa è in ginocchio, nessuno ha aumentato la fiducia anzi, l’unica certezza è che le cose, probabilmente, peggioreranno. Anzi peggioreranno parallelamente ai tagli perchè la gente, con l’austerity, al posto di aumentare la fiducia piomba nella depressione e nella disperazione. Insomma secondo Krugman la crisi che sta fiaccando Italia, Grecia e Spagna poteva essere affrontata in modo molto diverso. Ma vallo a spiegare  ai bocconiani, che sono contrari alle ideologie solo perchè ne vogliono una unica, la loro.

Gracchus Babeuf

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