Krugman: "La crisi e lo spettro della Seconda Guerra Mondiale"Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Krugman: “La crisi e lo spettro della Seconda Guerra Mondiale”

Il premio Nobel per l’Economia Krugman ha scritto delle prospettive da brivido che secondo lui ci attendono. Secondo l’economista andremmo incontro a una depressione permanente che la gente potrebbe finire tragicamente per accettare come normalità. 

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La crisi sta passando? Non credeteci. Almeno questo è quello che sostiene Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia, che ha scritto di prospettive da brivido per il nostro futuro. “Ho paura che la gente potrebbe finire per accettare una depressione più o meno permanente, potrebbe finire per pensare che è così che vanno le cose; ho paura che dovremo sopportare sofferenze interminabili e innecessarie (….)”, si legge in un’intervista ripresa dal Sole 24 Ore, parole che non hanno bisogno di ulteriori commenti . Ma Krugman qualche giorno fa ha detto ben altro, e questo sì è molto più preoccupante: “In sintesi, c’è un rischio concreto che una cattiva politica soffochi la nostra ripresa, per altro già inadeguata. Ma gli elettori alla fine non esigeranno di più? Ebbene, è proprio a questo riguardo che mi sento particolarmente pessimista.”, ha commentato Krugman in un’intervista riportata dal New York Times, “Si potrebbe pensare che un’economia povera in modo continuativo – un’economia nella quale sono disoccupati milioni di persone che potrebbero e dovrebbero essere proficuamente occupati, e che in molti casi sono senza lavoro da moltissimo tempo – alla fine scateni lo sdegno dell’opinione pubblica. Ma le scienze politiche dispongono ormai di indiscutibili prove relative all’andamento dell’economia e alle elezioni: a contare è il ritmo col quale avviene il cambiamento, non il livello. Mettiamola in questi termini: se durante un anno di elezioni la disoccupazione sale dal 6 al 7 per cento, il presidente in carica quasi certamente ne esce sconfitto. Se invece la disoccupazione resta ferma all’8 per cento per l’intero mandato del presidente in carica, molto probabilmente quest’ultimo o quest’ultima vincerà un nuovo mandato”. Insomma secondo Krugman sarebbe possibile esercitare una pressione politica minima per porre fine alla depressione, e soprattutto quello che spaventa è quello che potrebbe arrivare dopo: “Tuttavia, non posso fare a meno di ricordare che l’ultima volta che ci trovammo in una situazione del genere quel qualcosa fu la Seconda guerra mondiale.

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