Kyenge a Nardò. Un blitz fra i braccianti africani che vuol dire speranzaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Kyenge a Nardò. Un blitz fra i braccianti africani che vuol dire speranza

Nei giorni scorsi il ministro Cecile Kyenge in visita a Nardò, nei luoghi dove ogni anno migliaia di braccianti sfruttati e sottopagati alloggiano in ripari di fortuna per lavorare nei campi. Un fenomeno sempre più grande quello della tratta degli schiavi nelle nostre campagne che si attesterebbe, secondo dati forniti da fonti sindacali, sulle 700mila unità. 

Fonte: Oltremedianews

Senza temere di essere ripetitivi con gli encomi, il personaggio politico della settimana è ancora una volta lei, il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, che nella giornata di ieri ha visitato uno degli epicentri del caporalato italiano, Nardò. Tanto di cappello a questo ministro coraggioso, che in pochi mesi, con le idee, i gesti e le parole, ha fatto più di quanto abbiano fatto altri con i loro respingimenti e le loro pseudo misure anti-immigrati.

Di più, Cecile Kyenge è riuscita dove hanno fallito in molti: stimolare un dibattito sul concetto di cittadinanza, denunciare le condizioni dei detenuti nei Cie, e da ieri, riportare al centro dell’agenda politica il tema della “tratta degli schiavi” che si consuma ogni anno nelle campagne italiane dove vige ancora il sistema del caporalato.

E poco importano le invettive dei leghisti verdi di rabbia, i mugugni di qualche pidiellino, i motivi di sicurezza che avevano messo in dubbio la visita del ministro in quel di Nardò, entroterra leccese, una delle capitali del caporalato italiano. Nella giornata di ieri, Kyenge, si è recata in una breve visita a sorpresa tra le baracche che ospitano la manovalanza immigrata che ogni anno presta le proprie mansioni nei lavori stagionali di campagna con retribuzioni da fame. E’ la tratta degli schiavi in versione 2.0, ma nelle tende e delle baracche diroccate che pullulano di migranti in condizioni igienico-sanitarie da terzo mondo c’è davvero poco di moderno.

Si spostano da un campo all’altro, di zona in zona a seconda della maturazione del raccolto, riesumando le memorie della transumanza che per secoli ha segnato le vite di contadini e pastori di casa nostra. Alloggiano in ripari di fortuna, sono sfruttati, sottopagati, spesso oggetto di una vera e propria tratta in quanto reclutati direttamente in Africa, in altrettanti casi devono sottostare alla prepotenza del caporale e alle vessazioni del “protettore” di turno, vero e proprio tramite tra malavita ed imprenditoria nel punto in cui le due sfere si toccano sino a mescolarsi. Si tratta dell’esercito di migranti (cerca 700mila, recitano alcune fonti) che ogni anno col suo duro lavoro manda letteralmente avanti l’industria agricola italiana, soprattutto quella di alcune aree del meridione, consentendo a pochi di arricchirsi con una manovalanza ridotta quasi in schiavitù.

Le capitali di questo increscioso fenomeno che descrive una delle pagine più nere della nostra storia recente, le conosciamo bene, segnate come sono dagli eventi di cronaca che di tanto in tanto raccontano la rabbia dei nuovi braccianti del III millennio. Sono la provincia di Foggia, Rosarno, e, per l’appunto, Nardò.

E proprio in quest’ultima zona il ministro Kyenge ha voluto recarsi dopo che la località agricola salentina era finita per essere bollata come luogo-simbolo dello sfruttamento in quanto teatro del primo sciopero dei braccianti. Qui, infatti, come in molte altre parti d’Italia, una manovalanza sottopagata viene impiegata ogni anno per la raccolta delle angurie e dei pomodori. Anche quest’anno il problema principale rimane, oltre alla misera paga, la condizione igienica degli alloggi: oggi infatti gli immigrati vivono in una falegnameria dismessa e con pesanti carenze igieniche, per questo oggetto di una ordinanza di sgombero da parte del sindaco. Alcuni dormono anche per terra, all’aria aperta, in modo da trovarsi già sul posto il mattino successivo.

A loro e a molti altri il ministro Cecile Kyenge ha voluto dedicare la visita compiendo un sopralluogo nei posti di maggiore criticità, veri luoghi della vergogna. Una visita molto breve, un blitz a dir la verità, visto che la stessa presenza della titolare del dicastero era rimasta in dubbio sino all’ultimo a causa di problemi di sicurezza superati solo dalla ferma volontà del ministro anche, pare, contro il parere dei funzionari di polizia. “Ripartiamo da Nardò - ha dichiarato il ministro all’Ansa con un appello – Che questo luogo possa essere da esempio a tutta Italia delle buone pratiche di accoglienza e integrazione. La mia è stata una visita lampo, ma da subito metterò a disposizione il mio ufficio, spendendo la mia persona, la mia visibilità perchè si possa ripartire davvero da qui”. “Il passaggio di un ministro – ha poi continuato – è un’opportunità per far luce su situazioni come queste, perchè ci si renda conto della realtà e per tentare poi di creare con tutti, istituzioni, lavoratori, organizzazioni sindacali, un sistema che vada oltre l’emergenza e che possa concretizzarsi in una vera politica di accoglienza, superando le incomprensioni per mettere al primo posto il migrante e dargli delle risposte concrete”.

“Tornerò a Nardò” ha quindi concluso Kyenge, la speranza, sua come di noi tutti, è che per allora la bellissima località diventi davvero “il simbolo dell’Italia migliore”.

Michele Trotta 

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