Kyenge: " Dite che sono nera, non di colore"Tribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Kyenge: ” Dite che sono nera, non di colore”

I media insistono nel coglierne il tratto somatico, forse con più risonanza di quanto una questione del genere dovrebbe ancora avere nel 2013. Il neoministro però non ci sta, e preferisce essere identificata come “nera” e non “di colore”, espressione ipocrita e di complicata interpretazione.

Fonte: Oltremedianews

Il ministro all’Integrazione del neonato governo Letta, Cécile Kyenge, ha risposto giorni fa , nel corso di un’accesa conferenza stampa, a tutti coloro che a seguito della sua nomina si sono lasciati andare a commenti a sfondo razzista. “Sono nera, italo-congolese, appartengo a due paesi e a due culture che sono entrambe dentro di me. Non posso definirmi completamente italiana né completamente congolese, ma è proprio questa l’importanza della diversità”, ha detto Kyenge riferendosi alla sua origine che è stata oggetto di tante esternazioni – ad opera anche di politici del panorama nazionale – discriminanti. Addirittura, subito dopo l’elezione parlamentare l’attuale ministro, è stata vittima di un attacco xenofobo da parte di un esponente leghista modenese, che ha minacciato lei e, più in generale i migranti, su Facebook.

Cécile Kyenge ha poi precisato che occorre fare attenzione al lessico utilizzato per evitare di cadere nel rischio, sempre presente e a volte deliberatamente ricercato, del razzismo. In particolare, utilizzare l’espressione “di colore” è, secondo Kyenge e al contrario di quanto comunemente si pensa, offensivo. Molto meglio usare senza mezzi termini e falsi pudori l’aggettivo “nera”. Già Giuseppe Faso, autore di ” Lessico del Razzismo Democratico”, qualche giorno prima aveva spostato la lente sulla “questione lessicale” : “Paradossalmente come spesso accade nel discorso politico, è proprio chi adotta dispositivi eufemistici, come “di colore”, che ribatte a chi fa notare la discutibilità di questa scelta attribuendogli un presunto richiamo al “politicamente corretto”, messo in caricatura moltiplicando proprio esempi di eufemismi.Trovo da ridire su molte scelte, ma non mi passa per il capo che certe parole siano tabù. Noto solo che molte parole che usiamo dicono più su chi parla che di ciò di cui si parla. “Di colore” è una di queste, e il suo uso in questo caso rivela probabilmente la necessità di cercare di coprire con un eufemismo un atteggiamento discriminatorio, ma di sicuro una unanimità d’accento tra soggetti che si mettono in scena come diversi e lontani;un rituale conforme del discorso politico, il cui effetto può essere solo il conformismo degli assoggettati.”

L’Italia ha una tradizione e una cultura dell’accoglienza, dell’ospitalità verso l’altro”, ha continuato poi il ministro Kyenge riferendosi all’esperienza personale e politica che ha avuto in questi ultimi anni. “Lo stanno dimostrando le attestazioni di solidarietà che mi sono arrivate non solo dalle istituzioni ma soprattutto dai cittadini”, ha detto.Kyenge ha toccato, sempre durante l’incontro di Venerdì 3 Maggio con i giornalisti, anche altre tematiche fondamentali per quanto riguarda il lavoro che l’attende d’ora in avanti nel dicastero dell’Integrazione. In particolare il ministro ha menzionato la questione dei Cie, i centri di detenzione temporanea che andrebbero cambiati, della cittadinanza italiana per i figli dei migranti nati su territorio nazionale e della violenza sulle donne.Questioni diverse, di ordine e di genere, ma che comunque si intersecano con le purtoppo sempre ampie tematiche del razzismo.

Nera la rabbia, nera la stagione, nera la fame, nera la rivoluzione.L’Africa nera è solo a 4 passi di qui.”

  Matteo Muoio

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