L' "altro" 25 aprileTribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
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L’ “altro” 25 aprile

Il 25 aprile è una data significativa anche per un altro paese del Mediterraneo: il Portogallo. Anche il paese lusitano infatti ha avuto la sua “Liberazione”, il 25 aprile del 1974, con la cosiddetta “Rivoluzione dei Garofani” che pose fine alla dittatura fascista di Salazar e al suo “Estado Novo”.

Sembra quasi impossibile da comprendere per chi vive nel XXI secolo ed è nato negli anni Ottanta che nel cuore della democratica Europa solo negli anni ’70 del XX secolo esistevano ancora dei regimi fascisti. Stiamo parlando di Spagna, Grecia e Portogallo, paesi che per diversi motivi sono rimasti sotto il tacco del fascismo diversi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il regime di Antònio de Oliveira Salazar fu particolarmente odioso e pervasivo e soprattutto fu molto longevo dal momento che il golpe con il quale prese il potere avvenne il 28 maggio del 1926 e fu ampiamente ispirato da Mussolini e dal fascismo italiano. Nel 1933 Salazar approvò una Costituzione basata sul corporativismo e sugli ideali del fascismo, la base per un regime che sarebbe poi passato alla storia come “Estado Novo”. Il partito unico, l’equivalente del PNF italiano, era l’Unione Nazionale, partito nazionalista, corporativista e fascista. Se non altro Lisbona almeno riuscì a rimanere neutrale nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e questo consentì al paese una piccola crescita economica negli anni Quaranta. Nel 1949 poi, il Portogallo divenne membro fondatore della Nato, e nonostante fosse apertamente un regime fascista nessuno ebbe niente da ridire a Salazar dal momento che era un acceso anticomunista, e questo bastava per far parte del nuovo ordine mondiale. La libertà non esisteva e le elezioni erano una vera e propria farsa con la polizia segreta lusitana, la PIDE (diventata poi DGS) che divenne tristemente nota per la feroce repressione con la quale colpiva dissidenti veri o presunti.. Non solo, il Portogallo attuava anche uno spietato sfruttamento delle colonie in Africa, vedi Angola e Mozambico, e le forze armate coloniali lusitane si macchiarono di feroci crimini in Africa, anche questi tollerati dall’opinione pubblica in nome dell’anticomunismo. La decolonizzazione portò a una guerra di repressione in Africa, e chiaramente gli Usa in chiave anti-Urss appoggiavano le forze del colonialismo ovunque nel mondo. Ben presto però fu chiaro che il Portogallo era un paese troppo piccolo e debole per mantenere i suoi possedimenti coloniali così anche gli Usa voltarono loro le spalle, preferendo finanziare attivamente gruppi locali in chiave antisovietica. Nel corso della guerra le Nazioni Unite approvarono sanzioni riguardanti il commercio di armi nei confronti del Portogallo. A causa della guerra coloniale e dell’isolamento internazionale Lisbona attraversò poi una dura crisi negli anni Sessanta, ed è in questi anni che il regime si indebolì ponendo le premesse del crollo. Salazar comunque morì rimanendo Duce dell’Impero Portoghese nel 1970, spetterà al suo successore, Marcelo Caetano, vedere la rivoluzione del suo popolo. E infatti negli anni Settanta la situazione economica e sociale del Portogallo divenne esplosiva, con la guerra coloniale che aveva prostrato il Paese e i cittadini, ormai esasperati, che volevano farla finita con il fascismo. In particolare la situazione portò malcontento anche nelle forze armate, soprattutto nei ceti meno abbienti che non venivano più sedotti dalla retorica fascista del regime. Fu in questo contesto che le idee marxiste e di sinistra si fecero strada nell’esercito, soprattutto tra ufficiali subalterni contrari alla guerra coloniale. Costoro crearono un movimento chiamato “Movimento dei Capitani”, che divenne poco dopo il MFA – Movimento das Forças Armadas, un gruppo che si proponeva l’abbattimento dell’Estado Novo di Salazar e Caetano e dell’introduzione del multipartitismo e della democrazia in Portogallo. Ma esisteva anche una corrente di destra all’interno dell’esercito capitanata dal generale Kaùlza de Arriaga, che arrivò persino a tentare un golpe contro Caetano nel dicembre del 1973. Il 25 aprile del 1974 fu il giorno scelto dal MFA per rovesciare l’Estado Novo e Arriaga tentò inutilmente di opporsi con un contro-golpe, che fortunatamente fallì. Da qui la “rivoluzione dei Garofani” che prese il nome dal gesto di una fioraia che il 25 aprile in una piazza di Lisbona prese a regalare fiori ai soldati con l’appoggio della popolazione. I soldati misero i fiori nelle canne dei fucili, e da questo semplice gesto nacque il simbolo della rivoluzione portoghese che era anche un segnale alle truppe governative affinchè non tentassero resistenza. Pochi giorni dopo, il primo maggio del 1974, per la prima volta del 1926 i portoghesi poterono celebrare legalmente la festa dei lavoratori e a Lisbona si contarono almeno un milione di persone affluite da tutto il Paese per celebrare la fine della dittatura.

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