L' egemonia americana e il caos in Medio OrienteTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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L’ egemonia americana e il caos in Medio Oriente

Dal 2011 a oggi abbiamo visto accendersi diversi focolai in Medio Oriente che hanno causato centinaia di migliaia di morti e portato a quella che assume i contorni di una guerra a carattere regionale e potenzialmente globale. Si tratta però di un caos determinato da scelte di politica estera molto precise, per la precisione degli Stati Uniti che vogliono continuare a muoversi in condizione di egemonia  nello scacchiere internazionale. 

Egemonia a tutti i costi. Così si potrebbe riassumere la determinazione con la quale gli Stati Uniti dal 2011 a oggi hanno deciso di entrare in azione per continuare a perseguire in propri interessi geopolitici in tutto il mondo. Con la Cina che ormai si candida a nuova potenza egemonica mondiale evidentemente certi ambienti a stelle e strisce semplicemente non possono accettare un ruolo per gli Stati Uniti di potenza secondaria, da qui la decisione di utilizzare la “finestra” di questi anni di transizione in cui gli Usa sono declinanti economicamente ma prevalenti dal punto di vista militare la Cina in ascesa dal punto di vista economico ma ancora manchevole di qualcosa dal punto di vista militare,  per imprimere cambiamenti sanguinosi al mondo che ritardino in qualche modo il passaggio di testimone globale. Eppure è esattamente quanto successo dato che gli Stati Uniti hanno letteralmente dato fuoco alle polveri, in primis permettendo in modo del tutto inspiegabile allo Stato Islamico di nascere dall’oggi al domani in Iraq, contando sul misterioso ripiegamento dell’esercito iracheno da Mosul e altre città importanti dove nessuno ha provato anche solo a respingere l’avanzata dell’Isis. Ma cosa è l’Is? Basta farsi un giro per Google per vedere che lo stesso leader del Califfato, Al Baghdadi, era un personaggio noto agli Stati Uniti che lo avevano detenuto in Iraq e lo consideravano persino un elemento moderato. Eppure anche di fronte all’evidenza ormai comprovata di un Occidente che ritiene Assad un criminale di guerra peggiore dei jihadisti, e questo è un dato di fatto che da cinque anni l’Occidente continua a destabilizzare con ogni mezzo Damasco, arrivando persino a far finta, per anni, che l’opposizione ad Assad fosse completamente in mano ai jihadisti di Isis e Al-Nusra. Non solo, Wikileaks ha recentemente dimostrato come Hillary Clinton e Google abbiano collaborato sin dal 2012 per destabilizzare ulteriormente il governo siriano, e allora una domanda viene quasi spontanea: Come mai se Assad è un turpe dittatore c’è stato bisogno di destabilizzare con ogni mezzo il suo governo e di permettere che decine di migliaia di jihadisti raggiungessero la Siria per fare la Jihad via Turchia? E soprattutto, come mai lo Stato Islamico, oggi ridotto sostanzialmente al controllo di zone desertiche di Mosul e Raqqa, viene lasciato libero di continuare ad esistere e quindi di continuare a produrre terroristi quando altri paesi molto meno pericolosi sono stati invasi e bombardati senza pietà? (vedi la Libia).

Tribuno del Popolo

 

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