La strage dei migranti e l'orrore che ritornaTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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La strage dei migranti e l’orrore che ritorna

Ancora morti, questa volta in Austria dove oltre 50 migranti sono morti soffocati all’interno di un tir parcheggiato a meno di 40 chilometri da Vienna. Ormai quello dei migranti in Europa si configura come un vero e proprio “olocausto” che avviene di fronte all’insopportabile indifferenza dell’opinione pubblica e dei governi. Dopo meno di un secolo sembra quasi di rivivere un orrore con il quale si pensava di aver fatto i conti per sempre. 

Ancora cinquanta morti, questa volta non nel Mar Mediterraneo ma in Austria, a pochi chilometri da Vienna. Un incubo senza fine quello dei migranti che cercano di fuggire verso l’Europa per cercare una vita migliore, o anche solo per fuggire a un destino di morte e disperazione. Un esodo quotidiano che ci parla di migliaia di morti, sì perchè quelli che compaiono sulle prime pagine dei nostri quotidiani sono solo la punta dell’iceberg, chissà quanti uomini e donne sono morti e muoiono tra deserti, mari e montagne nella rincorsa verso la libertà. Retorica? Difficile dirlo di fronte alle notizie che ci giungono quotidianamente, e il fatto che nelle nostre società ci siano sempre più persone che fanno del cinismo e dell’indifferenza una risposta a tutto questo la dice lunga sul regresso che la nostra società sta subendo negli ultimi anni. E’ sempre più di moda sostenere che anche noi italiani ed europei alla fine stiamo male, dopotutto, e di conseguenza questo ci autorizzerebbe a guardare dall’altra parte mentre i migranti muoiono sotto i nostri occhi.

Tutto sommato non è nulla di diverso da quello che successe con il nazismo, quando milioni di tedeschi sapevano quello che succedeva agli “indesiderati”, ma alla fine scrollavano le spalle, fingendo che la cosa non li riguardasse. Certo, con il nazismo si ravvisava una volontà sterminatrice su matrice razziale che oggi manca, ma anche far finta di niente di fronte alla sofferenza forse rappresenta ugualmente un abominio, ancor più che queste persone si potrebbero aiutare se solo lo si volesse. E invece le nostre anime belle preferiscono far finta di niente, come se queste morti piombassero dall’alto simili a calamità naturali, e il fatto stesso che ci siano forze politiche che rispondano con una sordida indifferenza a queste sofferenza ci indica che l’orrore di oltre settant’anni fa, forse, si trova ancora qui alla finestra. E con il peggiorare delle condizioni economiche ecco che la soglia dell’indignazione si sposta inesorabilmente sempre più in basso, e così a molti sembra quasi “normale e giusto” che un paese europeo come l’Ungheria mandi uomini a cavallo a monitorare le recinzioni al confine per rastrellare i profughi che cercano salvezza entro i confini ungheresi. Ma si sa, il mondo dell’Occidente si indigna più oramai per crolli economici e borsistici piuttosto che per la morte di disperati che contano poco e niente per istituzioni sempre più attente unicamente ai profitti e alla loro tutela.

Gracchus Babeuf

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