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giovedì , 14 dicembre 2017
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La banalità impreziosisce

Prima che la vita ci svezzasse dalla banalità che oggi giudichiamo quasi stupida, eravamo delle semplici. Una volta ridevo di me e di quei tempi, quando la fine dell’adolescenza ti indirizza verso i problemi universali e il tutto successo prima non sembra che una cazzata. Alla luce quasi dei trent’anni riscopro quell’ingenuità come qualcosa di prezioso non di futile. Sì, eravamo semplici. Io lo ero. Ci sono sempre stati i libri, e questa accelerazione di vita che sembra ansia e, invece è la troppa bellezza dell’esistere che riempie e stanca, se capite cosa voglio dire. Prima dei libri, mi bastava il sole, la filosofia era un mondo che c’era lì da qualche parte, la letteratura anche ma non mi condizionava molto…

Perché mi bastava il sole e la panchina di un lungomare. Quando sono uscita da sola a Siderno per la prima volta, Siderno mi sembrava Las Vegas e i pub il Moulin Rouge. Poi ho visto Barcellona e non mi ha emozionata, perché ero troppo grande, e’ stato in gita. Mia mamma piangeva dal finestrino del pullman: per la prima volta andavo da sola all’estero, una settimana e lei sarei mancata terribilmente, io ridevo e fumavo di nascosto, anche oggi lei mi sarebbe mancata, pure solo per un giorno. Non so se mi spiego, è questione di età non di circostanze. Ad ogni modo Barcellona mi è piaciuta ma non mi ha emozionata. Mi ha emozionata molti anni prima la più vicina Sicilia, avevo tredici anni e Messina a due passi, eppure mi sentivo a New Orleans, è questione di età, dicevo e, forse io non ne ho mai avuto una di età, una fissa… Poi un giorno la letteratura mi ha rapita e il sole non mi è più bastato. Questo significava una cosa sola, dovevo andare via, gli scrittori mi aspettavano. E infatti quella notte che alle tre del mattino mi fermavo a Locri per caffettare e poi seguire il nord, pensavo a D’Annunzio non ai dardi del sole, ormai c’erano troppe nubi intorno. E la pioggia nel pineto concludeva la sentenza. Lasciavo LOCRI, terra delle terre, tre volte triste, come tre volte in croce. Lasciavo il sole, lasciavo il mare, i pomeriggi davanti al caminetto, tutte le facce che conoscevo, il mio senso paesaggistico di protezione, l’odore di gelsomino… Lasciavo qualcosa d’altro. Una me che lì e’ rimasta: che cazzo ne sapevo io di certe cose? Sono arrivata qua che non sapevo timbrare un biglietto o rispettare semafori e strisce, però sapevo i sapori, gli odori, sapevo i cieli, sapevo le stagioni, sapevo la tradizione che nessuno mi aveva impartita fuorché la mia stessa terra e, che arrivava dalla Grecia. Che ne sapevo io che avrei sperimentato anche l’odio, la frustrazione… La letteratura, era lei. Un giorno…

Quel giorno in cui il giallo del sole aveva smesso di bastarmi lei era arrivata e mi aveva aperto così tante strade che Pirandello mi ha detto “Ohu, bbedda! Scinditi in centomila o non le potrai mai percorrere tutte!” Così ho fatto, però non mi aveva mai avvertita del fatto che mi sarei persa. La letteratura si è presa più di quanto mi abbia dato e io la ringrazio, sono troppo pesante di mio per rifiutare la leggerezza di qualche zavorra che va via. Che rimanere per contrade. La scrittura mi ha fatto male, perché per lei ho sacrificato quello che ero, la purezza di cose che non possono più tornare perché sono state svelate, ma era quello che avevo e quello che ho potuto dare al mondo. Io lo scrittore so fare. Anche se poi con la convenzione si scende sempre a patti e ho fatto la cameriera, la barista, la commerciale, la Tipa che sforna piadine, la giornalista calcistica, la commessa, la personal shopper e tutte le troiate del marketing, io sono uno scrittore… E mi dovete portare rispetto, non perché mi sento figa ma perché ho creduto in un sogno, e ci credo ancora…e a gente che realizza i propri sogni sacrificando tutto, che si tratti di paninari, avvocati, poeti maledetti, scrittori, puttane o sacerdoti Bisogna portare rispetto. Risacrificherei ogni mia illusione per leggere Pirandello con la fatica dell’uso dei cinque sensi, e lo stupore di quando non ero ancora abituata al dolore e alla stanchezza soddisfacente e meravigliosa della scrittura~letteratura.

Chiara Nirta

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