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venerdì , 28 luglio 2017
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La battaglia del bilancio europeo

L’Unione Europea è pronta, nel bel mezzo della crisi economica, a sostenere gli obiettivi ambiziosi della strategia EU 2020? Per ora sembrano sorgere problemi con lo stop di ieri all’accordo del Consiglio europeo di inizio febbraio.

Plenary session at the European Parliament in Strasbourg

Fonte: Oltremedianews

Il Parlamento Europeo ha votato una mozione della sinistra europarlamentare che chiede di aprire un negoziato sulla spartizione delle varie voci del bilancio 2014-2020 il quale non verrà approvato almeno fino a giugno. Uno stop molto durodato dai due terzi del Parlamento (506 sì, 161 no e 23 astenuti) ai 960 miliardi di euro complessivi per il bilancio 2020.

Critiche che pesano su quell’accordo che dettava la linea del bilancio tra i governi degli stati membri, dominato dalla politica di austerity e di riduzione del bilancio di Gran Bretagna e Germania.

E’ la prima volta che anche la macchina europea fa i conti con i tagli. L’accordo Ue prevedeva un bilancio a 960 miliardi di euro di impegni e di 908,4 miliardi di spese effettive.
Ma ad un cambiamento del genere seguono le contrattazioni dell’europarlamento. Non si chiede di aumentare le cifre dell’accordo ma di introdurre una serie di postille.

Le richieste fatte dai parlamentari europei si possono riassumere in quattro punti:

- Una specifica richiesta della clausola di revisione di mezzo percorso.

- Una clausola di flessibilità che consenta di trasferire i fondi non spesi da un anno all’altro e da una categoria di spesa all’altra.

- La bocciatura netta della divaricazione (proposta dal Consiglio per compiacere la Gran Bretagna) fra impegni e pagamenti, con una differenza di oltre 40 miliardi di euro. Questa differenza, argomenta l’Europarlamento, metterebbe il bilancio in situazione di “deficit programmato2 (fondi stanziati per programmi di spesa che, una volta realizzati, non possono essere interamente pagati) con la conseguenza di trasporre all’anno successivo il debito inevaso dell’anno precedente.

- La sostituzione di una parte dei contributi al bilancio UE con risorse proprie degli Stati membri.

L’elezione di Papa Francesco ha distolto l’attenzione mediatica ma la notizia dello stop di Strasburgo è molto importante per il nostro continente. In pratica il Parlamento Europeo rivendica il proprio potere e richiama le sedi istituzionali dell’Unione Europea a impostare una discussione sull’argomento bilancio 2014-2020. Una critica aperta all’accordo preso tra governi negli scorsi mesi con il prevalere dei due centri di politica più euroscettica in materia di bilancio europeo: Gran Bretagna eGermania. I due paesi, negli ultimi anni, hanno ribadito più volte di non voler aumentare il bilancio europeo, come chiesto dal blocco di stati “mediterranei”, ma addirittura di volerlo tagliare.

Situazione delicata, soprattutto perché l’approvazione di questo bilancio arriverà un anno prima delle elezioni europee, che cambieranno probabilmente molti equilibri interni al Parlamento Europeo. Per il momento le priorità sono: l’imposizione di ripianare il buco del bilancio 2013, revisione del bilancio a medio termine ed eventuale possibilità di ripartizione delle voci, flessibilità tra capitoli di spesa ed esercizi. Il tutto sembra volto alla discussione sulla strategia per la ricerca e sviluppo “Horizon 2020”. Come punto di arrivo o di partenza?

Ad aumentare l’intensità della giornata a Strasburgo, il dramma di Georgios Papastamkos.
Il videpresidente del Parlamento Europeo, nonché membro della commissione agricoltura e sviluppo rurale, ha avuto un grave malore durante la discussione parlamentare di ieri. Da ore andava avanti un processo di discussione e votazione su emendamenti per la riforma della politica agricola, argomento tutt’altro che leggero, molto vicino, anche per incarichi parlamentari, allo stesso Papastamkos. Poco dopo aver chiesto una sospensione “per motivi personali” il parlamentare si è alzato ed è svenuto a terra. È stato trasportato in un ospedale di Strasburgo, dove ha subito un intervento chirurgico per un’emorragia cerebrale.

Nonostante l’inaspettato stop e il malore di Papastamkos Martin Schulz, Presidente dell’assemblea, non si è scomposto e ha dichiarato: “ E’ un giorno molto importante. Nelle democrazie nazionali è normale che i governi presentino progetti di bilancio e che i parlamenti le accettino o meno. Normalmente, anzi, le respingono e si negozia”.

Così al via i negoziati per arrivare a un compromesso che si annuncia fin da ora difficile, per la riluttanza degli Stati membri a riconoscere i nuovi poteri rivendicati dall’Europarlamento.

Veronica Di Benedetto Montaccini

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