La "buona scuola" di Poletti: meno vacanze più lavoro ai mercatiTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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La “buona scuola” di Poletti: meno vacanze più lavoro ai mercati

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti se ne è uscito con una proposta che farà discutere: “Un mese di vacanza va bene, ma non c’è un obbligo di farne tre, senza fare nulla. Magari un mese potrebbe essere passato a fare formazione”. E sostiene che lui manda i figli al mercato a lavorare, un esempio della mentalità che ispira il governo Renzi, per cui il “dover lavorare” viene prima dei diritti, della dignità e della legalità.

Un mese di vacanza va bene, anche uno e mezzo può andare  Ma non c’è un obbligo di farne tre, senza fare nulla. Magari un mese potrebbe essere pas­sato a fare for­ma­zione» ha detto Poletti. «I miei figli d’estate sono sem­pre andati per un mese al magaz­zino gene­rale a spo­stare le casse della frutta. Sono venuti su nor­mali, non sono ragazzi straor­di­nari o spe­ciali“, questo quello che ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso di una iniziativa a Firenze, aggiungendo poi subito dopo: “Non tro­ve­rei niente di strano se un ragazzo lavo­rasse tre o quat­tro ore al giorno per un periodo pre­ciso durante l’estate, anzi­ché stare solo in giro per le strade“. A sentire queste affermazioni verrebbe da chiedersi in che mondo vive Poletti. Innanzitutto non è così facile lavorare ai magazzini generali come i suoi figli, anche lì c’è spesso bisogno di raccomandazioni e semplicemente non ci sarebbe lavoro per tutti, inoltre Poletti dimostra di non sapere nemmeno in che Paese vive dal momento che la stragrande maggioranza dei ragazzi italiani sarebbe ben contenta di poter lavorare, peccato che il lavoro non esiste e quando esiste si tratta di lavoro sfruttato o in “nero”. Dunque Poletti vorrebbe che i giovani si abituassero a lavorare in condizioni precarie, di assenza di sicurezza, magari sottopagati in nero, non c’è che dire sarebbe davvero un buon viatico per una educazione alla “illegalità” e allo “sfruttamento” dal momento che con il JobsAct tanto conclamato è proprio questo il futuro che si sta edificando per i giovani e meno giovani italiani del presente e del futuro. Insomma per Poletti la “formazione” significa andare a fare i muli di fatica, magari addestrandosi al facchinaggio e al lavoro precario. E dire che magari non sarebbe stato male proporre dei corsi informatici o di educazione alla lettura dal momento che la scuola italiana subisce sempre più tagli e molte materie finiranno semplicemente per non essere più insegnate, ma questo a Poletti e soci non interessa dal momento che loro identificano la scuola ormai solo più come un corso professionale di avviamento al lavoro, sempre sottopagato e precario ovviamente. Meglio farli lavorare questi ragazzi insomma, il rischio è che con tre mesi di vacanza finiscano per annoiarsi e magari informarsi e arricchirsi culturalmente, arrivando a capire la truffa del governo Renzi ai danni di disoccupati, precari e giovani. Del resto l’accordo sindacale del 23 luglio sull’Expo che prevede l’impiego di 18.500 lavoratori volontari la dice lunga sul modo di interpretare il lavoro da parte del governo. “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, questo è quanto scrisse Antonio Gramsci, in “L’ordine nuovo”, e sembra essere esattamente quello che Poletti, Renzi e compagnia vorrebbero evitare con tutte le loro forze.

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