La caduta del muro, ovvero il primo "abbaglio" della sinistra occidentaleTribuno del Popolo
domenica , 20 agosto 2017
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La caduta del muro, ovvero il primo “abbaglio” della sinistra occidentale

Quando il Muro è caduto migliaia di intellettuali fino a quel momento convinti #comunisti hanno ritrattato cominciando delle spesso e volentieri contorte  quando non grottesche parabole che li hanno portati a militare dall’altra parte della “barricata”. Un errore storico di proporzioni enormi per la cosiddetta “sinistra occidentale” che abbattendo il muro ha sostanzialmente abbattuto se stessa, perdendo così il senso della propria stessa esistenza.

La caduta del Muro di Berlino è stata spesso e volentieri classificata come uno degli eventi più significativi e importanti del XX secolo. Secondo molti analisti fu con la caduta anche plastica del Muro che si scrisse la parola fine all’Unione Sovietica, ponendo così fine al sistema noto come della “Guerra Fredda”, ovvero un sistema geopolitico bipolare nel quale due superpotenze si affrontavano su scala globale in teatri periferici e con degli schieramenti ben precisi. In tanti, in troppi, hanno reagito all’abbattimento del Muro come se fossero di fronte alla distruzione di quell’ “Impero del Male” che Reagan e gli americani hanno impiegato decenni a screditare: l’Unione Sovietica.

Costoro pur appartenendo virtualmente allo schieramento della cosiddetta sinistra hanno sostanzialmente introiettato il giudizio negativo del comunismo sovietico formulato dagli Stati Uniti che hanno deciso di dichiarare guerra totale al comunismo a partire dal secondo dopoguerra. L’equazione Urss=Male è stata così assunta in modo acritico, diffusa a mezzo stampa da chierici, intellettuali e opinionisti di vario genere che in nome dell’esaltazione della “libertà” hanno individuato nel sistema sovietico la quintessenza del male moderno. Viceversa il capitalismo ha avuto buon gioco con la propria propaganda ad assumersi tutti i pregi e i meriti del sistema comunista, un sistema che ha sostanzialmente copiato nel corso del XX secolo per evitare che le masse lavoratrici europee fossero sedotte dalle sirene del socialismo (diritti di sciopero, assistenza sociale, Welfare State).

Senza Unione Sovietica dunque sarebbe oggi molto difficile parlare di diritti sociali, di diritto di sciopero, di giornata lavorativa di otto ore, del concetto stesso di diritti dei lavoratori, eppure con la caduta del Muro coloro che hanno avversato da sempre le idee socialiste sono riusciti nel capolavoro di far percepire come “il male” alle masse popolari proprio quello stesso sistema che, indirettamente, lavorava per il loro benessere.

A questo punto alcuni di voi potrebbero dire che sarebbe quantomeno inutile nel 2015 continuare a parlare di fatti che sono comunque avvenuti ormai diversi decenni prima, eppure a nostro giudizio il mondo in cui ci troviamo è ancora figlio proprio di quel preciso momento e non è possibile fare come gli struzzi nascondendo la testa sotto la sabbia. Come si può sostenere di voler superare il capitalismo se quando è caduto il Muro di Berlino si pensava che dopotutto l’Occidente rappresentasse comunque un luogo più sicuro rispetto all’Unione Sovietica? Come si può cadere con tale ingenuità nel ricatto morale del sistema capitalistico che sull’altare della libertà ha fatto sacrificare il più grande esperimento di costruzione di una società socialista?

Beninteso la libertà non è una cosa brutta, è una cosa bellissima, tuttavia parlarne senza agganciare il concetto di libertà all’analisi dei rapporti di forza economici e di classe ci sembra un modo per rinunciare a cambiare l’esistente.

Gb

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