La carne rossa e trasformata causa il cancro? Le nuove linee guida OMS e le pseudocrociate alimentariTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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La carne rossa e trasformata causa il cancro? Le nuove linee guida OMS e le pseudocrociate alimentari

Notizia bomba, aka scoperta dell’acqua calda: l’OMS ha rivisto le linee guida e ha inserito la carne lavorata nella categoria 1 e la carne rossa nella categoria 2A della lista delle sostanze cancerogene. 1 indica un cancerogeno con prove concrete di tossicità (aumento del rischio), mentre 2A non hanno dati epidemiologici significativi ma si conosce la cascata di eventi che in teoria potrebbe far insorgere neoplasie. Il giornali sono già in visibilio, a partire dalla ANS(i)A e La Stampa. Ma è tutto così netto come sembra? Ma ancora più importante: me ne dovrei preoccupare?

La risposta è NO. Scendiamo nel merito.

Come ben noto, ci sono sostanze chimiche e fenomeni fisici che possono in determinate condizioni far aumentare il rischio di far insorgerge tumori. Possono essere sia assolutamente naturali che prodotti dall’uomo. Quel “determinate condizioni” dovrebbe farvi drizzare le orecchie. Infatti, se si guarda le linee guida, non si parla tanto di “consumo di carne trasformata” ma di “quantità di carne trasformata consumata in grammi al giorno”. C’è una differenza abissale. Questo vuol dire che la capacità di un determinato agente di indurre malattie non dipende dalla sostanza in sè, ma dalla quantità assorbita e per il tempo di esposizione. Se dovessimo evitare ogni singola sostanza che secondo l’OMS può causare il cancro allora dovremmo completamente smettere di bere caffé, consumare basilico e, udite udite, esporsi al sole! Vi sembra ragionevole vivere senza sole, una notte perenne insomma? È pure lui in categoria 1! Vietiamo il sole? Il sole è necessario alla vita, è fuori discussione. Ma se passi tutto il giorno sotto il sole estivo senza indumenti né protezione per anni, allora in quel caso sì che il sole costituisce un pericolo per la salute, ben più grande della carne trasformata, e si hanno a disposizione numerosi dati epidemiologici a dimostrarlo.

Vi farò un altro esempio eclatante per dimostrare quanto sia fondamentale la dose assorbita.
La vitamina E è, seguendo le linee guida, un noto agente protettivo nei confronti della prostata. Così qualcuno ha pensato “ma se è così efficace nel prevenire, perché non provarla nei pazienti con cancro alla prostata per ridurre il rischio di recidive?”. Così hanno cominciato uno studio clinico in cui a un gruppo veniva esposto a un sovradosaggio di vitamina E e fatto il confronto con il gruppo di controllo che viveva normalmente per vedere se e quanto si sarebbe ridotto il rischio di recidive. Il risultato? Hanno dovuto interromperlo prima di finirlo perchè la vitamina E in quelle condizioni non solo non riduceva il rischio, ma addirittura si è potuto assistere a un drastico e palese aumento delle recidive.

Di fatto non esiste una singola sostanza nota all’uomo che in certe condizioni non possa costituire un pericolo per la salute.

Io ho comunque l'aquolina in bocca a vedere questi bei salami...

Bisognerebbe anche capire il concetto di statistica e di fattore di rischio, visto chei nostri amati giornalisti proprio non lo vogliono capire e continuano a fare terrorismo mediatico. Chissà perché poi… Consideriamo proprio i salami, un tipo di carne lavorata. Se essi costituiscono un fattore di rischio, NON VUOL DIRE CHE CAUSINO QUALCOSA. Vuol dire che se ne assumi un tot per un tot di tempo hai una probabilità maggiore che tu possa avere dopo una malattia. Anche i dati statistici vanno accuratamente interpretati per capirli. Ipotizziamo che il loro consumo aumenti del 100% il fattore di rischio per il tumore al colon-retto (in realtà è molto più basso, del 18%, ma è per semplificare e ingigantire il concetto). Roba da mettersi le mani nei capelli e sequestrare tutta la produzione mondiale d’insaccati. Se consideri però che l’incidenza sulla popolazione di quella malattia è dello 0.03-0.05%, l’aumento di probabilità è pari a un incredibile 0.003-0.005%, pari a un complessivo 0.6-1 per mille, davvero modesto seppur presente. Basandosi sul documento ufficiale, quel 18% di aumento corrisponde a un drammatico 0.0054-0.009% di aumento del rischio pari a una probabilità del 0.35-0.59 per mille. Un aumento statisticamente significativo, certo, ma in termini assoluti davvero piccolo.

Sulla classificazione va anche fatta un’altra osservazione. Nel gruppo 2A c’è anche il famigerato wifi. Fino ad ora

Ma hanno fatto davvero il wifi killer? No, solo un nome commerciale

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nessuno è mai riuscito a dimostrare la tossicità delle onde radio radio wifi da 2.4Ghz, ma è comunque considerato un potenziale cancerogeno. Perché? Ebbene, esse rientrano nelle microonde dello spettro elettromagnetico (prima che andiate in paranoia vi voglio ricordare che l’assolutamente innocua quanto necessaria luce visibile è un tipo di radiazione elettromagnetica). Sono le stesse che permettono al vostro cibo di cuocere nel forno a microonde. Il cibo si cuoce perché le microonde fanno vibrare le molecole d’acqua, urtandosi trasformano gli urti in energia termica e di conseguenza il cibo si scalda. Si suppone che possa avvenire lo stesso con il wifi. Ma ci sono enormi differenze tra un cellulare o un router e un microonde. A partire dalla potenza. Per cuocere del cibo ci va una potenza di 600-1000w per qualche etto di cibo. I vostri dispositivi sono limitati per legge a potenze molto più basse, perlopiù operano ben sotto il watt.

Sono anche pronto a scommettere che nessuno di voi si sieda sopra il router e tenga il cellulare sui testicoli o attaccato alle orecchie tutto il giorno. Sono anche abbastanza certo che voi pesiate molto di più di qualche etto da ben prima della vostra stessa nascita. Visto che però c’è in ballo la vita delle persone e comunque in teoria è possibile, vige il (talvolta paranoide) principio di prudenza, allora si avvisa che in certe condizioni potrebbe costituire un pericolo e si creano delle linee guida e tavolta delle leggi per cercare di minimizzare i rischi fintanto che dei dati reali (e dimostrati veri…) si rendano disponibili. Questa grande enfasi alla prudenza va contestualizzata:nemmeno 100 anni fa non ci si faceva nessun tipo di problema di questo tipo quando una nuova tecnologia si rendeva disponibile, così trovavi in commercio potenti lampade UV per curare la calvizia (???) e i tecnici delle radiografie testavano giornalmente sulla propria mano e senza alcuna protezione il funzionamento delle loro macchine (!!!).

In conclusione, potete continuare a mangiare tranquillamente i vostri adorati salami o altro tipo di carne lavorata, dovete solo limitarne la quantità nel caso siate dei forti consumatori. Lo stesso discorso lo si può fare anche per la carne rossa, non dovete mangiare tutti i giorni una bistecca alla fiorentina da un kilo e due che è oggettivamente troppo ma un quantitativo più consono. Piuttosto che comprare tanta carne di qualità medio-bassa solo per soddisfare una volontà di essere dei carnivori duri e puri, consumate più vegetali e comprate carne di qualità più alta. Alla fine vi costerà uguale, non ve ne pentirete e riuscirete anche a soddisfare le linee guida dell’OMS.

Fonte: No alle Pseudoscienze

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