La Cina e la Russia tendono la mano al Venezuela di MaduroTribuno del Popolo
venerdì , 31 marzo 2017
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La Cina e la Russia tendono la mano al Venezuela di Maduro

Il prezzo del petrolio è sceso di molto mettendo in difficoltà l’economia di molti paesi tra cui il Venezuela, già in una difficile situazione economica e alla ricerca di capitali esteri. Pechino ha deciso di tendere la mano a Nicolas Maduro, in visita in Cina nei giorni scorsi, chiudendo un accordo da oltre venti miliardi di investimenti, peraltro non vincolati ad aggiustamenti strutturali. Ma anche la Russia ha deciso di aiutare il paese del socialismo bolivariano. 

E’ un pò che il prezzo del petrolio è in caduta libera e questo ha ovviamente significato una serie enormi di problemi economici per quei paesi che basano la loro economia proprio sull’esportazione di petrolio e risorse energetiche. Anzi in molti hanno persino suggerito che la caduta dei prezzi petroliferi ed energetici sia una vera e propria manovra contro paesi come Venezuela, Iran e la stessa Russia. Piaccia o no viviamo in una nuova era di conflitto globale con il blocco occidentale che è rimasto più o meno lo stesso e un altro blocco composto dai Brics e da altri paesi come il Venezuela. Caracas ha un peso straordinario dal punto di vista geopolitico per diversi motivi, in primis in quanto il Venezuela possiede enormi giacimenti energetici, secondo perchè il Venezuela si trova al confine con la Colombia, altro paese chiave per gli equilibri geopolitici in America Latina. E infatti gli Stati Uniti le hanno provate tutte per destabilizzare il governo socialista di Maduro, cominciando dall’appoggio indiscriminato alla destra venezuelana e ai tentativi di fomentare rivolte sull’eco di quella del “Maidan” in Ucraina. Maduro però possiede ancora consenso popolare essendo lui l’erede di Chavez e il continuatore della sua politica, ed è riuscito a tenere in piedi il governo nonostante stia attraversando una fase di crisi economica acutissima con un’inflazione alle stelle e difficoltà di ogni genere. Il precipitare dei costi del petrolio poi, ha aggravato la crisi, basti pensare che l’agenzia di rating Moody’s ha declassato il debito sovrano del Venezuela di due livelli a “Caa3″, il più basso assegnato ai paesi non in default. Solo per far capire quanto la crisi abbia colpito il Venezuela basti pensare che le quotazioni del petrolio sono diminuite del 58% dallo scorso giugno, quando il prezzo del greggio costituiva il 95% delle esportazioni del paese sudamericano e delle sue entrate in dollari.

La mano tesa della Cina.

Da qui la decisione di Maduro di guardarsi intorno per cercare una prospettiva verso cui orientare lo sviluppo del proprio paese. Il presidente Nicolas Maduro ha annunciato di aver firmato un accordo con Pechino da circa venti miliardi di dollari di investimenti, una vera e propria bombola di ossigeno per il Venezuela. Al contrario degli aiuti che vengono solitamente concessi da Banca Mondiale o Fondo Monetario Internazionale, sempre vincolati a degli aggiustamenti strutturali cui gli aiuti vengono condizionati, la Cina non chiederà al Venezuela di ridurre le spese pubbliche e rivedere il sistema giudiziario. Maduro quindi non taglierà i sussidi alla popolazione e non interverrà sul cambio del Bolivar Fuerte, avendo però comunque la possibilità di migliorare la situazione economica del Paese. Inoltre questa scelta conferma il rinnovato protagonismo cinese sullo scacchiere globale, con Pechino sempre più pronta a investire e intervenire anche in uno scenario come quello dell’America Latina che è geopoliticamente molto lontano.

L’ombra del Cremlino

Non solo Cina comunque, anche la Russia di Vladimir Putin guarda con interesse al Venezuela, condividendo con Caracas il disappunto per la crisi economica dovuta alla caduta dei prezzi del greggio. Del resto proprio la contrapposizione tra Mosca e Washington ha inevitabilmente guastato i rapporti tra Russia e Occidente, avvicinando il Cremlino alla Cina.  Nicolas Maduro comunque ha incontrato anche Putin e ha firmato un accordo anche con la Russia: Abbiamo concordato di ampliare la partecipazione di società russe in joint ventures per la fascia del fiume Orinoco in Venezuela e altri progetti  questo ci permetterà di aumentare gli investimenti in azioni e l’estrazione di petrolio”, ha ammesso Maduro. La “faglia Orinoco” è il luogo che contiene il più grande deposito mondiale di idrocarburi con riserve che si aggirano intorno ai 260.000 milioni di barili. E’ chiaro che a Washington non prenderanno molto bene che Russia e Cina aiutino l’odiato nemico socialista dell’America Latina e non è da escludersi che nei prossimi mesi tenterà di attuare nuove politiche di destabilizzazione esterna ed interna nei confronti del Venezuela. 

DC

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