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martedì , 23 maggio 2017
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La Cina manda in pensione il Pil

Una grande rivoluzione è in arrivo dalla Cina dove la provincia di Fujian conta di sostituire il Pil con nuovi parametri di misurazione economica che tengano conto anche di povertà e protezione dell’ambiente. La misura è stata voluta dal Partito Comunista Cinese. 

Si è sempre utilizzato il Pil come unico parametro per valutare la ricchezza di un Paese, ma ovviamente questo dato da solo non è in grado di rendere davvero l’idea dello stato di ricchezza e salute di un Paese. Inutile fare i soliti esempi come quello dei paesi africani che hanno dei Pil largamente positivi cui non corrisponde in alcun modo una diffusione della ricchezza. Il Pil infatti è uno strumento estremamente parziale che viene utilizzato per dare pagelle agli Stati, ma solo per convenzione. Esistono infatti altri parametri per misurare la ricchezza di un Paese, e la Cina ha deciso di sperimentarne dei suoi. Oltre 70 città e distretti hanno abbandonato il Pil come suggerito dai vertici del Partito Comunista Cinese alla fine del 2013. Il premier Xi Jinping inoltre a giugno ha reso il concetto ancora più chiaro: “Non possiamo più usare il semplice Pil per decidere chi sono i più bravi”. I nuovi parametri che in Cina verranno utilizzati per parametrare la ricchezza saranno svariati, dall’indice della povertà fino all’attenzione all’ambiente e all’istruzione. Insomma la Cina sembra intraprendere un nuovo percorso, quello dell’abbandono della crescita economica a tutti i costi e dell’inizio della costruzione di una migliore qualità della vita. La provincia di Fujian è una delle prime ad aver adottato questo sistema e pochi giorni fa ha annunciato di procedere alla sostituzione del Pil con indici sull’agricoltura e la protezione dell’ambiente. Prima del Fujian era stata la volta della provincia di Hebei, nodo strategico e distretto siderurgico a nord di Pechino, e qui il nuovo parametro inserito è stato quello della riduzione delle fabbriche altamente inquinanti. Per non parlare del piano del Partito Comunista Cinese contro la povertà, un piano ambizioso che vuole portarla a zero entro il 2020, e del piano della Agricultural University di Hebei che mira a far fruttare il patrimonio cinese rendendolo fruibile ai turisti. In tutta la Cina insomma si è interrotta la ricerca forsennata di profitti e quindi di crescita classica del Pil per privilegiare i settori terziario e primario con servizi, allevamenti e infrastrutture di vario genere mirate soprattutto a ridurre l’inquinamento. Solo a Pechino sono state chiuse nei primi sei mesi dell’anno ben 213 aziende inquinanti, segnale che le autorità fanno sul serio. Insomma la Cina procede verso una nuova fase che andrà valutata nei prossimi anni e che, secondo alcuni analisti, potrebbe portare il Dragone cinese verso un nuovo stadio di sviluppo del socialismo.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/light_seeker/7336341124/”>Viewminder</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>cc</a>

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Un commento

  1. Horacio Parenti

    Los chinos descubrieron el agua caliente. Pero son los ùnicos :-) Los demàs todavia estan con el PIL, un absurdo

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