La Cina non ha fretta...Tribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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La Cina non ha fretta…

Più di quella sul colore del gatto, la frase che meglio sintetizza il programma riformista per la Cina di Deng Xiaoping è certamente “Attraversare il fiume camminando sulle pietre”.

La Cina avrebbe dovuto percorrere un cammino incerto sulla via del libero mercato (un fiume il cui scorrere può essere impetuoso e imprevedibile) cercando di limitare incertezze tenendo ben piantati i piedi su alcune “pietre”, tra le quali la centralità del Partito comunista e la presenza dello Stato in settori strategici. Nessuno stravolgimento rivoluzionario del sistema socio-produttivo cinese, ma un paziente e costante scorrere delle riforme. Al contempo, la rinnovata Cina che si apriva al mondo, non poteva certo essere investita di un ruolo egemone o apertamente revisionista rispetto al sistema internazionale vigente. Anche in questo caso si trattava di riformarlo, senza strappi, per adeguarlo ai legittimi interessi di potenze emergenti: meno unipolare e più collegiale.

Le due linee d’azione erano perfettamente collegate: la Cina che iniziava il suo precorso di riforma, di crescita e di fuoriuscita dal sottosviluppo aveva bisogno di un ambiente internazionale pacifico. Allora come adesso, anche se Pechino ormai non nasconde più la sua volontà di “rivedere” alcuni aspetti del sistema internazionale sorto dopo il secondo conflitto mondiale, giocando con maggiore sicurezza sul fronte della difesa dei propri interessi di potenza emergente, soprattutto in Asia orientale.

Shi Zhihong, vice capo della commissione giuridica della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, in un’interessante intervista al South China Morning Post di questi giorni (1), traccia un interessante collegamento tra il programma di riforme interne delineato dal Partito comunista cinese e la posizione di Pechino riguardo il sistema internazionale. Per entrambi vale il principio della lotta al “caos” e alle posizioni estreme. Se in politica interna, le riforme economiche devono proseguire senza mettere in discussione la guida del Partito comunista (il ruolo decisivo del mercato deve consentire di “avere una torta più grande da spartire più equamente”), in quella estera non si deve “sfidare” il sistema post-bellico, nonostante tutte le imperfezioni, ma puntare ad un suo perfezionamento.

La via da evitare, quindi, è quella della sovversione: “Il sistema internazionale ha problemi, ma dobbiamo perfezionarlo, non sovvertirlo. Anche il sistema socialista che il partito ha costruito ha dei problemi, ma dobbiamo migliorarlo attraverso le riforme”. Nessuna fretta, nessuna marcia impetuosa, ma ancora quel cammino indefesso poggiandosi su alcune certezze…
1 – “Xi Jinping’s drive for reform depends on strong party, says former senior policymaker Shi Zhihong”, South China Morning Post, 31 marzo

Diego Angelo Bertozzi

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