La coerenza della politica estera europea e il suo valore primario: l'ipocrisiaTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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La coerenza della politica estera europea e il suo valore primario: l’ipocrisia

I fatti recenti indicano come, purtroppo, ci sembra che non possa esistere una alternativa a questa Europa a matrice ideologico-neoliberista. Detto in altre parole l’Ue attuale è lo sbocco naturale della politica estera europea, una sorta di riproposizione in forme differenti nel XXI secolo degli schemi del colonialismo e del neocolonialismo dei secoli passati. Cercando di essere ancora più chiari l’anima europea deprivata dell’esperienza “socialista” è esattamente quella che si è sempre schierata dalla “parte sbagliata della Storia”, preferendo fare affari con il Sudafrica razzista di ieri e la Turchia di Erdogan di oggi.

Quanti oggi si dicono sorpresi e financo indignati di fronte al comportamento tenuto dall’Ue in alcuni frangenti drammatici della storia contemporanea forse non conoscono a fondo la storia dell’Europa e di quei paesi europei che sono andati a costituire questa Unione Europea che è divenuta volente o nolente un soggetto politico a tutti gli effetti nel XXI secolo. Chi ben conosce la storia dell’Europa, una storia di colonialismo, imperialismo e guerre mondiali, sa benissimo che i tanto famigerati e conclamati “valori europei” sono in realtà semplicemente lettera morta in quanto gli europei hanno sempre imposto al resto del mondo il proprio volere senza troppi problemi di sorta salvo poi utilizzare questi valori per sancire una superiorità morale rispetto al resto del Mondo. Beninteso anche Marx e il socialismo fanno parte della cultura europea, ma oggi il pensiero socialista non è certo egemone, e infatti negli anni Sessanta e Settanta quando il comunismo affascinava le masse europee sono stati fatti significativi passi avanti tanto nell’ottenimento dei diritti nei singoli stati (welfare), quanto nel rapporto dei paesi europei con il resto del mondo (basti pensare al ruolo di mediazione giocato dall’Italia in Medio Oriente). Bisogna però dire apertamente che l’impronta “socialista” europea è morta, ha perso, e oggi il pensiero neocoloniale predatorio ha ripreso il sopravvento.

Quanti quindi favoleggiano di una Europa del “volemose bene”, dell’accoglienza e del rispetto del diverso e dei valori umani vaneggia sapendo di vaneggiare dal momento che tolta l’esperienza socialista-marxista che cosa resta dei valori europei? Ricordiamo che ancora negli anni Ottanta la “civilissima” Inghilterra per bocca di M. Thatcher definiva Nelson Mandela un terrorista e che tutti i paesi della Nato intrattenevano rapporti più che cordiali oltre che con il Sudafrica dell’Apartheid anche con tutti i regimi fascisti e reazionari del mondo. Non stiamo esagerando, la Nato appoggiò il regime fascista portoghese in Angola per impedire che gli angolani ottenessero l’indipendenza e ovunque i popoli oppressi lottassero per ottenere indipendenza e libertà gli europei e gli americani erano lì a combattere contro di loro.

E questa non è propaganda ma mera analisi della realtà, non furono forse i francesi a fare la guerra in Indocina e in Algeria? Non furono forse i portoghesi a tentare di reprimere nel sangue le rivolte nell’Africa sub-sahariana prolungando l’agonia di quei popoli oppressi grazie al supporto della Nato e degli Usa in chiave anti-Urss? Non furono forse inglesi e francesi a delineare i confini del Medio Oriente che oggi sono divenuti esplosivi? Non furono Londra, Washington e il nuovo establishment europeo unito dall’anticomunismo a cooptare nel “nuovo mondo libero” tutti quegli europei collusi con il nazifascismo riciclandoli appunto nella lotta all’Urss? E ancora, i valori europei tanto conclamati a Bruxelles hanno forse impedito a Parigi, Londra e compagnia di avere ottimi rapporti con la dittatura di estrema destra greca, portoghese e spagnola? Dove sono nella storia esempi di questi valori declinati a parole ma che non hanno mai trovato una reale estrinsecazione nella realtà ? I francesi solo per fare un esempio continuano a intervenire in Africa francofona e ovunque nel Terzo Mondo ci sia qualche movimento che per qualche motivo rialza la testa ad esempio cominciando a parlare di annullamento del debito coloniale, ecco che viene eliminato: vedi Shankara di Burkina Faso. E non è stata sempre l’Europa (ovviamente assieme ai patrones americani)  a uccidere Gheddafi trasformando la Libia dal paese più ricco dell’Africa in un inferno?

E alla luce di quello che l’Europa ha già fatto e fa, alla luce di un imperialismo che si rinnova senza mutare cambiando solo nome in “neocolonialismo”, può forse sorprendere l’inazione di Bruxelles nei confronti dei migranti e del loro martirio? Può forse realmente importare a chi ha appoggiato gruppi neonazisti in Ucraina per fare gli interessi Usa e Nato che in Siria e in Libia ci siano tagliagole che uccidono e distruggono probabilmente appoggiati e coperti da qualcuno che si trova proprio in giacca e cravatta tra Strasburgo, Ginevra, Londra e Parigi? Ecco quindi che emerge il vero valore dell’Occidente spurgato della critica di sè, ovvero del marxismo, stiamo parlando dell’ipocrisia, di quel doppiopesismo che è insito anche nella cultura politica americana, di quel pregiudizio occidentecentrico che crede che l’uomo bianco, ed europeo, abbia una sorta di preminenza nei confronti degli altri, e sia quindi autorizzato a fare i propri interessi.

Certo, bisogna ammettere che la cultura europea è anche l’unica che è stata in grado di elaborare una critica serrata a se stessa, basti pensare all’illumismo, alla Rivoluzione Francese e al progressismo che nel corso dei decenni è gemmato, unendosi al pensiero di Marx, creando le premesse per la Rivoluzione d’Ottobre. Con la morte dell’Urss però, passateci questa forzatura “semplificante” è anche morto l’illumismo. E questo strictu sensu in quanto con la morte di una realtà statuale e politica che nel bene e nel male si faceva portatrice di determinati valori, tali valori sono stati magari indirettamente abbandonati. Oggi infatti non assistiamo di nuovo alla vittoria dell’irrazionale, non assistiamo a una visione sempre più feudale dell’economia dove pochi “illuminati” aumentano i profitti mentre la maggior parte dei cittadini viene abbandonata in una guerra tra poveri che non può che far regredire la società di secoli? Sta imponendosi un nuovo individualismo elitario che si serve di ogni mezzo per eliminare i diritti sociali, il vero e unico pericolo per un sistema economico e sociale costruito per mantenere il privilegio di pochi e uccidere ogni possibilità di riscatto di molti.

E forse sono degli stolti coloro che pensarono di cambiare il corso della storia perchè forse è esattamente questo l’esito naturale della cultura europeo-capitalistica di matrice anglosassone, che poi è il pensiero dominante che ha soffocato tutti gli altri. Se fino agli anni Ottanta infatti c’era una competizione in Europa, con una forte tradizione socialista almeno in Italia e in Francia, con la caduta del Muro e la caduta del socialismo reale il neoliberismo anglosassone è divenuto l’unico paradigma mondiale. Del resto anche negli anni della Seconda Guerra Mondiale in troppi fingono di non vedere che il nazismo non arrivò dall’oggi al domani ma era fortemente radicato nella cultura europea, non a caso non furono solamente i tedeschi a farsi sedurre da Hitler.

In troppi dimenticano il collaborazionismo di massa dell’Europa con solo Londra che si opponeva a Berlino ma non certo in nome dei diritti umani dato che gli inglesi ai tempi dall’India fino all’Africa continuavano a tenere mezzo mondo sotto il tacco del colonialismo. Gli unici che nel XX secolo abbiano mai messo in discussione il sistema eurocentrico sono stati i marxisti, i comunisti, i socialisti, gli stessi contro cui, in fondo, è stata combattuta la Seconda Guerra Mondiale. Dunque nessuna degenerazione dell’Europa, ma solo un disvelamento della sua vera natura e la conferma che tale sistema non può autocorreggersi in quanto prevede esattamente la concentrazione del reddito nelle mani di pochi, l’impoverimento di molti, guerre di predazione, guerre civili e instabilità. L’unico modo elaborato per evitare le barbarie del capitalismo neoliberista è ancora lo stesso di un secolo fa: il Socialismo inteso come apice della cultura europea, come l’evoluzione della cultura europea che però non riesce e non è riuscito a soffocare “il respiro della bestia”.

L’Europa e il mondo di oggi hanno definitivamente sancito il fallimento del riformismo e della socialdemocrazia che, se non fossero stati supportati dall’esistenza dell’Unione Sovietica non avrebbero mai conseguito probabilmente alcun risultato. Senza egemonia non si può cambiare un sistema politico e l’egemonia è ancora saldamente in quelle stesse mani che hanno giovato del colonialismo, del nazismo, del fascismo, della guerra, del neocolonialismo e dulcis in fundo della globalizzazione senza regole. L’Europa di Altiero Spinelli, dei valori e dei diritti umani, è un’Europa di carta, un’Europa che esiste solamente nei libri e nei sogni di personaggi che però non hanno mai voluto fare i conti in maniera machiavellica con i rapporti di forza e con il concetto di egemonia. Così sono divenuti l’ariete per sfondare i pregiudizi dei benpensanti che si sono illusi che l’Europa potesse porre fine ai conflitti che hanno insanguinato il Vecchio Continente per secoli. E tutto questo per cosa? per generare una “generazione Erasmus” e poco altro, mentre gli amici della democratica Europa sono quelli di sempre: da Riad fino ad Erdogan passando per i regimi di destra di tutto il mondo.

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@Dc

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