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sabato , 25 marzo 2017
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La Corea e quei massacri dimenticati

La recente crisi tra le due Coree, fornisce l’occasione di ricordare quanto successe tra il 1950 e il 1953. Le violenze non furono commesse solamente dalla Corea del Nord, e circa 200.000 persone sono state giustiziate dal governo di Seoul. Un passato che si preferisce rimuovere per diversi motivi.

Quando si parla di penisola coreana quasi automaticamente si associano alla Corea del Nord violenze, esecuzioni e sospensioni della libertà. In pochi sanno però che anche la Corea del Sud, oggi considerata democratica e docilmente filo-occidentale, tra il 1950 e il 1953 si è macchiata di crimini indicibili. Si parla di qualcosa come 200.000 vittime dovute ad esecuzioni di massa, quasi tutti prigionieri politici sospettati di simpatizzare con le idee di sinistra. E dato che nel 1950 era scoppiata una guerra sanguinosa tra Corea del Nord e Cina, comunisti, e Corea del Sud e Stati Uniti, capitalisti, ben presto avere idee di sinistra rappresentò un vero e proprio problema in Corea del Sud.

seoul

La questione è stata studiata a fondo da uno storico,  Kim Dong-choon, membro di una commissione governativa che studia l’episodio dal 2006. Lo storico ha dimostrato come tali massacri hanno rappresentato “il capitolo più tragico e più brutale della guerra di Corea”. Insomma, ai  tempi della guerra civile Seoul aveva ordinato dei veri e propri omicidi di massa per evitare che elementi locali del Sud finissero per appoggiare i comunisti del Nord. Ciò che sconcerta è che tali esecuzioni vennero organizzate e realizzate nel giro di pochissime settimane, e poi tenute nascoste per oltre cinquant’anni. Alan Winnington, giornalista comunista che seguiva l’avanzata dell’Esercito Popolare della Corea del (Nord) (Nkpa) per il goirnale London Dail, spiegò ai tempi che nella sola località di Daejon, nel luglio 1950, furono trovati ben 7.000 corpi, tutti uomini giustiziati dai soldati della Corea del Sud. Il giornalista venne diffamato per aver divulgato la notizia, e il Parlamento inglese prese in considerazione persino di condannarlo per sedizione.

Insomma, anche nella “democratica” Corea del Sud si sono consumati crimini terribili, e a Seoul avere idee diverse dal seminato ha rappresentato e per certi versi rappresenta ancora un problema.

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