La costruzione della Raziocrazia parte ITribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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La costruzione della Raziocrazia parte I

 

Termini come “democrazia”, “aristocrazia” e “burocrazia” sono ormai ampiamente sdoganati e spesso e volentieri come nel caso della democrazia sono anche state distorti nel loro significato. Che sia il caso di teorizzare un nuovo concetto, quello di “raziocrazia”? 

Prendiamo il vocabolario e individuiamo il significato della parola ragioneFacoltà, propria dell’uomo, di pensare, di collegare fra loro concetti e idee secondo rapporti logici, e poi ancora: Causa oggettiva di qualcosa.

Pensiamolo ora in abbinamento della parola Kratòs, ovvero la personificazione della Potenza nella mitologia greca. Ne verrebbe fuori una parola composita: la Raziocrazia, intesa quindi come l’imperio della ragione. Proviamo ora a immaginare questo “impero della ragione” applicato alla politica e alla gestione di un paese o di una società, e di conseguenza proveremo a delinearne le caratteristiche. Se la ragione è quindi la capacità umana di collegare tra di loro concetti e idee secondo rapporti logici se ne desumerà che applicando la dittatura della ragione nella sfera della politica si prenderanno inevitabilmente le decisioni scientificamente considerate giuste per il “bene” della società. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che il concetto stesso di “bene” è aleatorio, ma noi obiettiamo che applicando il criterio della “ragione” non si potrà mai perseguire il “male” in quanto collegando tra di loro le cose secondo rapporti logici si aderirà sempre di più alla realtà piuttosto che allontanarsene. Lungi da noi aprire un dibattito filosofico sull’argomento, anche perchè sicuramente altri saranno più preparati e ferrati di noi sull’argomento, tuttavia il concetto di “ragione” va declinato a nostro giudizio collegandolo al filone derivante dal positivismo e quindi dal marxismo.

Applicare la ragione alle scienze umane significa sostanzialmente organizzare la società in modo da favorire il progresso della totalità dei suoi cittadini e non solo di una parte di essa. Il motivo è ancora una volta dimostrabile attraverso la ragione, e quindi che è sicuramente meglio per il progresso umano mettere tanti in condizione di migliorare l’umanità piuttosto che pochi. Tradotto in soldoni la redistribuzione economica e la socializzazione dei mezzi di produzione sono un fine a cui si può arrivare con la semplice ragione. Se ad esempio il fine dello stare insieme è migliorare la vita di ciascuno, ecco che tutti staranno meglio con il progredire delle condizioni di ciascuno. Al contrario se le condizioni di alcuni miglioreranno e quelle di altri, per inciso della maggioranza delle persone, peggioreranno, sicuramente l’umanità andrà incontro a una involuzione e non a una evoluzione.

Dato che una classe di ottimati o di aristocratici esiste ed è sempre esistita, tutti converranno nel riconoscere che rappresenti una parte minoritaria e non maggioritaria dell’umanità. Il sistema economico capitalistico attuale premia queste persone, e sostenere che per “ragione” sia meglio costruire una società che procede per il progresso di pochi e il regresso di molti rappresenta un Non-senso. A meno di sostenere che per motivi  metafisico/fideistici un gruppo umano valga più di altri, ma in questo caso si tratta dell’esatto opposto della ragione che dimostra in modo scientifico come tutti gli uomini siano assolutamente uguali e dotati di pari capacità. Sarebbe quindi da auspicare un passaggio dall’attuale “democrazia” (più simile a una artistocrazia per la verità) a una raziocrazia, intesa appunto come un sistema politico/economico che scientificamente stabilisca le mosse da compiere per il progresso della maggioranza, perchè solamente se la maggioranza degli esseri umani trarrà dei giovamenti si potrà realmente parlare di progresso. Pensare che concetti arbitrari e artificiali come la “razza” e la “nazione” prevalgano sull’interesse dell’umanità rappresenta l’esatto opposto della ragione. Per quale motivo infatti si dovrebbe concedere a un gruppo di persone di dominare sulle altre se il fine di queste persone non è altro che preservare lo status quo sociale che permette loro di sedersi sul vertice della piramide?

Da qui il passo successivo, ovvero la dimostrazione che una raziocrazia non può che assumere i connotati di una società socialista in quando solo il socialismo (e il comunismo) sono riusciti a teorizzare nella prassi un superamento della società attuale verso la costruzione di una nuova società che liberi, letteralmente, gli uomini dalle catene del servaggio a cui sono avvinti da una minoranza di ottimati. Non casualmente proprio il comunismo è stato osteggiato in tutti i modi proprio da coloro che hanno accumulato ricchezze tali da ritenere contrario al proprio interesse razionalizzare la cosa pubblica.

@Gracchus Babeuf 

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