La crescita dell’estrema destra e la fine del mito svedeseTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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La crescita dell’estrema destra e la fine del mito svedese

Anche se ormai da tempo non corrisponde più alla realtà, per molti italiani l’immagine della Svezia è legata al mito di paese tollerante e solidale, con uno stato sociale avanzato e accogliente verso gli immigrati. Il famoso modello svedese che i socialdemocratici di tutto il mondo indicano come obiettivo.

La cultura popolare, da Stiegg Larsson a Henning Mankell, ci aveva avvertito che la Svezia non corrispondeva più a questo mito e che qualcosa di nero stava crescendo al suo interno. Sarebbe bastata un’osservazione più attenta per vedere i tanti mutamenti di questo paese oltre il mito. Con le elezioni di quest’anno, se non fossero bastate quelle del 2006 e del 2010, questo mito va in frantumi in maniera evidente e clamorosa.

Il social-liberismo trionfa anche in Svezia

Ha davvero dell’incredibile come questa visione mitica della Svezia abbia potuto resistere così a lungo. Il suo crollo infatti è cominciato molti anni fa, quando negli anni ‘70 il Partito Socialdemocratico è prima sceso sotto il 50% ed ha poi perso la guida del governo per la prima volta dopo 40 anni. Il ritorno al governo con Olof Palme negli anni ‘80 non ha permesso di invertire la tendenza, ha solo frenato la caduta. Il vento del liberismo soffiava anche in Svezia, e dopo la morte tragica del segretario socialdemocratico, anche qui le idee di Milton Friedman divennero prevalenti. Dopo la crisi valutaria del 1993-1994 (in cui per difendersi dalla speculazione la Banca Centrale Svedese portò per pochi giorni i tassi al 300%) i conservatori (o come vengono ancora chiamati in Svezia, i partiti borghesi) tornarono al potere interrompendo ancora il lungo governo socialdemocratico. E ancora nel 2006 vincono i partiti borghesi, dopo quattro anni di gestione socialdemocratica della crisi nata dalle dotcom e dal 11 settembre. Il vero shock arriva nel 2010 quando per la prima volta nella storia, i conservatori vincono per due volte di seguito le elezioni. Ogni volta il voto della socialdemocrazia è calato: dal 50% raggiunto negli anni’60 sono scesi al 45% negli anni ‘70-80, al 40% negli anni ‘90 giù fino al 35% dell’ultimo decennio.

Cosa è accaduto al modello socialdemocratico svedese?

La socialdemocrazia svedese è migliore delle altre?

La Svezia, osservata dall’Italia, resta uno stato con uno standard di vita molto avanzato. Ma questo confronto è errato e fuorviante. Per capire come e perché la Svezia è cambiata è necessario confrontarla con sé stessa e il suo passato.

La Svezia ha toccato il punto più avanzato negli anni ‘70 con la proposta del sindacato conosciuta come “piano Maidner”, frutto del clima conflittuale di quel decennio, che prevedeva il graduale passaggio di proprietà delle grandi imprese nelle mani dei sindacati e dei lavoratori, attraverso la gestione dei fondi pensionistici. Al contempo questa proposta sostenuta dalla forza del sindacato, aprì la prima contraddizione nel compromesso socialdemocratico, poiché metteva in discussione la proprietà delle grandi imprese. La socialdemocrazia non fu mai entusiasta di questa proposta e lo stesso Palme cercò di limitarla quanto più possibile, tanto che una volta tornato al governo non la applicò. Da lì il cambiamento è stato continuo. L’obiettivo del pieno impiego è stato sostituito con quello di impiego di equilibrio che lascia la porta aperta alla disoccupazione. Il livello di tassazione è stato abbassato, insieme ai molti servizi. Così come sono stati privatizzate società che una volta erano statali. E, come negli altri paesi, si è passati dal welfare state al workfare state, cioè da uno stato sociale costruito attorno al lavoratore con l’obiettivo di ridurre le ineguaglianze e favorire l’occupazione, verso un modello orientato al lavoro che rimuove questi obiettivi.

Per limitarci all’ultimo decennio, un esempio di come i socialdemocratici abbiano sposato l’ideologia neoliberista la si può trovare nel loro ultimo governo. Nonostante la forte crisi che si è creata dopo il marzo 2000, il governo socialdemocratico ha deciso di implementare volontariamente una politica di pareggio di bilancio, per arrivare alla follia, a fine mandato, di un surplus di bilancio: il governo rinunciava a spendere una parte delle tasse chieste agli svedesi, arrivando nel 2006 a un surplus del 2,2% sul Pil. Questo “brillante” risultato è stato raggiunto grazie alla riduzione dello stato sociale e a una sua progressiva privatizzazione. Così nel 2006 gli svedesi decisero di votare per il Partito Moderato, che si era astutamente presentato come il partito dei lavoratori e in difesa del modello svedese.

La Svezia fuori dal mito: disuguaglianza, disoccupazione, povertà

La Svezia è effettivamente ancora un modello per la socialdemocrazia: qui come altrove sono state applicate le politiche di austerità e le privatizzazioni. E come altrove i risultati sono stati la disuguaglianza crescente, la disoccupazione e la povertà in aumento.

Le statistiche mostrano questa realtà oltre il mito. L’indice di Gini, che misura il livello di disuguaglianza (0 come uguaglianza assoluta e 1 come massima concentrazione dei redditi) è aumentato dallo 0.19 degli anni ‘70 allo 0.28 del 2012. Il 10% più ricco della popolazione aveva un reddito che era 2.5 volte quello del 10% più povero nel 1983, mentre oggi è di 3.4 volte. I lavoratori poveri sono cresciuti dal 10% del ‘83 al 16% del 2012. Il tasso di povertà dopo l’intervento statale passa dal 3% del 1983 al 10% odierno, segno di politiche pubbliche sempre più inefficaci (dati Oecd).

Ma più delle statistiche sono state le cronache a parlarci della fine del mito. Le periferie di Stoccolma, di Goteborg e di Malmo si sono incendiate al pari di quelle di Parigi, di Londra e di Atene. Insieme alle vetrine è andato in frantumi il mito svedese e la promessa sempre più lontana dalla realtà di una società egalitaria. In maniera non differente dagli altri paesi, anche la Svezia ha un tasso di disoccupazione giovanile doppio di quello medio. E anche qui, se sei giovane e con origini straniere, il tasso di disoccupazione raddoppia ulteriormente.

Un esempio della fine di questo mito e delle sue cause è nel sistema scolastico svedese, riformato da socialdemocratici e conservatori secondo la logica liberista della libertà di scelta e sull’alleanza tra pubblico e privato. Hanno cominciato i socialdemocratici decentralizzando il sistema educativo prima e concedendo poi la possibilità di aprire scuole indipendenti. Poi si è continuato con il concedere finanziamenti pubblici uguali al pubblico e al privato, in base al numero di alunni e concedendo sconti fiscali per le rette scolastiche. Tutte riforme condivise e supportate dai socialdemocratici, dai conservatori, dai verdi e dalla confindustria locale, oltre che dalle varie religioni che per prime si sono lanciate nell’apertura di nuove scuole. Il risultato è una Svezia che nel 2013 risulta sotto la media Ocse nell’indagine Pisa per valutare la preparazione degli studenti europei. E una maggiore segregazione come logica conseguenza della libertà di scelta: i ricchi vanno nelle scuole private dei ricchi, i poveri vanno nelle scuole pubbliche di periferia sempre più prive di finanziamenti.

Le elezioni del 2014

Appare davvero strano quindi lo stupore per i risultati delle elezioni di quest’anno: sono la logica conseguenza delle scelte fatte negli ultimi decenni. Analizziamo i dati complessivi e dei singoli partiti.

Il sistema elettorale svedese è proporzionale, con uno sbarramento al 4% nazionale, che può essere aggirato se si ottiene il 12% in una circoscrizione. Dei 349 seggi, 310 vengono assegnati proporzionalmente su liste provinciali, mentre 39 vengono assegnati dall’Istituto di Matematica Svedese per fare in modo che la rappresentazione dei partiti in Parlamento rappresenti realmente la percentuale di voti ottenuti.

Al contrario del trend generale, il numero di svedesi che si è recato al voto è maggiore rispetto a quello di 4 anni fa (85,81% con uno 1,24% in più, pari a 261’000 elettori in più) ed estremamente superiore rispetto a quello delle europee di qualche mese fa, quando votò solo il 51% degli elettori.

Partito Socialdemocratico

I socialdemocratici restano il primo partito e guadagnano lo 0,35% dei voti (+100’000 voti) arrivando al 31,01%. Riescono così ad ottenere un seggio in più al Parlamento(131 seggi). Come si vede, queste cifre sono ben lontane dai risultati della socialdemocrazia svedese degli anni passati. Il prossimo governo socialdemocratico sarà quello che ha ottenuto il peggiore risultato da circa un secolo.

In generale si può descrivere la campagna del Sd come molto moderata. Da una parte ha criticato le politiche dei governi borghesi, ma dall’altra le ha fondamentalmente accettate. Due esempi su tutti. La tassazione sui redditi è stata ridotta negli anni e non è più ai livelli di qualche decennio fa. I socialdemocratici, pur criticando questa diminuzione, hanno sostenuto che ormai questo livello è stato acquisito dalla popolazione e non lo si può riportare ai livelli precedenti. O ancora sulla scuola: propongono di aumentare significativamente i fondi, ma senza mettere in discussione il sistema pubblico privato che, come abbiamo visto, ha creato molti danni. In generale sembrano chiedere una sussidiarietà tra lo Stato e il “privato sociale” no profit.

Dopo il disastro delle due sconfitte consecutive sembra inoltre che il sindacato svedese abbia voluto prendere il controllo diretto del partito. Il candidato alla presidenza infatti viene dalle file del sindacato dei metalmeccanici, con un passato quindi diverso da quelli dei precedenti candidati e segretari che venivano da un percorso esclusivamente politico o di lavori intellettuali.

La distribuzione del voto resta quella tradizionale: molto forte nel nord, dove sfiora il 50% dei voti e a diminuire progressivamente verso sud. Le grandi città sono diventate da anni ostili ai socialdemocratici: Stoccolma, Malmo e Goteborg vedono i voti diminuire di un terzo, e se non si tiene conto della provincia il risultato è ancora peggio.

A differenza di 4 anni fa, i socialdemocratici hanno scelto di non formare una coalizione con i Verdi e con il Partito di Sinistra, lasciando la porta aperta a tutte le soluzioni successive.

Verdi

L’alleato abituale dei socialdemocratici sono i Verdi. Da un punto di vista politico i punti di maggiore divisione sono sul nucleare, con i socialdemocratici a favore del mantenimento e i verdi contrari. In campo economico e sociale i Verdi hanno un punto di vista liberale con forti accenti laici. Fino a qualche anno fa avevano avversato l’Unione Europea e ne chiedevano l’uscita, mentre ultimamente hanno rimosso questo dal loro statuto in favore di una più vaga richiesta che le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini.

Rispetto alle elezioni del 2010 (quando avevano presentato un programma comune con Sd e Sinistra) i Verdi perdono 8’000 voti e lo 0,45% arrivando al 6,89%. La diminuzione è impressionante rispetto alle elezioni europee di maggio : i Verdi perdono 164’000 voti (-8,6%).

I voti dei Verdi si concentrano nelle grandi città del Sud della Svezia, nei centri città e non nelle periferie: 9,7% a Goteborg, 8.6% a Malmo, 11.1% a Stoccolma.

A causa di questo risultato i Verdi mantengono lo stesso numero di parlamentari. Sommando i loro voti (e i loro parlamentari), la coalizione rosso verde non raggiunge la maggioranza: Sd e Verdi arrivano solo a 138 parlamentari contro i 175 necessari.

Alleanza per la Svezia (conservatori)

La caduta più fragorosa è quella dell’Alleanza per la Svezia, formata dai 4 partiti di governo. In 4 anni hanno perso 600’000 voti, attestandosi ora a 2’300’000, pari al 39,3% (-10% rispetto al 2010).

Tutti i partiti della coalizione perdono voti e seggi : meno 23 seggi per il Partito Moderato (il principale partito della coalizione e quello che ha espresso il presidente del consiglio da 8 anni), meno uno per il Partito di Centro (erede degli agrari, forte nel nord e nelle aree rurali), meno 3 per i Democratici Cristiani e meno 5 per i Liberali.

Sono risultati pesanti per una coalizione che ha guidato la Svezia dal 2006. Il governo Reinfeldt negli anni si è caratterizzato per la riduzione delle imposte e una corrispettiva riduzione dei servizi, orientando lo stato sociale verso le privatizzazioni e battendosi contro la fine dell’assistenzialismo che avrebbe minato la produttività della Svezia. Il leit motiv delle ultime tre campagne elettorali è stato sempre lo stesso: che l’Alleanza e i Moderati in particolare erano il nuovo partito dei lavoratori, e che questi avrebbero mantenuto il sistema sociale svedese invece di smantellarlo.

Dopo 8 anni questa favola è andata in frantumi. Le tasse sui redditi più alti, così come sulle imprese sono ben lontani dai livelli di qualche decennio fa, così come le prestazioni sociali sono diminuite in quantità e qualità.

A questo si aggiunge una rincorsa verso i Democratici Svedesi, per cercare di sottrarre loro dei voti e perché il governo dell’Alleanza era un governo di minoranza che necessitava dell’appoggio esterno (a volte anche dei Verdi).

Il Partito della Sinistra

Il Partito della Sinistra (Vänsterpartiet) erede del Partito comunista svedese ha ottenuto lo stesso risultato di 4 anni fa (+0,1% uguale a 22’000 voti in più) attestandosi al 5,7%. Guadagna quindi 2 seggi (21 in totale).

La politica del Partito di Sinistra è cambiata nel corso degli ultimi 10 anni. All’inizio degli anni 2000 la sinistra aveva avuto un forte calo a causa dell’appoggio esterno ai governi socialdemocratici e ancora alle ultime elezioni quando, in coalizione con i socialdemocratici e i verdi, aveva dovuto rinunciare a molti dei punti forti. Questa volta il Partito della Sinistra si è presentato da solo, non escludendo un possibile appoggio a un governo socialdemocratico che però invertisse le politiche degli ultimi governi.

Il Vansterperteit in particolare continua a chiedere la ripubblicizzazione delle imprese privatizzate, un ampliamento dello stato sociale e maggiore impegno per scuola e sanità. Le posizioni contrarie all’Unione Europea e all’Euro continuano ad essere presenti nello statuto, rendendo questo partito incompatibile con la Sinistra Europea. A questo si aggiunge la richiesta della fine della collaborazione sotto qualsiasi forma della Svezia con la Nato: la Svezia, seguendo la propria storica neutralità non fa parte dell’alleanza, ma di fatto, come ha rivelato Wikileaks e come dimostrano le sempre più frequenti esercitazioni congiunte, di fatto collabora strettamente con essa. Inoltre sul piano internazionale chiede di tornare a una vera neutralità, a partire dall’Ucraina, dove invece i diplomatici svedesi così come alcuni ministri, hanno sostenuto il colpo di stato di Piazza Maidan, dove sono intervenuti per incitare la folla. Sul piano interno chiede un ritorno al modello svedese di stato sociale e di direzione dell’economia, un ritorno all’impegno per il pieno impiego, la riduzione delle diseguaglianze e un maggiore potere dei lavoratori all’interno delle imprese, posizioni che attirano l’interesse sia della sinistra della socialdemocrazia e del sindacato.

Il Partito Comunista Svedese, rifondato nel 1995, si è presentato alle elezioni ottenendo lo 0,01% (558 voti, 183 in più rispetto al 2010).

In concorrenza con il Vänsterpartiet si era presentato anche il Partito Femminista, fondato negli anni ‘90 dall’ex segretaria del Partito della Sinistra e che aveva ricevuto molte attenzioni dai media. Il Partito Femminista aveva ottenuto un buon risultato alle elezioni europee, dove aveva ottenuto il 5,4% ed aveva eletto per la prima volta un parlamentare. Questo si è aggiunto al gruppo socialista. In queste elezioni però si è fermato al 3,1%, non riuscendo ad eleggere alcun parlamentare. Questo è stato un grosso contraccolpo per i socialdemocratici che sognavano una coalizione con Verdi e Femministe che tagliasse fuori la Sinistra e non avesse bisogno del sostegno dei partiti della destra.

Democratici Svedesi

I veri vincitori di queste elezioni sono purtroppo i Democratici Svedesi, che celano, dietro questo nome, posizioni di estrema destra. Visto nel lungo periodo la crescita di questo partito appare veloce e pericolosa. Dopo aver cambiato nome e aver limitato lo sfoggio di segni nazisti, il partito è decollato: 0,1% nel 1991, 0,3% nel 1994, 0,4% nel 1998, 1,4% nel 2002, 2,9 % nel 2006, 5,7% nel 2010, anno in cui riuscirono ad ottenere per la prima volta degli eletti nel parlamento.

Questa volta hanno più che raddoppiato i voti, passando al 12,86% e guadagnando 460’000 voti. Questa avanzata, che ha preso il via con la fine del blocco sovietico, segue parallelamente lo smantellamento del sistema sociale svedese: più socialdemocratici e moderati limitavano lo stato sociale, più austerità economica si faceva, e più i democratici svedesi crescevano.

A niente è servito lo sdegno per la loro elezione, che ha portato i maggiori media, in un primo momento, a boicottare i democratici svedesi e a rifiutare le loro pubblicità. Così come non sono serviti gli scandali resi pubblici, tra cui la notizia dell’abitudine al gioco del loro giovane segretario (che si sarebbe giocato 70’000 euro in una sera) o dei video girati dai loro militanti mentre seguivano immigrati.

I loro temi forti richiamano una nostalgia di una Svezia del passato, senza immigrazione e con uno stato sociale forte. Inoltre sfoggiano accenti anti europei (ma non anti Nato). In generale si presentano come partito alternativo all’alternanza tra socialdemocratici (colpevoli di essere troppo teneri con gli immigrati) e moderati (colpevoli di aver privato gli svedesi del loro stato sociale).

A questa immagine si contrappone una realtà molto differente. Negli ultimi 4 anni in Parlamento i DS hanno votato per l’80% con la maggioranza conservatrice, mostrando un’affinità tutt’altro che marginale. Lo stesso può dirsi delle loro proposte sullo stato sociale: in queste elezioni chiedevano di cambiare la disoccupazione, facendola scendere dopo i primi 3 mesi, in contrasto con quanto avviene ora. Sull’immigrazione invece mantengono posizioni chiaramente razziste. Al loro slogan “La Svezia agli svedesi” (mai cambiano in 25 anni), fanno seguire proposte conseguenti: la fine della discriminazione positiva in base al genere o alla provenienza, che facilita nell’accesso al lavoro e agli aiuti pubblici donne e stranieri; la fine dello statuto speciale per la popolazione Sami nel Nord del paese; restrizioni all’immigrazione anche per i rifugiati politici; il rimpatrio per gli immigrati che non vogliono assimilare la cultura svedese. A questo aggiungono la richiesta di aumentare il bilancio della difesa per meglio difendere il paese, sollecitando lo spirito anti-russo.

I voti ai democratici vengono soprattutto dai piccoli centri di periferia (dove di solito l’immigrazione è inferiore) e dai quartieri dell’alta borghesia.

E ora, dopo il risultato eccezionale, chiedono una delle maggiori cariche del paese, come la presidenza della Camera.

La Svezia nell’instabilità

Il risultato elettorale manda la Svezia in un’instabilità politica a cui non è abituata. In particolare il risultato dei Democratici Svedesi rende impossibile la costruzione di qualsiasi governo basato sui due attuali poli.

Infatti una riedizione di un governo rosso-verde non sarebbe possibile neanche con l’appoggio esterno del Partito della Sinistra, poiché i tre partiti si fermerebbero a 159 seggi, ben lontani dai 175 necessari. E nessun governo di minoranza potrebbe reggere con una differenza così grande. Anche la coalizione conservatrice è troppo lontana da un governo di minoranza, poiché si ferma a 141 parlamentari.

A questo si aggiunge il rifiuto dei socialdemocratici di allearsi con il Partito della Sinistra e di tutti i partiti di collaborare con i Democratici Svedesi. A partire da questi punti fermi, le combinazioni matematiche si sprecano: o una coalizione conservatrice allargata ai Verdi (166 seggi), ma che sarebbe attraversata da tensioni sul nucleare e sulla laicità, o un’alleanza dei socialdemocratici con Verdi e alcuni partiti dell’Alleanza (che però per il momento lo escludono).

Al di là del dato matematico, anche la Svezia sembra dirigersi verso una grande coalizione in maniera non differente da altri paesi europei. Una situazione anomala per il paese scandinavo che non farà altro che rafforzare l’immagine alternativa dei DS, poiché nessun avanzamento sociale potrà essere portato avanti e anzi ci si può aspettare un ulteriore slittamento della Svezia verso il liberismo e verso la Nato.

L’unica possibilità di invertire questa pericolosa situazione è nelle mani dei lavoratori, dei sindacati e nei partiti della sinistra.

Lorenzo Battisti* per Marx21.it; *Dipartimento Esteri PdCI

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