La Crimea alla Russia: ecco l'atlante della nuova Guerra FreddaTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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La Crimea alla Russia: ecco l’atlante della nuova Guerra Fredda

Mentre il referendum in Crimea dice sì alla Russia, riemergono tensioni geopolitiche globali che parevano assopite con il crollo della Unione Sovietica. Dallo scudo missilistico alle guerre del gas, passando per le mire tedesche sulle regioni dell’Europa orientale. Siamo nel XXI secolo ma sembra di essere tornati all’800

Fonte: Oltremedianews

Il referendum, la festa e i tamburi di guerra all’orizzonte. La notte in Crimea non è mai stata tanto lunga e densa di emozioni contrastanti. Prima i risultati pro-Russia del referendum appena conclusosi, poi la festa di un popolo che non si è mai sentito veramente ucraino. Infine le notizie da Mosca dove già la Duma starebbe per emanare la legge che spianerà l’annessione della penisola alla Federazione Russa. Sulle celebrazioni aleggia però un vento freddo: è il gelo della telefonata Putin-Obama, le proteste dell’occidente, le minacce di Kiev. Ombre che si allungano nella notte crimeana: è tornata la guerra fredda.

E non è detto che sarà per forza fredda ed immobile come quella che ha caratterizzato tutta la seconda metà del XX secolo. Non sono ancora emerse tensioni minimamente paragonabili a quelle che hanno per decenni contrapposto USA e URSS, che già sembra di essere alla vigilia di un primo piccolo conflitto regionale. Ma per capire bene quali saranno le coordinate di questa nuova strategia della tensione globale, e quali le incognite per il futuro, bisogna andare con ordine.

Cominciando la cd. miccia. Ad attirare l’attenzione mondiale sono state negli ultimi mesi le vicende che hanno scosso l’Ucraina. Le rivolte di piazza Majdan con la forte contestazione al premier Yanukovic hanno riportato alla luce l’eterna questione del rapporto tra popolazione ucraina e popolazione russofona che vive nel paese. Sì perché basta sfogliare le pagine di qualche libro di storia per comprendere come quella dello stato ucraino sia inscindibilmente connessa con quella della Russia europea. Inutile negarlo: l’Ucraina ha raggiunto l’attuale configurazione territoriale sotto l’ala dell’Unione Sovietica nel seno della quale essa era Repubblica Sovietica Ucraina. Insomma, se prima l’appartenenza di un territorio all’Ucraina o alla Russia era una mera questione formale, con il dissolvimento dell’URSS i problemi connessi con la differente estrazione politica, sociale, economica, ma soprattutto culturale delle varie anime che compongono la popolazione che oggi vive in Ucraina sono riemersi con tutta la loro forza. E questo non solo ieri, ma è dal 1991 che al potere si succedono governi ora filorussi, ora filo-occidentali, votati in blocco rispettivamente dalla parte orientale e occidentale del Paese. E’ bastata l’ennesima crisi economica per riaccendere gli animi: il malgoverno del presidente Yanukovich ed i suoi tentennamenti nei confronti dell’UE hanno scatenato le ire delle popolazioni ad ovest di Kiev, distintesi nel corso del ‘900 più per il loro collaborazionismo nei confronti del progetto hitleriano della ‘’grande germania’’, che per la loro fedeltà alla causa sovietica. Ciò, insieme alla crisi economica e all’emersione di frange estremiste di destra capaci di dare un’organizzazione militare alla piazza, ha conferito al movimento di piazza Majdan la forza necessaria per rovesciare Yanukovich dando una spinta verso l’adesione all’UE e alla Nato all’intero paese.

Sicuramente diverso l’approccio dei filo-russi, che vedono nel loro legame con Mosca un qualcosa di intangibile, più della stessa integrità territoriale della loro nazione. Non c’è da sorprendersi se quindi i russi di Crimea e quelli di Donetsk si sentono più russi che ucraini. Tensioni che si intrecciano con l’eterno cammino della Russia verso il Mar Mediterraneoe che finiscono per concentrarsi, come la storia più volte ha insegnato, talvolta lungo la dorsale balcanica, talaltra in Crimea. Oggi è la volta di quest’ultima. Ed è da qui che deve partire una qualsiasi riflessione sulla nuova cortina di ferro che va dividendo l’europa continentale. Sì perché ad influenzare le vicende interne ucraine sono, come troppo spesso succede, interessi che travalicano i confini del paese e che riguardano la ricollocazione delle superpotenze mondiali sullo scacchiere globale. A guardare le prese di posizione di questi giorni sul referendum in Crimea il quadro comincia ad essere più chiaro.Tre gli attori principali: da una parte la Russia che non vuole perdere gli ultimi sbocchi verso il Mediterraneo rimasti. Dall’altra gli Usa e la Germania.

A cominciare da questi ultimi, tra i primi sostenitori della svolta filo-occidentale dell’Ucraina, sono stati per bocca della Merkel quelli che hanno usato i toni più duri nei confronti di Mosca. Ma cosa spinge la Germania a guardare ad est? Gli stessi motivi che hanno portato alla annessione della DDR. I paesi che escono dal blocco sovietico entrano nell’orbita di Berlino, senza contare gli enormi guadagni che le industrie tedesche traggono nel rivendere a tutta Europa prodotti finiti composti da semi-lavorati a basso costo provenienti dalle fabbriche di Polonia e Repubblica Ceca. Il tutto in un progetto di ‘’Grande Germania’’ che sembra di nuovo pericolosamente prendere piede. E non è un caso che, in un quadro che va ricomponendosi in chiave apparentemente simile a quello del XIX secolo, sia proprio la Francia, nonostante a parole Hollande dica altro, ad essere il principale ostacolo alle sanzioni verso Mosca.

Dal vecchio continente all’altra parte dell’Atlantico, anche l’occhio degli USA si posa sulla povera Ucraina. Non è una novità in realtà: è dal 2001 che Bush ha reinnescato una dialettica con Mosca nell’ambito del discorso sullo scudo missilistico globale che tutti include tranne la Russia e la Cina. Una sorta di accerchiamento militare strategico che, nelle mire degli americani, vedrebbe sotto il proprio ombrello anche Kiev. Già allora Putin alzò i toni, ma i tempi non erano ancora maturi. Washington ha infatti cominciato a lavorare ai fianchi e la rivolta di Majdan è stata l’occasione giusta: usare l’UE come ponte per annettere l’Ucraina alla NATO. La parolina magica riconducibile al ‘’Patto Atlantico’’ non è stata ancora pronunciata, ma è solo questione di tempo.
Perché però gli USA guardano all’Ucraina? Il motivo non sta nel rispetto del diritto internazionale, vessillo estremamente labile quando si parla di interessi di superpotenze globali che di fatto creano a loro piacimento le dottrine che influenzano detto diritto. La vera ragione sta nel Gas. Basta guardare l’atlante delle crisi degli ultimi anni e ci si accorge che dove passa un gasdotto c’è una guerra e l’Ucraina è un territorio da cui passano tutti i più importanti gasdotti verso l’Europa. Ebbene si capisce quanto diventi importante controllare Kiev. Oggi, infatti, gli americani hanno un’enorme quantità di giacimenti di gas da vendere all’Europa ed il principale ostacolo è proprio la Russia che dopo gli anni ‘90 ha costruito la sua ripresa economica proprio sull’esportazione di risorse energetiche. Ed è su questo campo che Obama vuole giocarsi il futuro dell’economia americana che secondo stime raddoppierà l’estrazione di greggio e di gas entro il 2020 diventando il nuovo Medio Oriente.
Due gli intoppi per gli USA: convincere gli europei, che da sempre comprano gas da Mosca a basso costo, a rivolgersi ad ovest; ed infine superare l’atlantico. Il primo problema può risolversi solo ergendo una nuova cortina di ferro in modo da isolare politicamente la Russia nel segno del diritto internazionale. Fomentare la rabbia di Putin qui e la ed intanto rubargli i clienti da sotto il naso. Quanto alla seconda questione, per costruire una rete di infrastrutture adeguata a superare l’atlantico, anche con un ponte navale, servono almeno 6 o 7 anni.

Difficile che Putin ed i suoi oligarchi restino a guardare. Il sistema politico russo oggi si regge infatti su una oligarchia di fatto con pochi ricchissimi che gestiscono le enormi risorse energetiche che il paese vende al mondo. Sfidare Putin sul suo campo e privare la Russia dell’unica forma di sostentamento rimastale equivale a ridurre una popolazione sul lastrico. Inserirsi in ogni contesa territoriale che coinvolge i cittadini russi ritrovaritisi in contesti politici in cui non si riconoscono significa mortificare un sentimento di appartenenza ad un’unica matrice storica, politica e culturale che è molto forte nella Russia di oggi e che è per certi versi molto simile al nazionalismo trans-nazionale tedesco. Stiamo parlando di unasuperpotenza umiliata negli anni ‘90 e che se isolata potrebbe veder emergere al suo interno pericolose derive di fatto molto simili a quelle che hanno portato ai grandi conflitti mondiali. Interessi geopolitici internazionali, ma anche esigenza di rinsaldare il proprio regime all’interno: ecco perché Putin non si fermerà. La Crimea come messaggio al mondo circa l’esistenza della Russia e contemporaneamente come messaggio al popolo russo che oggi esiste un suo difensore e quello si chiama Vladimir Putin. Se fino a qualche anno fa il regime del nuovo zar appariva sulla via del tramonto, oggi l’occidente sembra essere riuscito a rinsaldarlo anche nei confronti dei rapporti con Pechino. Questo il peccato originare del nuovo espansionismo americano, questo l’asse lungo il quale si giocheranno i labili equilibri della pace mondiale nei prossimi decenni. Si perché siamo nel XXI secolo ma sembra di essere nel XIX, cambiano gli uomini, ma non il sistema economico che ha generato i conflitti più cruenti nella storia dell’umanità.

Michele Trotta

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