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sabato , 21 gennaio 2017
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La crisi e l’onda di Kondratiev

Pubblichiamo un interessante articolo dal blog Zeroconsensus  che offre un’interessante punto di vista della crisi attuale.

Nota di Zeroconsensus: Propongo un articolo del 2008 degli economisti russi Alexander Aivazov e Andrei Kobyakov. I due danno una interpretazione della crisi alla luce della teorie dei cicli dell’economista sovietico Nikolai D. Kondratiev. E’ veramente interessante rileggere il pezzo ad anni dalla sua uscita; pare sbalorditivo (naturalmente per chi interpreta i fatti alla luce dei ferri vecchi neoclassici) come ciò che è avvenuto nei 4 anni corrisponda a quanto previsto dai due nel 2008.  Ai miei occhi è del tutto evidente come per comprendere l’attuale crisi economica, sia necessario ripartire dallo studio dei cicli: da Kondratiev a Goodwin, naturalmente passando per Schumpeter. PS Una annotazione di ordine (geo)politico: nutro alcune perplessità in merito alla previsione del “terzo collasso del dollaro”: è pur sempre vero che gli USA possono scegliere la transizione ad un sistema valutario (e politico) di natura multipolare alla maniera dell’impero britannico. Sfortunatamente nella storia non sempre è andata così.

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La crisi finanziaria che è scoppiata negli Stati Uniti e che successivamente ha coinvolto tutto il mondo, richiede adeguate misure da parte della comunità internazionale. Ma quali azioni dovrebbero essere considerate adeguate in questa situazione? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima identificare le vere ragioni che stanno alla base della crisi, e stimare la sua lunghezza e profondità. Gli economisti liberali dogmatici continuano a convincerci che in diversi mesi, o almeno in uno o due anni, tutto si risolverà, il mondo tornerà ad un progressivo sviluppo, mentre la Russia si sposterà verso un modello economico dell’innovazione. Sarà veramente così?

Più di 80 anni fa l’importante economista russo Prof. Nikolai D. Kondratiev descrisse e dimostrò teoricamente l’esistenza di grandi cicli di sviluppo economico (45-60 anni), all’interno dei quali le “riserve dei maggiori valori materiali” globali vengono nuovamente riempite, cioè in cui le forze produttive mondiali messe assieme, a ogni ciclo, si elevano verso un livello più alto.

Secondo Kondratiev, ogni ciclo ha una fase ascendente(1) e una declinante(2). La dinamica interna dei cicli (denominati cicli K in base al suo nome) ed il principio delle loro fluttuazioni si basa sul meccanismo di accumulazioneconcentrazionedispersione esvalutazione del capitale come fattori chiave dello sviluppo dell’economia (capitalista) di mercato.

Inoltre Kondratiev indicò che questa regolarità ciclica esisterà finché persiste la modalità capitalista di produzione. “Ogni nuova fase del ciclo è predeterminata dall’accumulazione di fattori della fase precedente, ogni nuovo ciclo segue il ciclo precedente in modo tanto naturale quanto una fase di ciascun ciclo segue l’altra fase. Però bisogna capire che ogni nuovo ciclo emerge in nuove particolari condizioni storiche, su un nuovo livello di sviluppo delle forze produttive, e perciò non è una semplice reiterazione del ciclo precedente“. (Non una semplice reiterazione ma - di fatto - una reiterazione, in base allo schema di Kondratiev. Vero solo in un particolare sistema economico-finanziario).

Nikolai Kondratiev riuscì a studiare solo due grandi cicli e mezzo infatti terminò la sua ricerca sulla fase crescente del terzo ciclo e la pubblicò quando si era giunti alla fase discendente del terzo, nel 1926. E’ evidente come le dimensioni della fase discendente non potevano ancora essere misurate (ma comunque riuscì a predire la grande depressione):

  • I. Fase crescente: dalla fine del 1780-1790 circa fino al 1810-1817.
    I. Fase declinante: dal 1810-1817 al 1844-1851;
  • II. Fase crescente: dal 1844-1851 al 1870-1875;
    II. Fase declinante: dal 1870-1875 al 1890-1896;
  • III. Fase crescente: dal 1890-1896 al 1914-1920.;

Purtroppo per la scienza economica internazionale Nikolai Kondratiev cadde in disgrazia: nel 1928 perse la sua posizione di direttore dell’istituto di ricerca dove lavorava e nel 1930 fu arrestato per “attività antisovietiche” infine condannato a morte. Questo perchè i marxisti ortodossi, teorizzando la storia come un processo lineare e prevedendo il crollo del capitalismo il ” giorno dopo”, percepirono la sua teoria del graduale miglioramento dell’ordine capitalista come una pricolosa eresia. Altri videro invece nel regolare declino dell’economia, ipotizzato da Kondratiev, un sabotaggio dei piani economici quinquennali (nonostante l’economista avesse preso parte alla elaborazione del primo di questi). Come risultato di questa condanna l’eredità scientifica diKondratiev fu occultata per quasi sessant’anni. Solo nel 1984 l’economista Stanislav Menshikov, uno scienziato di fama mondiale impegnato nelle previsioni economiche per conto delle Nazioni Unite ed amico e coautore di John Kenneth Galbraith, riabilitò il nome di Kondratiev in un articolo apparso sulla rivista “Communist“.

Nel 1989 Menshikov e sua moglie pubblicarono col titolo “Long Waves in Economy: When the Society Changes its Skin“(3) la più profonda analisi della teoria di Kondratiev. Un altro importante autore russo, Sergey Glazyev, contribuì alla teoria di Kondratiev, fornendo un’analisi strutturale dei sottostanti cambiamenti negli “schemi (modi) tecnologici”.

Il nome di Kondratiev era ben noto agli economisti occidentali. Però Stanislav Menshikov sottolineò un fenomeno curioso: l’interesse alla teoria dei grandi cicli solitamente ringiovaniva durante le fasi declinanti, negli anni 20-30 e negli anni 70 e 80, mentre nelle fasi crescenti, quando l’economia globale si sviluppa progressivamente e le fluttuazioni, concordemente alla teoria di Kondratiev, non sono molto profonde, l’interesse scompare.

Una Depressione prevista da molto tempo.

Le previsioni di Nikolai Kondratiev furono pienamente confermate nel periodo della grande depressione che coincise con il punto più basso della fase declinante del terzo periodo. L’analisi delle onde successive è argomento di acceso dibattito infatti i ricercatori si dividono principalmente in due gruppi che applicano differenti approcci per la determinazione di cicli.

Il primo gruppo basa le sue analisi principalmente sugli indici dell’economia reale:quantità della produzione, dinamica dell’impiego, attività di investimento e varie proporzioni strutturali. Essi ritengono che la fase declinante del terzo ciclo terminò all’inizio della seconda guerra mondiale e la fase crescente del quarto ciclo iniziò durante la guerra e continuò sino a metà degli anni 60. La crisi del dollaro USA e il crollo del  sistema di Bretton Woods nel 1968-71 divenne – secondo questo gruppo - il punto critico per la transizione alla fase declinante. Questa fase declinante corrispose con la crisi petrolifera e la stagflazione degli anni 70. La “Reaganomics” negli Stati Uniti e la politica di Margaret Thatcher in Gran Bretagna segnarono la transizione al successivo quinto ciclo K, con la sua fase crescente che ha coperto la seconda metà degli anni 80 e degli anni 90.

Come al solito, alla fine della fase crescente, nella cosiddetta zona di saturazione, ci si trova di fronte a fenomeni quali la diminuzione del saggio di profitto nell’economia reale e a un imponente fuoriuscita di capitali verso la sfera della speculazione finanziaria che genera prima un surriscaldamento del mercato azionario (fine anni 90) e poi la bolla  del mercato dei mutui (inizio anni 2000). I ricercatori di questo primo gruppo sono convinti che i cicli si comprimono con l’intensificazione del progresso scientifico-tecnologico: dagli anni 40 la lunghezza di un ciclo si è ridotta da 50-55 a 40-45 anni.

Per gli analisti dei cicli in base ai parametri dell’economia reale (primo gruppo NdT) la continuazione dei cicli studiati da Kondratiev risulta in questa:

  • III Fase declinante del terzo ciclo: dal 1914-1920 (negli Stati Uniti dalla fine degli anni 20) al 1936-1940;
  • IV. Fase crescente: dal 1936-1940 al 1966-1971;
    IV. Fase declinante: dal 1966-1971 al 1980-1985;
  • V. Fase crescente: dal 1980-1985 al 2000-2007.
    V. Fase declinante: dal 2000-2007 fino al 2015-2025 (previsione).
  • VI. Fase crescente: dal 2015-2025 al 2035-2045 (previsione).

Il secondo gruppo di ricercatori basa le proprie analisi  sugli indici finanziari e dunque  sulla dinamica del mercato azionario e sulla dinamica della rendita delle obbligazioni. Essi estendono la fase declinante del terzo ciclo per l’intero periodo della seconda guerra mondiale e la ricostruzione postbellica fino al 1949. In modo simile al primo gruppo, essi collocano il punto estremo della fase crescente a inizio anni 70, ed interpretano il declino di quel periodo come una “recessione primaria” seguita da un plateau che dura sino all’inizio del ventunesimo secolo. Inoltre sottolineano che un simile plateau è correlato agli andamenti crescenti del mercato azionario nei cicli precedenti, rispettivamente nel 1816-1835, 1864-1874, e 1921-1929. Questo gruppo stima la durata media di un ciclo in cinquant’anni, ma l’ultimo ciclo nella loro descrizione viene stranamente protratto oltre i sessant’anni.

Zeroconsensus: questo grafico non è presente nell’articolo originale ma è utile per comprendere l’analisi di Kondratiev applicata ai mercati finanziari.

Alla luce di questa visione i cicli di Kondratiev sono questi:

  • III Fase declinante dal 1914-1920 al 1949;
  • IV. Fase crescente: dagli anni 50-70, con una “recessione primaria” sino al 1982, seguita da un plateau sino agli anni 2000;
    IV Fase declinante a partire dall’inizio (o dal 2005?) degli anni 2000;

Dunque, nonostante vi siano notevoli differenze metodologiche tra i due approcci, entrambi i gruppi identificano negli anni 2000 l’inizio di un declino ovvro di una nuova fase di depressione.

L’attuale crisi è solo l’inizio

Di fronte al declino ci aspettiamo un nuovo scoppio di interesse verso la teoria di Kondratiev. Nel frattempo gli economisti neoclassici - le cui idee hanno dominato la scienza economica negli ultimi 25 anni - vengono screditati. I loro tentativi di interpretare l’attuale crisi come una fluttuazione temporanea nell’economia globale, rivela solo la loro ignoranza economica. L’esperienza dei precedenti cicli K indica che le misure tradizionali contro la crisi sono efficienti solo nella fase crescente del ciclo, nel periodo di fiorente crescita quando le recessioni sono leggere e transitorie sullo sfondo dello sviluppo  dell’economia globale.

Gerhard Mensch, uno scienziato che ha studiato questi processi durante la fase declinante degli anni 70, ha sottolineato che sotto le condizioni di deterioramento della congiuntura economica i metodi monetaristi per risolvere il problema sono inefficienti, dato che politiche restrittive del credito inevitabilmente colpiscono i prezzi al consumo, mentre politiche liberali proattive favoriscono solo le operazioni di speculazione. E’ abbastanza naturale che l’approccio fortemente restrittivo scelto dalla Banca Centrale Europea porti ad una crescita dell’inflazione, sebbene cinque anni fa gli effetti della stessa politica sarebbero stati opposti. All’inizio della crisi l’inflazione in Europa non superava il 2%, ma ad oggi il potere d’acquisto è crollato, nonostante gli elevati livelli dei tassi di rifinanziamento introdotti dalla BCE(4). Nel frattempo la politica liberale, condotta sino a un periodo recente negli Stati Uniti, ha alimentato la speculazione sul mercato azionario e l’espansione di capitali fittizi (gonfiati), stimolando un incremento speculativo dei prezzi nei settori dei beni più commerciabili: mercato immobiliare, oro, petrolio e cibo. L’incremento dei prezzi non ha alcuna relazione con la quantità di produzione e con la saturazione della domanda.

Nonostante tutti gli sforzi intrapresi dal presidente della BCE Jean-Claude Trichet e dal presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, svolte positive non ci sono state.L’economia globale deve passare attraverso un periodo di ” ricarica” sbarazzandosi del capitale sovraccumulato tramite una sua massiccia svalutazione nel processo di una inevitabile e lunga recessione. La svalutazione del capitale monetario probabilmente procederà attraverso una catena di crack finanziari, che daranno inizio al terzo default del dollaro USA (come già avvenuto negli anni 20-30 e negli anni 70). Dunque, l’economia globale verrà scossa molte volte e l’attuale crisi è solo un colpettino alla cravatta segno di eventi più grandi che arriveranno nei prossimi anni. L’economia globale probabilmente raggiungerà il suo punto più basso alla fine della fase declinante del quinto ciclo K, tra il 2012 e il 2015.

Il crollo del sistema finanziario Usa può avvenire uno o due anni in anticipo nel caso che il nuovo presidente Usa scelga un approccio dogmatico agli attuali problemi.

(1) denominata successivamente “autunno di Kondratiev” NdT;

(2) denominata successivamente “inverno di Kondratiev” NdT;

(3)”Le onde lunghe in economia: quando la società cambia pelle”

(4) Naturalmente gli autori si riferiscono alla politica della BCE posta in essere nel 2008 (NdT)

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