La crisi economica del capitale e le ricette neoliberiste hanno rafforzato Alba DorataTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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La crisi economica del capitale e le ricette neoliberiste hanno rafforzato Alba Dorata

La Grecia è stato ed è uno dei paesi più martoriati dalla crisi economica (sistemica) esplosa nel 2008. Ancora oggi è l’obiettivo principale dell’azione della Troika (Unione europea, Banca Centrale europea e Fondo Monetario Internazionale), che si sviluppa partendo dal momento economico e finendo per intaccare la politica del paese ellenico.

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I risultati delle ricette neoliberiste applicate dal terzetto sono sotto gli occhi di tutti: privatizzazione sfrenata, disoccupazione dilagante e insicurezza sociale facilmente strumentabile e su cui speculano forze appartenenti all’estrema destra, che vengono sempre rafforzate dalle crisi sistemiche del capitalismo.

In Grecia è avvenuto proprio questo negli ultimi due anni. E nelle ultime settimane la situazione precaria dei greci è emersa nel modo più crudo. Soprattutto a causa delle azioni degli esponenti di Alba Dorata, formazione neonazista nata nel 1989 come gruppo ristretto e poi trasformatasi in formazione politica a tutti gli effetti. La notte tra il 17 e il 18 settembre Pavlos Fyssas, rapper antifascista di 34 anni, viene accoltellato a morte da un militante neonazista. Il giorno dopo immediatamente migliaia di greci si riuniscono nel quartiere di Kerastini, nel Pireo, luogo dell’omicidio, per commemorare l’artista e denunciare ancora una volta il clima di tensione che si avverte nelle strade della capitale come di tutta la Grecia, a causa della presenza dei neonazisti. In quel giorno si svolgono diverse manifestazioni in altre città greche per ricordare il rapper antifascista, parallelamente a quelle organizzate durante lo sciopero dei dipendenti pubblici indetto contro i licenziamenti.

Fino a qualche giorno fa Alba Dorata, terza forza politica dal giugno 2012, era presente nel parlamento greco con 18 deputati, imputati successivamente come responsabili di numerosi atti di violenza, che avevano gli immigrati come obiettivo principale. E questo clima di tensione forse è stato anche alimentato dall’insulsa posizione del governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras, che scioccamente e pericolosamente ha considerato alla stessa stregua l’estrema destra e l’estrema sinistra attive nel paese. Posizione ancor più pericolosa nella situazione in cui versa il paese ellenico, in cui assistiamo ad un’ascesa del fascismo senza precedenti, che ha portato ad un’esplosione quotidiana della violenza, che sta gettando i greci in una spirale di caos totale.

Due giorni dopo l’omicidio, le istituzioni greche iniziano a lavorare per cercare di far luce su ciò che alcuni militanti antifascisti avevano già intuito fin dall’ascesa di Alba Dorata. Infatti il 20 settembre il ministro dell’interno Ioannis Michelakis trasmette al procuratore generale trenta nomi di militanti neonazisti, tra i più pericolosi in circolazione. Tre giorni dopo lo stesso ministro dichiara che dietro il partito neonazista “si nasconde un’organizzazione criminale con le caratteristiche di una banda armata, di un’associazione a delinquere e di un’organizzazione militare” (che tempismo! viene da chiedersi che cosa mai ci si sarebbe dovuti aspettare da dei neonazisti, che entrarono in parlamento a passo dell’oca e che cercarono di farlo con le pistole). Inoltre questo stesso giorno il ministro della protezione civile Nikos Dendias avvia un’inchiesta sui legami tra la polizia e Alba Dorata, provocando un terremoto anche negli apparati della polizia stessa, in quanto si dimettono l’ispettore generale della Grecia del sud e il direttore generale del centro, tutti e due coinvolti in rapporti con i neonazisti. Per di più diversi agenti dell’isola di Eubea, ad est della penisola, vengono sospesi per essersi astenuti dalle indagini sulla sezione regionale di Alba Dorata, i cui membri erano sospettati di custodire diversi tipi di armi.

Le indagini vanno avanti e il 25 settembre il problema si acuisce e approfondisce. La Corte di Cassazione greca, servendosi delle intercettazioni dei servizi segreti, avvia un’inchiesta sui legami intrattenuti tra riservisti dell’esercito e Alba Dorata. Intanto nelle piazze e nelle strade greche, ancora una volta, migliaia di greci manifestano contro il partito neonazista, omaggiando l’antifascista Pavlos Fyssas.

Finalmente tra il 28 e il 29 settembre sei deputati e tredici esponenti di Alba Dorata vengono arrestati nel quadro dell’inchiesta sull’omicidio del rapper, sancendo così la fine della presenza in parlamento del partito neonazista. Tra gli arrestati vi sono il leader del partito Nikolaos Michaloliakos e il vice Xristos Pappas, entrambi accusati di omicidio.

Gli interrogatori degli arrestati sono iniziati ieri e coinvolgono sei deputati e dodici tra attivisti, dirigenti e agenti della polizia accusati di complicità.

A peggiorare lo stato di cose su questa situazione incombono le ombre del passato: dopo che viene avviata l’inchiesta sui legami tra riservisti dell’esercito e Alba Dorata, il Keed, un sindacato dei riservisti, chiede le dimissioni del governo Samaras e la formazione di un governo di unità nazionale. Questa richiesta suscita da subito le preoccupazioni negli ambienti politici e giudiziari, dato che richiama di nuovo alla memoria lo spettro del colpo di stato, che i greci hanno già vissuto sulla loro pelle dal 21 aprile 1967 al novembre 1974. La magistratura ha iniziato ad esaminare il documento firmato “Confraternita degli ufficiali e dei soldati riservisti delle Forze speciali” e ha convocato una riunione straordinaria della Corte Suprema. In particolare gli autori del documento chiedono le dimissioni del Presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, partigiano della guerra di liberazione contro i nazifascisti.

La crisi del capitale ancora in corso, che ogni giorno mette davanti gli occhi di tutti i suoi effetti destabilizzanti e che continua a imporre gravi conseguenze alla società greca e alla vita dei suoi cittadini, ha causato ed è finita per intrecciarsi con la crisi politica del paese ellenico. La Storia insegna (e continua a non avere scolari purtroppo): come successe nel lontano (?) 1929, tutt’oggi è reale e concreto il rischio (che ormai è divenuto realtà) che l’estrema destra strumentalizzi la crisi e speculi sui problemi concreti dei popoli. Ed è sotto gli occhi di tutti il risultato della cura imposta alla Grecia dalla Troika: il paziente malato è peggiorato, la disoccupazione è salita a circa il 27%, con quella giovanile al livello pesantissimo del quasi 60%.

È un doppio legame quello che unisce l’ascesa dei neonazisti e il prezzo che sta pagando il popolo greco, a causa degli errori commessi da pochi esponenti del capitale finanziario mondiale: la crisi sistemica del capitalismo ha gettato l’economia reale greca in una spaventosa recessione, a cui è seguita prima di tutto l’attacco alle istituzioni pubbliche e a quei settori pubblici dell’economia greca da parte degli stessi esponenti di quel capitalismo responsabile della crisi e da parte dell’estrema destra, che in questa crisi si nutre per aumentare i consensi tra la gente disperata ed impaurita. Infatti alla stessa crisi sono seguiti interventi che non hanno fatto altro che aumentare la disoccupazione, portata da soluzioni sterili e controproducenti, come la privatizzazione sfrenata. Queste soluzioni hanno condotto a salvare gli istituti bancari, a rafforzare i neonazisti di Alba Dorata, a gettare nella paura e condurre alla fame migliaia di studenti e lavoratori greci, che in relativo poco tempo hanno smesso di pensare al futuro perché l’insicurezza è apparsa nel presente.

In questo momento i greci sono vessati e indeboliti dalle soluzioni neoliberiste. Le risposte politiche più facili ai loro problemi, che sono reali ma che mediante quelle risposte non verranno mai risolti, sono quelle populiste-xenofobe dei neonazisti, rafforzati in diretta conseguenza delle ricette economiche neoliberiste imposte alla Grecia e ai suoi cittadini, e a causa dell’indebolimento di settori pubblici e statali vitali, i quali, precedentemente agli interventi scriteriati della Troika, creavano e garantivano un certo livello di benessere e posti di lavoro tra la popolazione, la quale non aveva ragione di cadere nella trappola della propaganda di Alba Dorata e delle sue false e stupide soluzioni, per esempio contro gli immigrati, capro espiatorio tanto facilmente individuabile come problema quanto sterilmente usato come simbolo per la mancanza di lavoro.

Ed è esattamente in questo modo, sottovalutando interventi e conseguenze degli stessi, che si mette in gioco l’intero sistema politico ed economico di un paese che già più volte è riuscito a sconfiggere la minaccia dell’estrema destra salita al potere l’ultima volta proprio mediante colpo di stato.

Il popolo greco, i comunisti e gli antifascisti in generale sono già scesi in piazza uniti e compatti, sicuri della forza e della validità delle loro idee, per far capire a mandanti ed esecutori che la Grecia non si arrenderà facilmente ai loro interventi economici e alla loro violenza. Sono scesi in piazza e continueranno a farlo.

Federico Licastro

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