La crisi, i mercati, e le menzogne sullo "Stato"Tribuno del Popolo
lunedì , 18 dicembre 2017
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La crisi, i mercati, e le menzogne sullo “Stato”

Da tempo nell’agone politico italiano la crisi la fa da padrone e il dibattito è incentrato sulle possibili soluzioni da adottare per uscirci. Peccato che il dibattito sia a senso unico dal momento che ormai il sentire comune identifica il concetto stesso di “Stato” con quello di inefficienza e inutilità. Ma secondo noi non è lo Stato il responsabile della crisi economica e culturale che affligge il Paese…e vi spieghiamo il perchè..

Basta fare una veloce carrellata in Tv, passando da un dibattito politico all’altro, per rendersi conto agevolmente che se un politico di questi tempi vuole avere un applauso basta che spari a zero contro lo Stato, lo statalismo e compagnia cantante. Un’insieme di banalità agghiaccianti che vengono pronunciate ormai senza nemmeno formulare a supporto dei ragionamenti, forse perchè non si possono nemmeno fare dal momento che i fatti hanno la testa dura. L’economista di turno, ovviamente di solito un bocconiano che però viene fatto passare per “imparziale”, argomenta le solite banalità sui mercati che non possono fidarsi di uno Stato statalista e oppressivo come quello italiano, e solitamente non viene chiamato nessuno a contrastare queste tesi così che passano in modo bipartisan, appoggiate cioè anche da quella che dovrebbe essere la “sinistra” e che invece con la sua variante renziana ha completamente interiorizzato il campo del riformismo liberista abiurando ogni residua briciola di imprinting socialista che era rimasta nella tradizione politica ereditata dal Pd. Eppure non viviamo in un mondo socialista, a dispetto dei deliri di alcuni economisti d’accatto che vengono reclutati in tv, al contrario negli ultimi vent’anni si è assistito a un globale arretramento del ruolo dello Stato in Occidente, con una sconfitta culturale delle idee socialiste e stataliste che sono in arretramento dappertutto. Di conseguenza appare davvero grottesco dare la colpa della crisi economica e della mancata crescita allo “Stato”, semmai si potrebbe argomentare il contrario, ovvero che da quando sono cominciate le privatizzazioni selvagge di ogni ambito della vita pubblica si è assistito a una distruzione dello stato sociale, a una atomizzazione della società e a un impennarsi della disoccupazione e della sfiducia dei cittadini nei confronti dello Stato, diventato ora sì assolutamente inutile in quanto ha abdicato dal ruolo di erogatore di servizi nei confronti dei cittadini. Il concetto di “privato è bello” e “pubblico è vecchio” apre le porte dei salotti della finanza, dell’università, delle librerie, è l’ideologia del nuovo millennio, una ideologia terribile ed estremista che sacrifica le persone sull’altare del profitto e declama parole come “libertà” che senza l’equità sociale sono vuote e prive di alcun significato. Eppure anche un premio Nobel all’Economia come Stiglitz ha spiegato in modo sufficientemente chiaro come la disuguaglianza si sia impennata proprio negli ultimi dieci anni, con poche decine di migliaia di persone che possiedono ricchezze pari a quelle di tre miliardi e mezzo di individui nel mondo. Solo negli Stati Uniti l’1% dei contribuenti percepisce quasi un quarto di tutto il reddito nazionale.Tutto questo non è avvenuto e non avviene di certo per colpa dello Stato, semmai avviene per assenza dello stesso! Lo Stato viene demolito in quanto è l’unico strumento di cui potrebbero servirsi i miliardi di individui posti al fondo della piramide per rovesciare il tavolo, non sorprende dunque che l’ideologia dei “padroni” del XXI secolo preveda proprio uno smantellamento del concetto stesso di Stato, diventato ormai sinonimo di qualcosa di negativo. Eppure negli anni Trenta, ai tempi della Grande Depressione, fu proprio il New Deal di Roosvelt a impianto molto statalista (fu ispirato dai progetti quinquennali sovietici) a far uscire la società americana dall’abisso. Ma non è solo questo il punto, come sottolineato dallo stesso Stiglitz ciò è potuto accadere perchè quell’1% che possiede quasi tutta la ricchezza mondiale, controlla anche i media e la politica, procedendo quindi a un lavaggio del cervello che induce i semplici cittadini a odiare se stessi, ovvero a “odiare lo Stato”, pensando che sia per esso che vive di stenti e non perchè c’è qualcuno che porta avanti politiche economiche di un certo tipo. “Chi è ricco userà il proprio potere politico per plasmare lo stato di diritto affinché gli offra una cornice in cui essere libero di sfruttare gli altri. (…) In generale, se alcuni gruppi controllano la politica, la useranno per definire un sistema economico che li favorisca attraverso leggi e regolamentazioni in materia fallimentare, relative alla concorrenza, alla proprietà intellettuale o le imposte; oppure, indirettamente, attraverso i costi di accesso al sistema giudiziario“, ha spiegato proprio Stiglitz nel suo libro “Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro” pubblicato nel 2013. Insomma, viviamo in una società che trova miliardi di euro per armamenti, grandi opere inutili e per il salvataggio delle banche (stimato nell’ordine di duemila miliardi) e che ritiene inutile trovare anche solo un pugno di milioni per Istruzione, Sanità e servizi al cittadino, tutte cose assolutamente inutili per il capitalismo neoliberista in quanto non producono ricchezza, anzi la sperperano. E fin quando sarà di moda sbraitare odio contro lo Stato che mette le mani in tasca ai cittadini e invocare uno Stato leggero quando non invisibile, senza saperlo si sta lottando per una società più ingiusta, dove solo i più forti andranno avanti macinando i più deboli, che non avranno nemmeno più nessuno a rappresentarli. This is Capitalism Baby.

DC

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