La crisi mangia il ciboTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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La crisi mangia il cibo

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Recessione, senza possibilità di vederne la fine, ma anzi, con la sensazione che il peggio non sia alle spalle. E a dimostrarlo sono i dati, che testimoniano come le famiglie, dopo aver rinunciato al superfluo, cominciano a tagliare anche sul cibo e sui generi di primaria necessità.

Esattamente, si è tornati indietro di 20 anni, al 1992, nel periodo pre-Tangentopoli, quando la spesa nel reparto alimentare e bevande raggiungeva i 117,6 miliardi di euro, contro i 117 dell’anno 2012, con un calo di quasi lo 0,5 %. Ovviamente, la causa di questo calo (o come direbbe qualcuno, di questa “non-crescita) è la crisi. L’istat segnala che nel 2007 la spesa alimentare aveva raggiunto i 129,5 miliardi di euro, evidenziando dunque che in questi ultimi 5 anni il crollo è stato devastante, segnando un negativo del 9,6 %.

Il settore alimentare è il secondo in ordine di speso, preceduto da quello riguardante le spese per “abitazioni, combustibili ed energia”.

A seguire vi è poi il settore “vestiario e calzature”, che ha subito il colpo più forte, crollando del 9,1 % rispetto al 1992.

I risultati sono dispense e frigoriferi vuoti, e di conseguenza meno cibo sulle tavole dei ceti economicamente più deboli, e intere generazioni che saranno costrette, volenti o nolenti, a pagare l’altissimo prezzo, ancora da quantificare, di una crisi economica partita oltreoceano e “gestita” secondo gli interessi di una Europa delle banche che, ormai, esiste solo sulla cartina geografica.

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A.Assorgia

 

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