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venerdì , 31 marzo 2017
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La democrazia ai tempi del Libero Mercato

Una delle conquiste più significative per la storia umana è senza dubbio la possibilità di esercitare il proprio di diritto di voto: nessuna distinzione di sesso o classe, il nuovo motto è l’universalità.

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La democrazia quindi non è altro che la più alta rivendicazione di uguaglianza, non che massima espressione di libertà: non è concepibile immaginare un paese libero in cui il suo stesso popolo non possa autonomamente legittimare la propria rappresentanza. La democrazia è il mezzo per cui un gruppo sociale trova voce per esprimersi pacificamente senza l’utilizzo del conflitto come mezzo di affermazione. Questo nuovo sistema istituzionale, ponendo ogni cittadino giuridicamente ed umanamente paritario a qualsiasi altro, ha dato inizio ad un nuovo stato di diritto in cui la comunità sarebbe stata al centro dell’azione politica, in quanto ogni eletto doveva esser voce dei propri votanti. In termini teorici tutto appare semplice d’applicarsi, ma l’imprevedibilità umana sfugge da qualsiasi costrutto logico-razionale.La domanda che ci viene in mente è semplice e ormai retorica,la politica ci rappresenta davvero? Vorrei dare una risposta meno banale del- no, pensano soloai loro interessi- il chè non basta per spiegarne la complessità di ciò che la regola. Il mondo di oggi è figlio della concezione che si sorse all’epoca della Guerra Fredda: uno dei tanti fautori di questa visione è John Nash, premio Nobel del 1994, il quale trasse dalle strategie d’azione che andavano a congeniarsi (La teoria dei giochi) la caratteristica che avrebbe reso l’uomo vincente: l’egoismo. Solo non cooperando pare possibile massimizzare il guadagno, l’individualismo andava perciò incentivato.

L’applicazione di tali idee nel mondo economico ha portato poi all’eliminazione dei particolari vincoli che intercorrono non solo fra gli uomini stessi, ma anche fra le istituzioni le quali non venivano riconosciute come garanti di questa nuova libertà d’azione. Senza tralasciare che le istituzioni stesse, sopra ad esse la politica, si deresponsabilizzavano dal controllo di questo processo affidandosi a ciò che si riteneva molto più capace nell’intento di soddisfare le persone rispetto alla democrazia: il mercato, il quale prometteva controllo razionale e stabilità, garantendo libero accesso alla corsa al guadagno.Abdicando in questo modo a favore del libero mercato, pare non abbia più senso parlare di rappresentanza politica, quanto forse di sudditanza nei confronti dell’economia. Per fare un esempio pratico, lo stesso Clinton dovette ridimensionare le promesse riformatrici con le quali si è presentato in campagna elettorale avviando una politica altamente liberale.
Noi abbiamo la possibilità di scegliere i nostri rappresentanti in base a ciò che essi propongono, ma allo stesso tempo non abbiamo alcuna certezza che tali proposte vengano effettivamente approvate: durante questi decenni non abbiamo fatto nulla per impedire che l’elitè economica si impadronisse della politica, rendendo il mercato l’unica autoregolazione
della società. Eleggendo manichini quindi, non facciamo altro che esercitare un diritto illusorio: prevaricata la politica, è il mercato che predispone per se il ruolo decisionale. Nessun potere rimane nelle nostre mani non potendo decidere noi stessi chi debba essere nei ranghi dell’elitè, ne tanto meno entrarvici. Si nasce poveri per morire tali, abbiamo perso una
corsa che doveva riavvicinarci ai ceti alti che ha conti fatti ha aumentato questa distanza. è il libero mercato.

Roberta Canu

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