La "demolizione controllata" del comunismoTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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La “demolizione controllata” del comunismo

Nel 1989 dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale abbiamo assistito al passaggio da mondo bipolare a mondo unipolare a guida Usa. La sconfitta dell’Unione Sovietica è stata tradotta in sconfitta del “comunismo” e negli anni successivi abbiamo assistito a una “demolizione controllata” decisa da quelli che sono sempre stati i suoi avversari storici. Insomma il crollo non è avvenuto come frutto di cattive fondamenta ma è stato determinato per precisi scopi ideologici e politici.

Analizzare Pil, meri dati statistici e quant’altro ci sembra un modo molto superficiale per approcciarsi alla lotta tra ideologie che ha interessato tutta la seconda metà del XX secolo e si è conclusa nel 1989 apparentemente con la vittoria del blocco capitalistico-occidentale sul socialismo reale. Si è trattato di una guerra tra ideologie contrastanti ma di una guerra civile di idee in quanto anche il comunismo è gemmato all’interno della cultura occidentale trovando estimatori in tutto il mondo e riuscendo a realizzare una espansione mondiale senza precedenti in pochissimo tempo, raggiungendo una globalizzazione prima della globalizzazione nel senso che le idee marxiste si sono diffuse in ogni parte del pianeta. L’Urss in questo senso era diventata un vero e proprio simbolo vivente che incarnava l’esistenza di queste idee, allo stesso modo di come gli Usa rappresentano tuttora un riferimento ideologico e pratico per le classi dirigenti del post-89.  Quello che qui si vorrebbe sostenere e dimostrare è che la sconfitta dell’Urss non fu il frutto dell’ “errore” intrinseco alle teorie comuniste bensì fu il frutto di una guerra che gli americani sono riusciti a vincere. E dopo la vittoria della partita, estrinsecata dal collasso interno del socialismo reale, si è assistito a quella che possiamo definire la “demolizione controllata del comunismo”. Dopo il crollo dell’impalcatura materiale che teneva in piedi la possibilità di applicazione delle teorie comuniste in realtà le classi dirigenti dei vari partiti comunisti hanno demolito dall’interno il comunismo accettando quindi di abbracciare completamente l’idea-mondo propugnata dall’ideologia turbocapitalistica in salsa americana. Nella sostanza sono stati un gruppo di sedicenti e secredenti intellettuali e opinion leaders che hanno deciso la demolizione controllata del comunismo, e hanno messo i semi della disillusione nei confronti di un’idea che, dati alla mano, è stata l’unica nella storia dell’uomo ad aver creato risultati duraturi per le classi subalterne. Oggi sembra quasi che si abbia timore a essere comunisti perchè è un’idea-paria che è stata estromessa dall’agone politico, come se dichiararsi tali voglia dire essere squalificati dai salotti che contano. Oggi bisognerebbe dire che tutto questo non è casuale e che anzi la vera mossa rivoluzionaria di questo XXI secolo potrebbe e dovrebbe essere dichiararsi ancora una volta comunisti, riappropriandoci di significati e di obiettivi che ci sono stati scippati ma che possono essere recuperati.

Tribuno del Popolo

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