La "destra radicale" di Le Pen è il prodotto del suicidio volontario della "sinistra"Tribuno del Popolo
domenica , 17 dicembre 2017
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La “destra radicale” di Le Pen è il prodotto del suicidio volontario della “sinistra”

La vittoria di Marine Le Pen avrà spaventato molte “anime belle” a sinistra ma c’è anche chi se l’aspettava.  La “sinistra” dei radical chic, quella di Obama, dei diritti civili e delle ong, ha lasciato la “radicalità” e il concetto stesso dell’ “ideologia” alla destra, e oggi si spaventa dell’avanzata dei populismi nazionalisti. La realtà è che la Le Pen è il frutto delle scelte portate avanti dall’Ue e dai partiti di sinistra europei che, negli ultimi trent’anni, hanno sostanzialmente snaturato se stessi al punto da perdere ogni identità e non sapere più nemmeno chi o cosa si voglia rappresentare. Un suicidio volontario portato avanti talmente bene da sembrare quasi attentamente pianificato. 

Ci risiamo. Come ogni volta che si presenta uno spauracchio populista di estrema destra le cosiddette “anime belle” di sinistra urlano di paura invocando mobilitazioni democratiche senza minimamente sottoporre ad autocritica il proprio operato. Così in tanti cosiddetti democratici hanno commentato la vittoria del Front National scaricando le colpe sull’Unione Europea, responsabile con le sue politiche di austerity di aver creato risentimento nelle popolazioni europee. Si potrebbe anche essere d’accordo non fosse che la “sinistra” europea nel suo complesso ha deciso di aderire al progetto a queste condizioni, accettando quindi nella sostanza tutte le politiche di austerity che hanno creato il dramma sociale che stiamo vivendo. La cosiddetta e, aggiungeremmo “se credente” sinistra, ha lasciato la critica radicale all’Europa completamente nelle mani dell’estrema destra al punto da rasentare quasi il ridicolo. Hollande come Renzi hanno condotto i rispettivi partiti di centrosinistra a venire percepiti come partiti compiutamente di centro, se non di centrodestra, al punto da rendere del tutto risibile e priva di significato l’attribuzione di un qualcosa di “sinistra”.

Si tratta del resto della sinistra nata dal ripudio di se stessa, della sinistra che dalla caduta del Muro di Berlino a oggi ha letteralmente fallito ogni scelta politica, rinnegando le proprie radici senza avere alcuna idea di cosa fare in futuro. Una sorta di sinistra che è diventata un “poliziotto buono” da alternarsi al “poliziotto cattivo” della destra, in una alternanza “democratica” che ha reso quasi priva di significato la contrapposizione politica. Una sinistra che tra apericena, Ong, pacifismo scollegato dalla realtà, si è sempre fatta dettare l’agenda direttamente dagli intellettuali e radical chic degli Stati Uniti, al punto che personaggi come Obama e Steve Jobs sono diventati moderni eroi di questi figuri che si sono autodefiniti gli eredi della sinistra italiana. Rinunciare alla critica del reale, rinunciare al concetto stesso di una ideologia da contrapporre a quella del neoliberismo consumista significa nel complesso regalare la protesta sociale alla destra più retriva, che peraltro si giova indirettamente dell’impoverimento culturale ingenerato dal capitalismo stesso.

Una sinistra che è diventata talmente subalterna al mainstream da divenire altro da sè, al punto che continuare a chiamarla tale rappresenta solo un inganno che continua a lavorare per i nazionalismi. Società sempre più esasperate sono stanche di una Europa che vedono come distante, inutile e ingombrante, e se la cosiddetta sinistra continuerà a ignorare questo bisogno di un nuovo progetto globale che includa anche quei segmenti popolari fin qui esclusi dal benessere, questi segmenti verranno inclusi in un progetto nazionalista e di estrema destra da movimenti come il Front National o la Lega Nord, o il Pegida e così via. Forse è ora che questi radical chic da poltrona scendano dal proprio trono magari con il cappello in mano, sapendo capire che se non si recupera una visione ideologica di sinistra, e perchè no comunista, allora la marea nera che ha travolto la Francia travolgerà anche l’Europa, ancora una volta.

Gracchus Babeuf

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