La dittatura del "senso comune"Tribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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La dittatura del “senso comune”

La dittatura del “senso comune”

Da un pò di tempo ci imbattiamo sempre più spesso in “lezioni di vita” di vari guru, blogger e quant’altro. Testate come Huffington Post quotidianamente ci “deliziano” con banalità di vario genere tipo: “11 cose che rendono un uomo immediatamente sexy”, “Perchè viaggiare da sola ha rovinato la mia vita sentimentale”  e, dulcis in fundo “32 cose che devi smettere di fare dopo i 30 anni”. Anche così regna la dittatura del “senso comune” e della banalità. 

Standardizzare e omologare, passa anche da qui quella che chiameremo per semplicità la “dittatura del senso comune”. L’importante è fissare bene i binari di ciò che è #Cool e ciò che non lo è, e per farlo testate come Huffington Post ci deliziano quasi quotidianamente con indicazioni di vita di vari guru e blogger che farebbero quasi sorridere non fosse che nascondo il tentativo drammatico di fornire dei riferimenti da seguire a dir poco opinabili. Esperienze cool vengono quindi presentate come se avessero un valore assoluto, con il vizio tutto anglosassone di ergersi a “giudice” dell’umano e quindi di ritenere che le proprie esperienze personali abbiano inevitabilmente anche un valore universale. Così ci imbattiamo in articoli aberranti come “32 cose che devi smettere di fare dopo i 30 anni” dove non si usa nemmeno il condizionale cercando quindi di offrire un proprio punto di vista al lettore bensì di imporgli ciò che deve essere assunto come comportamento corretto secondo il senso comune. Insomma anche nella sfera del personale, dove è il contesto e la soggettività di ciascuno che dovrebbe farla da padrone, si cercano di far passare alcuni comportamenti come “corretti”, e lo si fa in modo arrogante e anche un pò insopportabile con una sfilza di banalità artefatte che servono a creare empatia con il lettore, tenendolo così avvinto a sè. Così personaggi stereotipati che corrispondono ai canoni stabiliti da media, telefilm e così via, vi diranno che cosa dovete e non dovete fare a seconda delle circostanze. Troverete la blogger che vi dice è “giusto” sposarsi quando si vuole, come se fosse lei a sdoganare il libero arbitrio! Oppure troverete un decalogo di cosa potete e non potete fare dopo i trent’anni, come se l’autore dell’articolo sia una sorta di “guru” generazionale in grado di decidere con un tratto di penna cosa è lecito, e cosa no. Insomma un banale e confusionario mercato delle idee e dei comportamenti dove battitori isterici cercano ciascuno di vendervi il proprio stile di vita che poi si esplica in “followers”, “Likes” e quant’altro. E’ la globalizzazione dei comportamenti e dei pensieri con testate come l’Huffington che mettono i paletti della trasgressione e dell’uniformità dicendoti che tradire è cool mentre magari fumarsi le canne è diventato da sfigati. Insomma l’importante sembra essere quello di “condizionare” e di inserire gli individui in gruppetti e sottogruppetti standardizzati e catalogati cui sottoporre le nuove novità di marketing. Quello che non si può accettare insomma, sembra essere che qualcuno cominci a pensare con la sua testa fregandosene di quello che il senso comune pensa di lui. Sembra quasi che questo capitalismo globalizzato abbia un percorso standardizzato per ciascuno, dal ragazzo sportivo e casa e chiesa fino a quello che ama viaggiare e a quello che ha avventure extraconiugali, ognuno può essere quello che vuole a patto che lo faccia seguendo i punti prestabiliti e ritenuti “fighi”. E a noi sembra ancora più agghiacciante che, al posto che fornire le informazioni reali sul funzionamento del mondo (guerre, economia, politica) si preferisca discutere su come sia giusto o meno comportarsi come figli, padri, amanti, nonni, amici.  Anche questo è indice della caduta libera dell’umanità verso il baratro. Il nostro consiglio è quello di studiare, informarvi su quanto succede nel mondo, ma di non accettare consigli da nessuno sulla vostra vita privata. Nessuno sa cosa avete passato, nessuno sa la specificità della vostra esistenza, quindi decidete voi come vivere sulla base di quello che ritenete giusto. Non siete un prodotto di mercato, non dovete rendere conto a nessuno circa il vostro comportamento (sempre che non violi la legge), quindi date meno importanza ai giudizi di questi opinion leaders precostituiti, altri prodotti di mercato in un mondo in cui anche i sentimenti sono in vendita.

@Jeaj

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