La Domenica Economica. Intervista a Vladimiro GiacchèTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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La Domenica Economica. Intervista a Vladimiro Giacchè

Intervista a Vladimiro Giacchè, economista, laureato alla Normale di Pisa in Filosofia, già collaboratore di giornali nazionali come “il Fatto Quotidiano” e “Pubblico”, dirigente del gruppo finanziario “Sator”.

Fonte: Oltremedianews

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Quali decisioni dovrebbe assumere il prossimo Consiglio europeo di fine giugno per una svolta in campo economico?


Mi sembra difficile che possa assumere le decisioni che io suggerirei, io penso che questo Consiglio europeo dovrebbe rompere con le politiche di questi anni e rovesciare le politiche di austerity che sono state adottate sulla base di trattati internazionali che gli Stati europei hanno sottoscritto. E’ vero che non ci sono imposizione esterne agli Stati, però sono stati redatti dei trattati a mio giudizio sbagliati da un punto di vista economico e sociale.

Aumenta, anche nell’ambito della discussione politica italiana, il dibattito sugli attuali assetti dell’Unione Europea e sull’euro. Quale approccio lei propone sull’argomento?

E’ giusto che ci sia una discussione su questo, credo che per un periodo troppo lungo non ci sia stato un dibattito su questo tema: non dobbiamo avere tabù di nessun genere, nulla dell’attuale costruzione europea è di per sé immodificabile, i trattati si fanno e si disfano secondo convenienza; se le condizioni di permanenza di un Paese all’interno di accordi internazionali vengono meno è giusto che anche questi trattati vengano posti in discussione. Detto questo, io non sono tra coloro che ritengono che il tema “euro o non euro” sia l’origine e la fine di ogni discussione sulle politiche attuali. Possiamo avere politiche restrittive e depressive all’interno dell’euro, ma possiamo averne anche fuori. Molti problemi italiani non hanno a che fare con l’euro, in parte possono essere stati esasperati dalla rigidità del cambio, ma sicuramente corruzione, evasione abnorme, scarsa propensione degli imprenditori a investire non sono causati dall’euro, sono problemi di altro tipo. Per cui occorre affrontare i problemi uno per uno, non creando dei feticci positivi o negativi che poi invadono tutto l’ambito visuale.

Una  sua valutazione sui primi provvedimenti del Governo Letta in campo economico.

Perché ha preso provvedimenti?

A suo avviso il trend dell’economia mondiale risulta essere più positivo o negativo rispetto agli anni scorsi?

Secondo me bisogna fare delle distinzioni: ci sono delle zone del mondo che crescono e lo fanno in maniera notevole anche relativamente equilibrata assistendo ad una forte crescita con bassa inflazione, ci sono aree che vanno molto male, come l’Europa, poi ci sono altre economie, come quella statunitense, che sembrano essersi riprese ma in cui io credo che questa ripresa possa risultare effimera e di breve durata perché si fonda  su un errore opposto a quello che stanno facendo i governanti europei e la BCE con la restrizione delle condizioni monetarie, cioè un immissione probabilmente eccessiva di liquidità nel sistema. Nessuno dei due atteggiamenti secondo me è una soluzione del problema, per cui il quadro credo che sarà sostenuto, se le cose andranno per il meglio, dai Paesi che una volta definivamo in via di sviluppo, poi emergenti e che oggi mi sembrano effettivamente emersi

Si dice da più parti che non è stato posto alcun rimedio alla finanziarizzazione dell’economia in questi anni, secondo lei è possibile una nuova esplosione di una bolla finanziaria come quella del 2007?

Io credo che le massicce iniezioni di liquidità da parte della Banca del Giappone, della Federal Reserve e, per altri versi, dalla Bank of England pongano questo tipo di pericolo oggi. Lo pongono perché la verità è che dalla crisi non abbiamo imparato e quindi non abbiamo cambiato ciò che dovevamo cambiare: qualcuno ha ristretto e qualcuno ha allargato i cordoni della borsa, ma il punto fondamentale stava nel diminuire l’importanza assoluta e incontrastata del grande capitale internazionale, sia finanziario che non.

Francesco Valerio Della Croce
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