La Domenica Giuridica. La scuola come è voluta dalla CostituzioneTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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La Domenica Giuridica. La scuola come è voluta dalla Costituzione

Entra in vigore la nuova normativa sulla scuola. Tra chi ne denuncia la poca efficacia e chi ne esalta alcune innovazioni, proponiamo un’analisi dettagliata del nuovo provvedimento. Ecco cosa contiene e cosa manca. 

Fonte: Oltremedianews


L’art. 34 dice: ‘I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi’. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutti, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: ‘E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo – ‘L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro’ – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!”.Così il Prof. Piero Calamandrei (Firenze21aprile 1889 – Firenze27 settembre 1956) si esprimeva nel 1955 a Milano in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana organizzato dagli studenti.

Ebbene, a distanza di oltre cinquant’anni, ci si chiede se il prefissato obiettivo di dare piena attuazione ai suindicati principi costituzionali, così come intendeva il Prof. Calamandrei, sia stato raggiunto o, quantomeno, sia in atto il suo perseguimento.

A distanza di oltre cinquant’anni, nella G.U. n. 264 dell’11 novembre 2013, è stata pubblicata la Legge n. 128 dell’8 novembre 2013, di conversione del decreto-legge n. 104 del 12 settembre 2013, recante “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”, suddiviso in tre Capi: I, “Disposizioni per gli studenti e per le famiglie” (artt. 1 seguenti); II, “Disposizioni per le scuole” (artt. 10 e seguenti); III, “Altre disposizioni” (artt. 20 e seguenti).

Come noto, nel mese di settembre, il prefato decreto-legge ha suscitato non poche polemiche con particolare riguardo all’art. 20 che – prima della legge di conversione -, abrogando l’art. 4 del decreto legislativo n. 21 del 14 gennaio 2008, declinava la valorizzazione della qualità dei risultati scolastici del voto di maturità ai test d’ingresso previsti per le facoltà a numero programmato.

La privazione del bonus di maturità veniva prevista anche per i concorsi del corrente anno, le cui prove di accesso erano già state espletate, con la conseguente lesione del legittimo affidamento di numerosi partecipanti che, a grande sorpresa, senza l’attribuzione del punteggio relativo al percorso scolastico, non venivano ammessi alle prescelte facoltà.

La legge di conversione, a seguito dei numerosi emendamenti presentati in sede parlamentare, con l’introduzione del comma 1 bis, consente l’iscrizione, ai partecipanti agli esami di ammissione per l’anno accademico 2013/2014, ai corsi universitari di medicina e chirurgia, odontoiatria, medicina veterinaria, nonché a quelli finalizzati alla formazione di architetto, che avrebbero avuto diritto al punteggio relativo alla valutazione del percorso scolastico e che, in assenza delle disposizioni di cui al comma 1 dell’art. 20, si sarebbero potuti iscrivere ai suddetti corsi, in quanto collocati in graduatoria entro il numero massimo di posti disponibili fissato dai relativi decreti ministeriali di programmazione.

Il comma 1 bis dell’art. 20, dunque, salva i partecipanti che hanno sostenuto la prova nel corrente anno, restando ferma la cancellazione, per il futuro, del bonus scolastico quale criterio per l’accesso alle facoltà a numero programmato.  Ciò con l’effetto di lasciare che siano i soli test d’ingresso a costituire il criterio selettivo per l’accesso alle università a numero programmato.

Passando in rassegna gli articoli della norma in oggetto, non è solo la disciplina sul percorso scolastico a suscitare interesse.

Non essendo questa la sede per esaminare ogni articolo, si ritiene opportuno soffermarsi su alcune disposizioni.

In particolare, l’art. 2 è rubricato “Diritto allo studio”. Ebbene, ci si chiede immediatamente se già la rubrica “diritto allo studio” lasci intendere che, ancora oggi, vi sia la necessità di riconoscere un diritto, forse non ancora garantito a tutti (sempre secondo l’obiettivo che si prefiggeva il Prof. Calamandrei).

Tale articolo, comunque, prevede l’incremento, nella misura di 100 milioni di euro annui, del Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, con la specificazione che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a decorrere dal 1° gennaio 2014, secondo modalità da definire, invierà entro il 31 marzo di ciascun anno a tutti gli studenti iscritti agli ultimi due anni di corso delle scuole secondarie di secondo grado, per via telematica, un opuscolo informativo sulle predette borse di studio, con annessa indicazione dei criteri e delle modalità per accedervi, nonché degli indirizzi web di tutti gli organismi regionali per il diritto allo studio.

Si mette in rilievo anche la previsione di cui al comma 4 ter dell’art. 5 (rubricato, “Potenziamento dell’offerta formativa”) che prevede l’adozione, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, di un regolamento ministeriale sul sistema di alternanza scuola-lavoro, delle attività di stage, di tirocinio e di didattica in laboratorio.

L’art. 6, rubricato “Contenimento del costo dei libri scolastici e dei materiali didattici integrativi”, nell’ottica di ottemperare al fenomeno dell’informatizzazione della Pubblica Amministrazione avviato negli ultimi anni, oltre alla possibilità di utilizzare i testi scolastici di precedenti edizioni, promuove lo sviluppo della cultura digitale, con la previsione di politiche di incentivo alla domanda di servizi digitali e l’alfabetizzazione informatica, incoraggiando la ricerca e l’innovazione tecnologiche, ai sensi del decreto legislativo n. 82 del 7 marzo 2005 (c.d. Codice dell’Amministrazione digitale).

L’art. 8, dal titolo “Percorsi di orientamento per gli studenti”, incentiva lo svolgimento di attività afferenti ai percorsi di orientamento, al fine di facilitare una scelta consapevole del percorso di studio e di favorire la conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali per gli studenti iscritti all’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado e agli ultimi due anni delle scuole secondarie di secondo grado. L’art. 8 bis, “Istruzione e formazione per il lavoro”, prevede che i suddetti percorsi di orientamento sono finalizzati a far conoscere il valore educativo e formativo del lavoro, anche attraverso giornate di formazione in azienda, agli studenti della scuola secondaria superiore, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali.

Il collegamento con il mondo del lavoro è, altresì, previsto dall’art. 14, dal titolo “Istituti tecnici superiori”, che, al comma 1ter, prevede la possibilità per le università, ad esclusione di quelle telematiche, di stipulare convenzioni con singole imprese o con gruppi di imprese per realizzare progetti formativi congiunti i quali prevedano che lo studente, nell’ambito del propriocurriculum di studi, svolga un adeguato periodo di formazione presso le aziende sulla base di un contratto di apprendistato.

Ciò detto, la risposta sull’efficacia positiva delle disposizioni di cui alla novella in esame può, ad avviso di chi scrive, giungere solo da coloro che vivono la scuola: studenti e insegnanti per primi.

Venendo all’interrogativo posto in epigrafe, si resta in attesa di comprendere se siano queste le norme corrette, onde attuare quei principi democratici per “dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo”, come affermava Piero Calamandrei nel 1955. Occorre, poi, comprendere a quale fase del compimento di quel “lavoro” ci troviamo.

Forse c’è ancora molto da compiere per raggiungere gli obiettivi espressi del Prof. Calamandrei che, nella prefazione alla raccolta di scritti di Giovanni Ferretti, Scuola e democrazia (Einaudi, Torino, 1956), affermava: “La classe politica che domani detterà le leggi o amministrerà la giustizia esce dalla scuola: tale sarà quale la scuola sarà riuscita a formarla”.

La lettura dell’ultima riforma sulla scuola deve essere, dunque, accompagnata dalla riflessione sul suo impatto nel futuro e sulle modalità di formazione della futura classe dirigente: se quest’ultima sarà davvero coscienziosa e preordinata a contribuire al progresso della società, così come una corretta interpretazione della Costituzione ci insegna.

Sara Venanzi

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