La doppia faccia di LettaTribuno del Popolo
giovedì , 23 novembre 2017
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La doppia faccia di Letta

Di fronte agli italiani e al mondo si mostra ottimista e sicuro di una ripresa, dietro le quinte si rivela un quadro poco incoraggiante della situazione

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Come una figura rassicurante appare il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri. Una persona che sta mostrando grande diplomazia nel riuscire a mantenere il delicato equilibrio su cui poggia il suo governo. Un esempio di autocontrollo poiché mai si è lasciato scappare parole fuori posto, sfoghi legati all’agitazione del momento, non un sussulto. Una mente di acuta riflessione, capace di enunciare soltanto il minimo necessario, quel poco che ritiene giusto che si sappia. Abile contrattatore nel persuadere l’impiegabile Merkel a concedere maggiori “clemenze” alla povera Italia. Ora anche  promettente sponsor del made in Italy, per pubblicizzare l’opportunità dell’investire in Italia.

Enrico Letta, a Londra, presso Chatham House, parla dell’Italia: “L’Italia merita fiducia, la missione ora è la crescita”. Alla domanda sui problemi che possono causare incertezze sulla tenuta del governo, come i processi di Berlusconi e il caso Kazakistan, risponde: “Non ho dubbi che il governo andrà avanti e supererà questi ostacoli”. Risposta misurata e forse anche prevedibile. Letta deve dare un’immagine forte e sicura del nostro Paese, non sono ammesse debolezze e incertezze, c’è bisogno che i mercati credano nell’Italia e si convincano di fare un buon investimento quando ricominceranno a scegliere di lavorare nel nostro Paese. Letta sta curando un’immagine forte da dare all’estero, mostrarci deboli vuol dire mostrarci incapaci, non all’altezza: “Ora è molto importante convincere la business community che l’Italia è un Paese in cui si può e si deve investire perché offre grandi opportunità. Sono venuto qui a convincere gli investitori, l’Italia farà riforme importanti e merita fiducia”.

La situazione attuale della nostra penisola non è invece incoraggiante, e questo Letta lo sa bene. I problemi sono numerosi, dalle incertezze sulla durata del governo alle imprese che non danno segni di ripresa.

Francesco Giavazzi, editorialista del Corriere della sera: “Il tasso di crescita potrebbe diminuire in misura doppia rispetto alle aspettative del governo”; già ad autunno le cose potrebbero farsi difficili: “Siamo appena usciti dalla procedura del deficit eccessivo, ma è probabile che ci ritorneremo se la tendenza del Pil sarà questa”, ovvero continuerà a contrarsi.

Dalla Banca centrale europea si esprimono preoccupazioni: “In Italia le cose continuano ad andare in modo troppo negativo. I debiti crescono invece di diminuire. Le riforme non vengono portate avanti perché la coalizione guidata da Enrico Letta è troppo divisa. Al contempo l’Italia si trova in una profonda recessione. L’Italia non esce dalla sua crisi e al momento la domanda è se i mercati inizieranno ad avere paura sulle sue capacità di ripagare i debiti”. Questa situazione costringerebbe la Bce a rispettare la promessa di comprare titoli di Stato in maniera illimitata, perché il nostro Paese è troppo grande per essere salvato.

Per contrastare tutto questo Letta sta spingendo affinché si conceda all’Italia un po’ più di ossigeno. E’ riuscito a escludere dai calcoli le spese di investimento per le infrastrutture finanziate dai fondi europei. Ma questo non basta. Il fardello del nostro debito è così pesante che senza un minimo segno di ripresa  il suo costo diventerà di nuovo insostenibile.

Glenda Silvestri

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