La falsa coscienza dell'Occidente che giudica il mondoTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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La falsa coscienza dell’Occidente che giudica il mondo

Quanti intellettuali pseudo di sinistra e sedicenti e secredenti “democratici” hanno esultato con le Primavere Arabe parlando di sgretolamento delle dittature? Tanti. E quanti di loro hanno fatto un mea culpa vedendo quanto le loro analisi fossero completamente errate alla luce dell’insorgere di guerre civili sanguinarie e movimenti jihadisti? Nessuno. 

Essere degli opinion leader è una cosa sicuramente bella in quanto permette di dire la propria sugli argomenti più disparati e di “muovere le coscienze”. Siamo in democrazia, dunque tutti possono dire quello che vogliono (o quasi) ed è giusto così, lo diciamo con sincerità, ma sarebbe anche bello che coloro i quali prendono dei granchi colossali o dicono delle castronerie riconoscano poi di aver sbagliato. Riconoscere i propri errori è un punto di forza, non di debolezza, per questo rispetteremmo molto di più Sarkozy, la Nato, Obama se ammettessero di aver sbagliato a finanziare la rivolta contro Gheddafi o Assad visto quello che il loro atto ha determinato. Stiamo parlando delle guerre civili che ancora insanguinano questi paesi, dove le cose erano leggermente diverse da quello che immaginavano intellettuali sinistri di casa nostra abituati a pontificare sul mondo senza mai togliersi le lenti distorcenti del contesto in cui vivono. Quando nel 2011 i tg martellavano con immagini della rivolta contro Muammar Gheddafi infatti, in tanti esultarono felici pensando a una rivoluzione di un popolo democratico contro un tiranno, del resto non era forse questo che i media propagandavano con le Primavere Arabe? In tanti in quel periodo parlarono, dicendo cose molto forti, e Gad Lerner fu uno di questi: “E il prossimo sarà il siriano Assad ! Ci sono voluti sei mesi di guerra, ma la rivoluzione degli arabi in cerca di libertà, dentro a un mondo contemporaneo che li aveva predestinati all’oppressione, continua inesorabile. Dopo il tunisino Ben Ali, dopo l’egiziano Mubarak, cade anche il tiranno libico Gheddafi, che invano ha cercato di trasformare un popolo in scudo umano a sua protezione, come se 42 (quarantadue!) anni di regime personale non fossero già troppi. Esultiamo della caduta di Gheddafi, un fanfarone sanguinario reso temibile dai soldi del petrolio e dalla vigliaccheria degli occidentali. La sua sconfitta consolida la sequenza inesorabile che contraddistinguerà il 2011 come l’anno in cui si sbriciolano le dittature da noi ritenute falsamente infrangibili. Per questo il messaggio arriverà forte e chiaro da Tripoli a Damasco. Già trema Bashar al Assad, perché la fine di Gheddafi conferma imminente la sua…..” (L’INFEDELE: IL BLOG DI GAD LERNER – VANITY FAIR, 22 AGOSTO 2011). Ora è più che legittimo ritenere che Gheddafi e Assad non andassero bene per i rispettivi popoli, però emerge con nettezza la debolezza intrinseca del modo di vedere la realtà di questi opinionisti e intellettuali che dicono la loro su tutto. Ritenere il 2011 un anno da ricordare per la libertà e la democrazia è semplicemente un qualcosa di insostenibile basti pensare che al posto di Gheddafi sono arrivate le guerre tribali e i tagliagole jihadisti, ancor più che quelli che combattevano contro l’odiato tiranno in Libia non erano giovani affamati di democrazia e blue jeans bensì spesso e volentieri estremisti religiosi che lottavano per affermare la Sharia. Certo c’erano sicuramente anche giovani che volevano semplicemente maggiore libertà, ma plaudere alla caduta del tiranno in modo acritico non li ha di certo aiutati, basti vedere cosa è successo in Siria dove l’appoggio occidentale all’opposizione ad Assad nel suo complesso ha portato aiuti e armi in mano alle frange estremiste e jihadiste più fanatiche che hanno finito per fare piazza pulita anche dei moderati, come peraltro era prevedibile dagli analisti che vedevano come unica conseguenza della dissoluzione di uno Stato il ritorno ad una anarchia tribale. Quando questi intellettuali chiederanno scusa per le loro opinioni errate e superficiali probabilmente indotte anche da una scarsa conoscenza dei luoghi che giudicano?

Gracchus Babeuf

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