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venerdì , 24 marzo 2017
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La farsa elettorale in Ucraina

Ci sarebbe ben poco da commentare sulle elezioni della Verkhovna Rada d’Ucraina: l’esito era già scritto o, quanto meno, era prevedibile. Alla guerra civile in corso contro le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk si è affiancata una escalation della repressione contro l’opposizione, in particolare contro il Partito Comunista d’Ucraina, vittima di una campagna giudiziaria e di aggressioni culminata addirittura con l’arresto di un candidato nella regione di Dnepropetrovsk.

Fonte: Marx21.it

Significativa è stata, prima di tutto, l’astensione anche nelle regioni centro occidentali, segno di una sfiducia di massa verso la giunta di Kiev. Proprio il flusso dei dati sull’affluenza alle urne tradisce il rozzo sistema dei brogli, come era stato anticipato agli osservatori internazionali dal segretario comunista Simonenko immediatamente prima delle elezioni (link).
I dati di affluenza delle 19 e delle 20 di domenica (pressoché identici) erano ampiamente sotto la media del 50%, raggiunta solo nelle regioni di Lvov e nella Volinia. Nel giro di pochissimo tempo, in tarda serata, la percentuale di affluenza è schizzata fino a raggiungere il 70% (Lvov) e ad attestarsi sopra il 60% in altre 4 regioni occidentali e sopra il 50% in altre 9 regioni centro-occidentali. Commentando questa “impennata”, Andrej Zolotarev, politologo e direttore del Centro “Terzo Settore”, nella maratona elettorale dell’agenzia GolosUA ha definito inverosimili i dati.

Anche se volessimo prendere per buoni i dati forniti dalla Commissione elettorale centrale (CYK), bisogna evidenziare il singolare metodo di calcolo adottato nelle regioni del Donbass. Prendiamo ad esempio Lugansk: la regione di Lugansk comprende 11 collegi. Le elezioni si sono svolte (per così dire) solo nei 5 collegi in cui è presente l’esercito ucraino, ma la CYK considera solo questi 5 collegi calcolando una affluenza regionale del 32,8%. Lo stesso vale per la regione di Donetsk, dove i dati si riferiscono a 12 collegi su 21. A proposito di Donetsk: 4 dei 12 collegi sono oggetto di uno scandalo nato da una intercettazione telefonica, in cui l’oligarca Kolomojskij (governatore di Dnepropetrovsk) tratta per la falsificazioni dei risultati in favore dei suoi uomini. Proprio la regione governata da Kolomojskij è segnalata dai comunisti come la peggiore in materia di irregolarità durante il voto e di violenze: a Krivoj Rog due auto sono state bersagliate da colpi di armi da fuoco nei pressi del seggio n. 33.

I risultati elettorali mostrano impietosamente l’esito del golpe di febbraio e della guerra civile, ovvero una spaccatura del paese che Poroshenko e i suoi sponsor occidentali hanno ratificato nonostante gli slogan per “l’Ucraina unita”: anche prendendo per buoni i dati ufficiali, nelle regioni della Novorossija (Ucraina sud-orientale) l’affluenza è ben al di sotto del 50% (la media è del 40% circa). Notevoli sono in queste regioni le percentuali raggiunte dall’ex Partito delle Regioni (Blocco d’opposizione) e dal Partito Comunista, che pure non riesce ad eleggere deputati. In tal senso sono significativi i dati di Slovjansk e Mariupol.

Mentre scriviamo, è in fase di chiusura lo spoglio delle schede riguardanti i collegi maggioritari. I partiti nazional-fascisti Svoboda e Pravyj Sektor che non raggiungono il quorum, la spuntano però con il maggioritario. Stando ai dati di questo momento, Svoboda otterrebbe 6 deputati (2 eletti a Kiev, il resto nell’ovest) mentre PR vede eletto Dmitro Jarosh, capo dell’organizzazione paramilitare e ricercato dall’Interpol. Jarosh viene eletto nel collegio 39 dell’oblast di Dnepropetrovsk, e non è un caso.

Gran parte del paese non sarà dunque rappresentata nel nuovo parlamento, i cui membri saranno esclusivamente espressione del nazionalismo delle regioni occidentali e del potere oligarchico. Il tutto a riprova che i veri separatisti sono a Kiev, non nel Donbass.

La vicina Russia, pur biasimando il clima in cui si sono tenute le elezioni, ha riconosciuto il risultato, per poi anticipare che come Mosca ha riconosciuto le elezioni di Kiev, riconoscerà quelle che si terranno domenica nelle autoproclamate Repubbliche Popolari.

Flavio Pettinari 

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