La filosofia rischia la pensioneTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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La filosofia rischia la pensione

Eliminata da alcuni corsi di laurea la filosofia potrebbe essere ridimensionata nei licei: quale posto nel mondo attuale per l’antichissimo mestiere di Aristotele, Kant e Kierkegaard?

Fonte: Oltremedianews

Dopo l’addio all’insegnamento della storia dell’arte nei licei e scuole superiori potrebbe ora arrivare anche quello all’insegnamento della filosofia. Esiste infatti una recentissima normativa che ha provveduto a spazzare via dalle tabelle disciplinari di alcuni corsi di laurea come Scienze dell’educazione e Pedagogia tale materia, considerata troppo specialistica e poco utile nelle suddette lauree, mentre in alcuni licei è già in fase di sperimentazione il progetto di ridurre a soli due anni l’insegnamento della materia.
La notizia è di quelle che fanno il botto nell’ambiente, e infatti numerose sono state le voci di illustri filosofi contemporanei che si sono levate in protesta alla scellerata proposta. Uno dei più critici è Gianni Vattimo, che dall’alto dei suoi 25 anni passati a insegnare filosofia teoretica a Torino, tuona contro l’idea di togliere l’insegnamento della materia nei corsi di laurea di Pedagogia e Scienza dell’Educazione: ” È un passo verso la disumanizzazione. In generale i Paesi in cui non si insegna la filosofia sono i peggiori. Toglierla dai corsi di laurea in cui si dovrebbe “insegnare come si insegna” è un pessimo segnale. Se penso che si studia la decimologia, la scienza di come si danno i voti, allora preferisco che si studi Gentile.” Al di là delle opportune riflessioni riguardo a cosa “serve” la filosofia, – e ce ne sarebbe da dire – è triste osservare che la scuola italiana attuale, plasmata da riforme negli anni sempre più degradanti per il sapere appreso e insegnato, persegue sempre più l’impostazione che l’unico sapere che occorra trasmettere sia quello scientifico e tecnico, legato a logiche di produttività che il mercato incoraggia e promuove.
La stessa idea di un’università pubblica foraggiata dalle imprese private è specchio di questo declino. Il sapere libero dovrebbe essere privo di canali di profitto, e spaziare anche li dove un’impresa non rivolge il suo sguardo e i suoi soldi. Il fatto che si voglia mano a mano eliminare o comunque ridimensionare il campo lasciato all’insegnamento di certe discipline umanistiche “adoratrici del bello” o formanti il pensiero è espressione del tentativo di “normalizzazione” e appiattimento che una parte della società si auspica si realizzi, in modo da creare mediocri mestieranti che eseguono e non si domandano cosa stiano facendo.
Far passare l’idea che la filosofia sia una disciplina settoriale ed astratta che si occupa poco di vita pratica e pertanto si debba prediligere un sapere più scientifico è una conclusione frettolosa e parecchio errata: è la filosofia che educa alleidee, a tutte le idee. Senza parlare poi della meditazione su se stessi e sul proprio posto nel mondo. Per dirla allaVladimir Jankélévitch, filosofo francese dello scorso secolo, si può vivere senza filosofia, ma molto male.

Ileana Alessandra D’Arrisi 

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