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venerdì , 22 settembre 2017
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La fine di Maya

Fra tutte le scadenze che attendo, in ordine di tempo, senza dubbio il 21 Dicembre è quella più vicina e non di certo quella che mi fa riflettere meno. Non faccio parte dei catastrofisti, di quelli che vanno a gridare per strada con addosso un cartellone con impresso “La fine del mondo è vicina” a coprire le mie nudità.

maya

 

No, non faccio parte di quella categoria. Io faccio parte della categoria, sperando che esista, di coloro che pensano sia di buon auspicio la profezia. Non si tratta, mettiamola così, di cinismo o ancor più realisticamente di ingenuità infantile. Esistono cose che pur non esistendo hanno la facoltà di farti riflettere: sarà che la fine di qualcosa attira sempre un po’ di fascino, soprattutto ora che fin troppe cose appaiono senza fine.Il 2012 si chiuderà senza che si possa lasciare il suo fardello alle spalle, assisteremo ad un vero e proprio passaggio di testimone fra questa e la prossima annata: parlano chiari i dati nel quale si vedrà a stento la crescita anche nel 2013,nel quale si vedrà un altra impennata riguardo il numero degli italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà, di coloro che non potranno accedere ai beni primari come il riscaldamento. Se non si prenderanno provvedimenti, parallelamente vedremo crescere ancora il dato sulla disoccupazione, già preoccupante e ancora di più considerando esclusivamente quella giovanile. Insomma, pare proprio che questo 2013 nasca già sotto una cattiva stella, facendo da rimorchio ai vecchi problemi. Senza fine appunto.

Ma è impossibile non notare che a quel carro nefasto un altra figura ci si appende, scalcia, sbraita e urla più di avere la visibilità di cui necessita e che per ciò che non è stato fatto per limitarlo ottiene ciò che vuole. una piaga, una peste, di nuovo nei nostri schermi o nelle pagine dei giornale si propaga e riappare Silvio Berlusconi. Un po’ come quando senti che qualcuno si ammala di tubercolosi e ti chiedi giustamente: “Ma non l’avevamo debellata?” Ritorna, per la sesta volta, senza fine. Per questo invoco i Maya e la loro profezia, non in senso letterale, ma con il desiderio che si possa metter fine una volta per tutte a questa malattia che spero non sia terminale. In un anno ci siamo illusi, per quanto il clima di austerity ci stesse stretto l’idea di aver debellato il morbo ci aveva risollevato forse anche al costo di accettar di subire qualche schiaffo di troppo, ma continuavamo a sentirci liberi un po’ più liberi di prima per quanto fosse possibile. Ma ecco invece la fine di Maya, la fine del suo velo, rubo qualche idea a Schopenhauer per dire che fino ad ora abbiamo solamente sognato ad occhi aperti mentre la realtà non era cambiata affatto.

Roberta Canu

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