La fine della "fine delle ideologie"Tribuno del Popolo
lunedì , 11 dicembre 2017
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La fine della “fine delle ideologie”.

Negli ultimi anni è di moda dire che “sinistra” e “destra” non esistono più che siamo nell’era delle post-ideologie. Ma credere di vivere in un’era priva di ideologie è essa stessa una ideologia ed è anche una delle più totalizzanti e pervasive. Proviamo a dimostrarlo. 

Tutto nasce dall’equivoco, non certo ingenuo, di identificare la parola ideologia con qualcosa di negativo. Niente di più sbagliato dal momento che l’ideologia rappresenta da definizione un  complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale. Come si può facilmente arguire dunque le ideologie esistono indipendentemente dalla convinzione di questo o quell’esperto di politica o sedicente tale in quanto le opinioni che orientano i gruppi sociali sono esistite, esistono, ed esisteranno sempre. Partendo dunque da questo speriamo condivisibile assunto si desume che il dichiarare di vivere nell’era “post-ideologica” sia una falsa asserzione dal momento che è una opinione che pretende di essere creduta fideisticamente, senza cioè un reale ancoraggio alla realtà I propagandisti della fine di destra e sinistra e dell’era della post-ideologia infatti non possono certo farci credere che non esistono più valori e opinioni che orientano un determinato gruppo sociale, semmai possono dire che questi valori sono mutati, ma la sostanza resta irrimediabilmente la stessa.

Piuttosto si potrebbe parlare del fallimento o comunque dell’esaurirsi di una ideologia, ma questa è stata inevitabilmente soppiantata da un’altra ideologia mentre un’altra si sta già formando sottotraccia, plasmandosi nel confronto quotidiano della realtà e influenzandosi con essa. E dato che stiamo parlando di gruppi sociali e quindi di classi sociali possiamo desumerne che l’esaurirsi di una ideologia e l’impiantarsi di una ideologia nuova porti al predominio di una classe sull’altra. Ora proviamo a vedere il mondo a cavallo tra XX e XXI secolo e si osservi ad esempio la concentrazione del reddito in Europa e Stati Uniti, quello che ai tempi della Guerra Fredda veniva comunemente chiamato “mondo libero”. Si osserverà che con la “fine dell’ideologia” socialista si è assistita a una progressiva e inesorabile privatizzazione globale dei servizi sociali che ha portato all’arricchimento delle classi sociali abbienti e non certo alla ridistribuzione del reddito che i propagandisti del mondo libero avevano invocato esultando di fronte alle macerie del Muro di Berlino.

Quando quindi le classi sociali subalterne e quelle più ricettive alle istanze progressiste hanno decretato esse stesse la fine dell’ideologia che nel bene e nel male ha consentito loro di conseguire importanti successi sociali e riconoscimenti, ecco quindi che la “non-ideologia” ovvero l’ideologia dei mercati, del primato del privato sul pubblico, del profitto a tutti i costi che comunemente possiamo etichettare come neoliberismo, non ha trovato più alcun ostacolo alla propria azione divenuta nel contempo globalizzata dal maturare dell’economia globale e dall’avvento delle nuove tecnologie. Ed è chiaro che chi possiede il predominio delle idee globali farà di tutto per far percepire come del tutto naturale lo stato di idee che lo sorregge, sicchè il neoliberismo e le attuali strutture economiche vengono fatte percepire come inevitabili e come del tutto naturali e quindi accettabili. L’assoluta convinzione della supremazia del privato sul pubblico è la prova principe dell’accecamento ideologico che pervade le classi dirigenti del cosiddetto Primo Mondo, e ne è la controprova il fatto che qualsiasi paese che nel bene o nel male decida di contrapporsi a tale sistema venga inevitabilmente isolato e sanzionato con l’etichetta di “dittatura”.

Se si prendesse infatti come criterio quello dei “diritti umani” per dividere con un solco i buoni dai cattivi, ecco che riuscirebbe difficile spiegare per paesi che si fanno portavoce degli ideali di libertà e tolleranza le alleanze con paesi come Arabia Saudita et similia dove questi stessi diritti vengono sistematicamente violati dai valori vigenti. Ecco quindi che risulta difficile credere alla teoria della “fine delle ideologie” quando viviamo semmai in un’era nella quale a una ideologia dominante bisogna contrapporre la costruzione di una ideologia contrastante, in grado di rappresentare gli interessi sociali dei gruppi umani fin qui esclusi dal benessere comune.

Photo Credit https://commons.wikimedia.org/wiki/File:HRSOA_AlbertBierstadt-Storm_in_the_Mountains.jpg

@Dc

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