La Finlandia vira verso destra. Divisa tra Russia e NatoTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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La Finlandia vira verso destra. Divisa tra Russia e Nato

Dopo oltre un mese e mezzo dalle elezioni, si è formato il nuovo governo finlandese. Come mostra questa lunga attesa, dopo la Svezia [1] anche la Finlandia è entrata in un periodo di instabilità politica. Tagli allo stato sociale, riduzione dei salari e le relazioni con la Nato e con la Russia saranno i temi centrali dei prossimi mesi.

Fonte: Marx21.it

Un altro paese scandinavo vira a destra

Le elezioni di aprile hanno infranto nuovamente la distorta visione, ancora prevalente nel senso comune del nostro paese, di una Scandinavia socialdemocratica, civile, accogliente e neutrale.

Da un punto di vista economico, la Finlandia sta attraversando una fase estremamente difficile, paragonabile per gravità a quella del nostro paese. Il Pil finlandese arretra ormai dal 2011, con un crollo degli investimenti (dovuto sia al settore industriale che alle costruzioni) e una bilancia commerciale ormai costantemente in negativo. La disoccupazione ha ormai superato il 10% (con l’aumento contemporaneo di lavori part time e precari), mentre il debito delle famiglie aumenta. La Nokia, principale società finlandese, protagonista della rinascita del paese dopo la crisi del 92-95, sembra aver seguito una via simile a quella della nostra Fiat: tuttora formalmente indipendente, è ormai sotto il controllo degli americani di Microsoft, tramite una serie di accordi e compartecipazioni che nascondono una vendita di fatto.
In questo clima economico, le elezioni hanno mostrato un ulteriore spostamento a destra del paese. I principali temi della campagna elettorale sono stati la crisi economica e il bilancio dello stato. A questo riguardo, è significativo che i finlandesi si siano trovati a scegliere tra tagli di diversa entità, poiché nessuno dei partiti principali proponeva soluzioni alternative.

Le scorse elezioni, tenutesi nel 2011, avevano già segnalato un profondo disagio nel popolo finlandese. Da una parte si era assistito al boom del partito dei Veri Finlandesi [2] ; dall’altro il risultato incerto, che non dava la maggioranza ad alcuna coalizione, aveva portato alla formazione di un governo a guida conservatrice sostenuto da 6 dei 7 partiti presenti in parlamento (compresi i Verdi e l’Alleanza della Sinistra [3] , ma esclusi i Veri Finlandesi). Il Partito Socialdemocratico era risultato secondo partito.

Dopo oltre un mese e mezzo di trattative, il nuovo governo finlandese è a guida conservatrice. I risultati elettorali danno alla destra la possibilità di governare senza i partiti della sinistra, al prezzo di includere il Partito dei Finlandesi. D’altra parte la Coalizione Nazionale (centrodestra) è stata severamente punita alle elezioni ed è stata sorpassata dal Partito di Centro come principale partito della destra, partito che ora esprime il capo del governo.

Questo partito, originariamente il partito degli agrari, è sempre stato il partito gregario della destra, propenso ad alleanze tanto con i socialdemocratici che con le coalizioni alternative. Tradizionalmente forte nelle aree rurali (specialmente nel Nord) e debole nei centri cittadini, questo partito sta cambiando volto da quando è guidato dal nuovo segretario, il milionario Juha Sipilä, ora nuovo presidente della Finlandia.

Il programma del nuovo governo, che comprende anche il Partito dei Finlandesi e la Coalizione Nazionale, non mostra segni di distanza rispetto a quanto fatto dall’inizio della crisi. Il bilancio finlandese sarà risanato a forza di tagli e aumenti delle tariffe, così come già fatto negli ultimi anni. A questo si aggiungeranno delle privatizzazioni (stile Italia anni ’90) tese a ridurre il deficit e il debito finlandese [4]. Allo stesso tempo il nuovo governo lavorerà per ristabilire la competitività della Finlandia, cioè abbassare i salari rispetto alla produttività, in modo da rendere merci e servizi del paese più convenienti sui mercati nazionali e internazionali. Se i sindacati non accetteranno le trattative con la Confindustria finlandese, o se dovessero protrarre troppo a lungo le trattative, o se ancora non fossero pronti ad accettare la direzione indicata, il nuovo governo minaccia sanzioni [5] : sottoporre i sindacati al pagamento delle tasse fondiarie, sottrarre loro l’amministrazione tanto delle pensioni che dei sussidi di disoccupazione etc.

Tutto questo mostra la crisi drammatica della socialdemocrazia finlandese e scandinava. Il Partito Socialdemocratico è infatti diventato ora il quarto partito, senza più alcuna influenza sul governo e sulla vita del paese. Inoltre troverà difficoltà ad opporsi al nuovo governo, poiché è guidato dai suoi ex alleati e segue, seppur con un’intensità diversa, le politiche che i passati governi avevano già avviato. D’altra parte il Partito Socialdemocratico finlandese porta responsabilità storiche ancora maggiori: il suo feroce anticomunismo lo portò, durante la seconda guerra mondiale a collaborare con i nazisti (con la partecipazione diretta ai governi di occupazione) contro l’Unione Sovietica.

Il secondo partito nelle preferenze è il Partito dei Finlandesi. Come in altri paesi, la crisi sembra spingere gli elettori verso scelte populiste e di rifiuto del vecchio sistema politico e dei vecchi partiti. Al contrario di quanto comunemente scritto dai media italiani, questo partito non può dirsi di destra, quanto piuttosto una versione finlandese del qualunquismo: la corretta traduzione del nome infatti non è “Veri Finlandesi”, quanto piuttosto dei “Finlandesi Comuni”. Le sue posizioni si sono gradualmente limate, per volere del suo leader Timo Soini: molti elementi razzisti o proveniente dall’estrema destra sono stati allontanati o zittiti. Le posizioni restano ferme però su alcuni punti. Da una parte un rifiuto dell’Euro e dell’Unione Europea, denunciando gli effetti che questo ha avuto sull’economia finlandese. Dall’altro una vicinanza alla Russia e un rifiuto dell’adesione del paese alla Nato. Sugli altri temi, sembra scegliere un mix di proposte progressiste e conservatrici.

La Finlandia verso la Nato

Dall’inizio della crisi Ucraina, con il conseguente scontro aperto tra Nato e Russia, si sono fatte sempre più pressanti le spinte per un’integrazione della Finlandia (e della Svezia) nella Nato. Questo dibattito è stato aperto dal passato governo, ma non è stato discusso apertamente in campagna elettorale per la scarsissima condivisione da parte dei finlandesi: secondo diversi sondaggi, meno di un quarto sarebbe disposto ad abbandonare la storica neutralità per aderire all’alleanza militare a guida americana. L’unico partito che ha dichiarato la propria aperta volontà di far aderire il paese all’alleanza è stato proprio il Partito di Centro, mentre la Coalizione Nazionale aveva solo espresso la propria volontà di aprire un dibattito nel paese.

La Finlandia è stato fino ad ora un paese neutrale, tanto durante la guerra fredda che successivamente. Fino al crollo dell’Unione Sovietica era addirittura presente una commissione censura che si occupava di vagliare tutte le pubblicazioni che trattassero dell’Urss. Le continue notizie, rilanciate ossessivamente dai media, su presunti sconfinamenti di aerei russi sullo spazio aereo del paese, o sugli avvistamenti di sottomarini russi in acque finlandesi non hanno per ora ottenuto l’obiettivo sperato. Ma nulla esclude che una decisione possa essere presa dall’alto ignorando l’orientamento prevalente nel paese. Infatti, mentre l’accordo che aveva formato il passato governo escludeva esplicitamente l’adesione alla Nato, il nuovo programma di governo non esclude un’adesione nei prossimi 4 anni.

Su questo tema esiste però una contraddizione nel governo tra i partiti di centro destra e il Partito dei Finlandesi. In questa sfida il Partito dei Finlandesi ha alcune posizioni di forza, avendo ottenuto sia il ministero degli Esteri (guidato dal suo segretario), quanto quello della Difesa. Come mostrato sulla questione della lista russa delle persone non gradite, gli orientamenti sono stati ben diversi: mentre il Partito dei Finlandesi ha ritenuto non rilevante la questione, gli altri due partiti della coalizione hanno alimentato la paura anti russa.

La questione della neutralità del paese e dei rapporti con la Nato e con la Russia va oltre l’adesione esplicita del paese all’alleanza.

Da una parte il nuovo governo prevede di aumentare significativamente il bilancio della difesa, per aumentarne la consistenza, ammodernare i mezzi e permettere quindi la partecipazione del paese tanto a missioni all’estero quanto ad esercitazioni congiunte. Tra l’altro si cominceranno a intercettare anche segnali radio che non attraversano il paese: un modo velato per non escludere operazioni di spionaggio elettronico verso la Russia. L’obiettivo del nuovo governo sembra essere quindi quello di soddisfare la richiesta di Obama ai membri Nato (pur non facendone parte) di farsi carico dei maggiori costi della difesa e di raggiungere un rapporto del 2% tra spese militari e Pil.

Inoltre, ormai da tempo, il paese partecipa ad esercitazioni congiunte insieme alla Nato [6] . In particolare anche la Finlandia appare sempre più attiva partecipante della “Nato del Nord [7]” a guida britannica tesa a integrare gradualmente Svezia e Finlandia nei dispositivi della Nato [8] . Sotto pressione dei due paesi scandinavi già membri dell’alleanza atlantica (Danimarca e Norvegia) si è infatti creato un coordinamento permanente tra i paesi del Nord e la Gran Bretagna che prevede incontri annuali dei ministri degli esteri e della difesa al fine di discutere i propri piani della difesa, programmare iniziative congiunte, coordinare le spese militari e impostare una politica comune. Inutile dire che tutto questo avviene in sintonia con gli indirizzi dell’Alleanza Atlantica. Come riporta il numero di Limes, già nel 2010 (quindi ben prima dei fatti ucraini) il Ministro della Difesa britannico dichiarava:

“Lo scopo dell’incontro in Norvegia è approfondire i rapporti bilaterali con la Norvegia, creare un’entità Nato con la quale la Finlandia e la Svezia si sentano a proprio agio, rafforzare – in qualità di potenza nucleare – la sicurezza dell’articolo 5  negli Stati Baltici e la nostra capacità in quanto raggruppamento della Nato di affrontare le dispute regionali con la Russia”[9]

Questo implica che, insieme ai tagli sociali previsti, ci sarà un forte aumento del budget della difesa per adeguare l’attuale esercito finlandese agli standard e alle esigenze delle Nato. Infatti questo è ancora un esercito di leva, scarsamente armato, con attrezzature vecchie e orientato alla difesa del paese piuttosto che ad azioni esterne: e visti i buoni rapporti con la Russia e gli altri paesi confinanti, non c’erano particolari necessità di difesa. Ora le cose cambieranno. Insieme alla possibile adesione alla Nato nei prossimi 4 anni [10] è stata creata una commissione atta a valutarne il costo. Inoltre sono stati messi in conto l’acquisto di 64 nuovi aerei (ovviamente di produzione americana). In totale si prevede di aumentare il bilancio della difesa di 187 milioni di euro all’anno.

La sinistra finlandese : l’Alleanza di Sinistra e il Partito Comunista

In questa situazione, il compito della sinistra finlandese è fondamentale. Da un lato è necessario contrastare le politiche antisociali del governo; dall’altra è urgente impedire l’adesione del paese alla Nato, mantenere la neutralità e continuare la tradizione di buone relazioni con la Russia.

I due partiti della sinistra finlandese sono l’Alleanza di Sinistra (Vasemmistoliitto) e il Partito Comunista di Finlandia.

I due partiti, che spesso collaborano su molti temi, sono divisi dalla storia, dai riferimenti internazionali e dalla posizione sui due temi centrali: l’Unione Europea e la Nato.

L’Alleanza di Sinistra si è formata alla fine degli anni ’80 dallo scioglimento del Partito Comunista Finlandese. Per tutti gli anni ’90 le posizioni del partito sono state molto moderate. Per ben 8 anni, dal 1995 al 2003 ha partecipato ai governi di grande coalizione insieme alla destra e ai socialdemocratici. In questo periodo ha supportato tutte le misure di liberalizzazione dell’economia finlandese, i tagli allo stato sociale oltre al supporto alla guerra in Afghanistan. Il partito ne è uscito distrutto dal punto di vista della base e di linea politica. Come ciliegina finale, alla fine di questi 8 anni, la segretaria Suvi-Anne Siimes ha lasciato il partito per diventare rappresentate delle industrie farmaceutiche, poi direttrice delle lotterie finlandesi. Nel 2011 ha anche supportato un candidato della Coalizione Nazionale (centrodestra). A seguito di questo lungo periodo, l’Alleanza ha ripensato le proprie posizioni: da una parte è rimasta la condanna dell’Unione Sovietica e il rifiuto del socialismo come alternativa all’attuale sistema capitalistico; dall’altro si è spostata la linea verso tematiche verdi con accenti anticapitalistici. Questa svolta ha portato a un ringiovanimento del partito, a un rafforzamento nelle aree urbane ma a un indebolimento dei tradizionali legami con il sindacato. Sebbene sia stato riconosciuto l’errore della partecipazione alle grandi coalizioni, l’Alleanza della Sinistra sembra aver avuto una ricaduta: dal 2011 al 2014 ha partecipato con gli altri partiti al governo di Katainen con due ministeri. A pochi mesi dalle elezioni ha lasciato i posti citando come causa i tagli al welfare. Il Partito è membro attivo del Partito della Sinistra Europea.

Sul tema della Nato l’Alleanza di Sinistra si è opposta, sia durante il governo Katainen, che in seguito. Questa opposizione è però più sfumata di quella del Partito Comunista: infatti nel manifesto elettorale si parla di smantellare le alleanze militari (senza riferimenti specifici) e di promuovere il disarmo e la pace basate sul rispetto dei principi delle Nazioni Unite. Tenuto conto che il 75% dei finlandesi è contro la Nato, questo è una posizione molto moderata, che rischia di non cogliere la centralità attuale di questo tema. Coerentemente con l’adesione alla Sinistra Europea, l’Alleanza richiede un ruolo più attivo della Finlandia nell’Unione Europea, con il fine di evitare il dumping fiscale e salariale, con l’abbassamento dei salari e delle condizioni ambientali.

In queste elezioni l’Alleanza ha ottenuto 12 parlamentari (-2 rispetto al 2011), perdendo 27’000 voti rispetto a quattro anni prima (da 238’000 a 211’000 e dal 8,1% al 7,1%).

Il Partito Comunista si è riformato nel 1997 come risposta alla politica dell’Alleanza dentro i governi di grande coalizione. Alcuni parlamentari e alcune sezioni uscirono dall’alleanza per unirsi alla sinistra del Pc espulsa negli anni ’80 per la vicinanza all’Unione Sovietica. Da allora persegue un progetto di ricostruzione del Partito Comunista , in un paese che in passato ha visto una presenza significativa dei comunisti (con punte di oltre il 20% alle elezioni). In queste elezioni lo slogan del Partito è stato “Lavoro, Pace e Welfare” [11] . Le proposte infatti si concentravano su una riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore (6 ore giornaliere, a parità di salario) per combattere la disoccupazione e per una redistribuzione della produttività. Inoltre era chiara ed esplicita la richiesta di mantenere la neutralità finlandese contro qualsiasi idea di adesione alla Nato: veniva anche denunciata l’adesione di fatto del paese, attraverso le molte esercitazione congiunte.

Sebbene anche il Partito Comunista abbia aderito alla Sinistra Europea, il punto di vista sulla partecipazione della Finlandia all’Unione Europea e alla moneta unica sono ben chiari. Come affermava il suo segretario alla 13° riunione dei partiti comunisti, l’Unione Europea non è la risposta ai problemi della Finlandia, ma è il problema [12] . Purtroppo il risultato elettorale non ha premiato il Partito Comunista, che è stato escluso dalle tribune politiche e dai media: il suo risultato resta lo 0,3% ottenuto alle scorse elezioni del 2011 e mantenuto alle passate elezioni europee.

La Finlandia tra Russia e Nato

La situazione in Finlandia racconta di un paese molto diverso da quello che ci appare dall’Italia: instabilità politica, disoccupazione, crisi economica acuta. Anche sul piano internazionale c’è una forte spinta perché il paese si unisca al fronte anti russo costruito dagli Stati Uniti, dalla Nato e dall’Unione Europea. Ma le resistenza del popolo finlandese, restio a tagliare i legami storici con la Russia, così come l’opposizione dei comunisti e della sinistra finlandese renderanno questo lavoro molto più difficile di quanto pianificato dai suoi ideatori. Non è escluso che sia necessario qualche fatto eclatante per costringere il paese ad aderire all’Alleanza Atlantica. Per il momento il gioco è aperto. Allo stesso tempo cresce l’insofferenza verso l’Unione Europea e le sue politiche, ritenuta giustamente colpevole dello smantellamento del solido sistema sociale finlandese. Anche su questo terreno, all’interno della crisi conclamata dell’Ue, potremmo assistere a sviluppi interessanti nei prossimi mesi.

1. La crescita dell’estrema destra e la fine del mito svedese
2 .Con l’aumentata influenza, questo partito ha deciso di cambiare nome in “Partito dei Finlandesi”
3. Sia i Verdi che il Partito della Sinistra hanno ritirato l’appoggio al governo nella seconda metà del 2014
4. Austerity on the way with Sipilä government plan
5. PM Sipilä denies Iltalehti ‘secret list’ of anti-trade union measures
6. Le molte partecipazioni ad azioni Nato sono ben documentate da questo articolo di Mazzeo : “Come la nuova Nato globale si prepara alle prossime guerre”
7. La Lega del Nord: il progetto di Londra che agita Berlino , Limes 12-2014
8. Sempre sull’argomento, ma con un punto di vista decisamente europeista ed atlantico : Nordic pact heightens tension with Russia
9. Limes 12-20014 , p.160
10. New Finnish Government Raises NATO Stakes
11. http://www.skp.fi/2015-27-3/the-communist-party-of-finland-and-the-2015-parliamentary-elections
12. 15 IMCWP, Contribution of CP of Finland [En.]

Lorenzo Battisti* per Marx21.it
*Dip. Esteri del Partito Comunista d’Italia

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