La "grande bugia" del governo Letta-AlfanoTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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La “grande bugia” del governo Letta-Alfano

Secondo molti analisti il governo Letta-Alfano starebbe solo mentendo per rinviare i problemi, con l’unica speranza di guadagnare tempo dal momento che, a oggi, non ci sarebbero soluzioni in campo.

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Il governo sta facendo cose straordinarie, ci raccontano. Ma è davvero così? Oppure, al contrario, è vero che il governo letta-Alfano stia cercando di rinviare il rinviabile, sperando magari che un domani i problemi rinviati oggi si ripresentino meno gravi. Un atteggiamento da “struzzi” che rischia però di aggravare il problema piuttosto che migliorarlo, anche perchè il primo studio commissionato sulla riduzione del debito, solo per fare un esempio, rappresenta già un macigno. L’argomento è stato affrontato anche da Wall Street Italia, non certo la Pravda, che ha dato conto di un primo approccio del governo al problema del Fiscal Compact. Stiamo parlando di quel patto europeo che ci impone di tagliare il debito pubblico di una consistente percentuale ogni anno per arrivare in vent’anni a quel 60% del Pil prescritto dal Trattato di Maastricht. Ovviamente nessuno del governo discuterà in pubblica di questo problema, anche perchè se la maggioranza della popolazione si rendesse davvero conto del problema, ecco che potrebbero esserci seri di problemi di ordine pubblico. E sì perchè a nessuno piace farsi prendere per i fondelli, e in molti iniziano a credere che il governo stia solo navigando a vista. Per tagliare 400 miliardi di euro di debito il governo pensa di trovarne 100 dalla vendita dei beni pubblici (15-20 miliardi all’anno), 50 miliardi dalla costituzione e cessione di società per le concessioni demaniali; 25-35 miliardi dalla tassazione ordinaria delle attività finanziarie detenute in Svizzera (5-7 miliardi l’anno); e i rimanenti 215-235  dall’operazione shock preventivata dal governo. “Verrebbe individuata una porzione di beni patrimoniali e diritti dello Stato, a livello centrale e periferico, disponibili e non strategici, e venduta a una società di diritto privato di nuova costituzione partecipata principalmente da banche, assicurazioni, fondazioni bancarie ed altri soggetti. La società emetterebbe obbligazioni a 15-20 anni garantite dai beni. Essendo emessi da un soggetto privato, tali titoli non entrerebbero nel computo del debito pubblico. Lo Stato incasserebbe il corrispettivo portandolo direttamente a riduzione del debito pubblico, con conseguente risparmio di interessi”, ha spiegato Paolo Cardenà su Wall Street Italia. Ma se questo è il piano del governo per l’abbattimento del debito pubblico ci sarà davvero poco da ridere. Sempre Cardenà infatti questo piano “sembra poco di più che un’operazione finanziaria per spolpare il patrimonio pubblico creato in oltre un secolo di storia, e offrirlo così a banche semifallite”. Questo piano è peraltro anche smentito dalla realtà dal momento che pochi giorni fa Bankitalia ha diffuso i dati sul debito pubblico nel mese di maggio, che è salito alla cifra di 2075 miliardi di euro, un incremento di 33 miliardi rispetto ad aprile. In tutto il 2013 il debito pubblico sarebbe aumentato già di 86 miliardi di euro, e di 170 dall’inizio del 2013 “Ossia circa il 43% dei 400 miliardi ipotetici che il governo vorrebbe destinare all’abbattimento del debito, generati, per lo più, da dismissioni di beni pubblici, ossia dalla (s)vendita del patrimonio della collettività costruito in quasi 100 anni di storia industriale del paese”. Insomma anche se questa operazione dovesse venire realizzata, nel giro di pochi anni ci troveremmo sicuramente con un debito uguale a quello attuale, peccato che avremmo perso quasi tutto il patrimonio pubblico! Per cosa? Per nulla, per regalarlo alle banche, ancora una volta, e ricominciare il gioco da capo.

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