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mercoledì , 18 gennaio 2017
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La “grande bugia” dell’Inghilterra

La “grande bugia” dell’Inghilterra

Secondo il rapporto Poverty and Social Exclusion Project, finanziato dalla Economic and Social Research Council sulla povertà, in Inghilterra un inglese su tre sarebbe sotto la soglia di povertà. Dal 1983, anno in cui la Thatcher cominciò il suo secondo mandato, le famiglie povere sono passate in trent’anni dal 14 al 33%. Si tratta del fallimento plastico delle teorie neoliberiste oggi così in voga. 

Si scrive “neoliberismo”, ma si legge povertà. A dirlo prima erano solamente i comunisti e qualche intellettuale di sinistra, e infatti ben pochi ci credevano dal momento che negli ultimi tre decenni ben pochi si aspettavano l’arrivo di una crisi devastante come quella che ha messo in ginocchio l’Europa e l’Occidente negli ultimi anni. Infatti nella vulgata del mainstream la Thatcher e la Gran Bretagna rappresentano un modello idillico, da imitare e  da bramare in tutti i modi. Non solo, ormai questa ammirazione a tavolino nei confronti dei britannici è talmente connaturata che sono soprattutto i giovani a vivere del “mito inglese”, avendo come sogno l’emigrazione di massa a Londra, diventata una sorta di “America” del XXI secolo per i giovani italiani senza speranze. La Gran Bretagna che inseguono però è quella patinata della propaganda, non certo quella reale. Secondo un recente ed esaustivo rapporto chiamato Poverty and Social Exclusion Project” e finanziato dalla Economic and Social Research Council e da ben otto università, circa il 33% dei cittadini britannici sarebbe da considerarsi sotto il livello della povertà. Avete capito bene, a partire dal 1983, quando cioè la Lady di Ferro Margaret Thatcher veniva rieletta per la seconda volta, i poveri inglesi sono aumentati dal 13 al 33%, un aumento del 20% direttamente correlato alle politiche neoliberiste in campo economico fortemente volute dalla Thatcher, guardacaso per molti dei governati dell’Europa di oggi un modello. Insomma liberismo selvaggio e privatizzazioni forse servono per far tornare i conti, ma non certo per aiutare la gente, che anzi si è impoverita come mai prima. Eppure sono molti i paesi che vogliono imitare proprio il percorso inglese mitizzando la “Reagan Revolution”, secondo noi e secondo molti invece quello che ha condannato il mondo all’attuale difficoltà.  Non solo, Cameron, Blair e Brown hanno tutti miseramente fallito nel tentativo di sconfiggere la povertà, come sottolineato dal professor David  Gordon della Bristol University, coordinatore della ricerca. Ormai, rapporto alla mano, la Gran Bretagna ha un numero di poveri paragonabile ai paesi del Terzo Mondo! Non solo il rapporto smentisce anche un altro dei pilastri dei fautori del neoliberismo, ovvero lo stereotipo per cui la scarsità di lavorare o la mancanza di voglia di lavorare genera la povertà. Secondo lo studio invece emerge che la maggioranza delle persone che vivono sotto la soglia di povertà sono proprio lavoratori che lavorano più di 40 ore a settimana! Insomma è pieno di decine di migliaia di inglesi che lavorano come muli e ricevono stipendi inadeguati ad avere una vita dignitosa. Un terzo delle famiglie britanniche quindi non ha abbastanza da mangiare, da vestirsi, insomma sono povere nel vero senso della parola, anche se la loro stessa esistenza viene ignorata dalla propaganda mediatica che continua a mostrare il Mediterraneo in balìa della povertà e del malaffare e l’Inghilterra come la patria del buongoverno e del benessere.  Insomma, con questo non vogliano difendere in modo nazionalistico il nostro Paese, duramente colpito dalla povertà e dalla crisi, ma ricordare a tutti gli amanti per moda della cultura british che non è tutto oro quel che luccica.  E forse, la cosa più grottesca di tutte, è che dopo tutto questo ci sarà ancora qualcuno in grado di difendere la Thatcher e proporla, ancora, come modello.

G.B

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