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giovedì , 23 marzo 2017
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La grande farsa dello scontro Fbi/Apple

Si fa un gran parlare della grottesca vicenda che vede protagonisti l’Fbi e la Apple riguardo al rifiuto dell’azienda di concedere all’Fbi l’accesso ai contenuti dell’iPhone del terrorista protagonista della strage di San Bernardino. Con il suo rifiuto la Apple sembra volersi fare pubblicità in quanto non sembra credibile che l’Fbi debba “chiedere il permesso” per una cosa del genere. Oppure, se è vero, significa che le multinazionali sono più importanti dei governi nel decidere circa la nostra sicurezza, e forse questo sarebbe persino peggio. 

Dopo che Sayed Farook assieme alla moglie ha ucciso diverse  persone in quella che è tristemente passata alla storia come la strage di San Bernardino, gli Stati Uniti hanno riscoperto il terrorismo e anche sull’onda emotiva di quanto successo al Bataclan di Parigi è sembrato in tutto il mondo che si fosse arrivati al momento di una stretta per quanto riguarda la sicurezza. In tanti parlavano di intercettazioni che dovevano diventare capillari per fronteggiare le minacce del terrorismo, e in un mondo in cui tramite Gps, satelliti e tecnologia si può in pochi secondi scoprire tutto su qualsiasi persona non è forse fuor di luogo parlare di un Grande Fratello Globale. Questa oramai è una realtà anche perchè con i social network, internet e quant’altro il mondo è già interconnesso in un modo prima inimmaginabile. Dunque nessuno ha mai pensato che le aziende fossero realmente interessate a tutelare la privacy dei propri clienti, niente altro che numeri impersonali, quindi riesce difficile pensare che l’Fbi debba chiedere permesso alla Apple per ottenere le password per leggere i dati contenuti nel cellulare di un terrorista. Perchè se così fosse bisognerebbe desumerne che per le multinazionali come la Apple la vita dei suoi clienti vale meno di zero in quanto ritiene più importante proteggere non meglio specificate procedure di privacy piuttosto che recuperare i dati di un terrorista che potrebbero servire a incastrare altri terroristi e quindi a salvare altre vite. Questo se vogliamo credere alla fiaba mediatica della Apple che per difendere stoicamente ed eroicamente la privacy dei suoi clienti sfida l’Fbi, una visione romantica e anche un pò agghiacciante in quanto se fosse vera vorrebbe dire che le multinazionali ormai sono divenute più potenti dei governi che in teoria sarebbero responsabili della sicurezza dei loro cittadini. Se invece non è così e si tratta semplicemente di una farsa, siamo di fronte semplicemente all’ennesimo spot, con i governi che si prestano al giochetto per fare contente le multinazionali. In ogni caso siamo di fronte a scenari ben poco rassicuranti con i media che cercando di parlare del caso come di una lotta tra libertà e sicurezza, senza considerare che la Apple probabilmente non è una associazione di filantropi e santi che vogliono fare del bene ma un gruppo che persegue una sola finalità: il profitto. E se le multinazionali sono divenute persino più potenti dei governi e dell’Fbi, allora potremmo essere passati, letteralmente, dalla padella nella brace.

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Tribuno del Popolo

 

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