La grande finanza, il monopolismo, le proteste poluliste e i rischi democraticiTribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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La grande finanza, il monopolismo, le proteste populiste e i rischi democratici

La crisi generale è responsabilità di un pugno di grandi famiglie del capitale monopolistico, le quali determinano gli indirizzi politici e economici attraverso i loro organismi intergovernativi.

C’è una scomposizione generale di tutta la società, una fase che mostra, senza possibilità di smentita, la condizione di sussunzione dello stato al potere monopolistico, che arriva fino ai livelli più intimi delle istituzioni, fin nei più piccoli comuni, e che mostra la ferocia con cui la classe monopolista procede nelle sue requisizioni. Un riflesso di ciò è il processo di fascistizzazione in corso, di cui non sembra si abbia piena coscienza. Il tentativo è quello di imprimere svolte autoritarie con cadenza metodologica, un cappio fascista intorno alla società, che si stringe sempre più. Le forze armate asservite agli oligarchi privati (caso Marò in India), la legge Fornero, il tentativo riuscito di impedire al centrosinistra di formare il governo, utilizzando a tale scopo anche gli inconsapevoli ultrasinistri che negano fieri la politica delle alleanze, il governissimo, le privatizzazioni, lo smantellamento delle piccole e medie imprese, sono elementi che confermano questa tendenza ormai manifesta. La manomissione della Costituzione antifascista cosa significa del resto? Nel corso della storia moderna, ogni nuovo Stato, ogni nuovo ordinamento politico sociale che nasce, sia esso progressista che reazionario, si dota di propri regolamenti che lo rispecchiano, che lo caratterizzano: è stato così per la Russia dei Soviet, che ebbe la sua Costituzione, fu così per il fascismo che iniziò immediatamente a rinnovare il sistema legislativo italiano, e così accadde all’indomani della vittoria partigiana sul fascismo, da quell’Italia nuova sorse, a coronamento, la Costituzione antifascista. Oggi dunque il tentativo di cambiare quella Costituzione mostra la volontà oligarchica di forzare definitivamente il passaggio da una condizione post-democratica, accentuatasi negli anni, a una forma di fascismo aperto in cui la classe monopolista, a differenza di ieri, prende in mano direttamente le istituzioni senza mediazioni (vedi quest’estate “l’invito” del colosso JP Morgan, della Famiglia Rockefeller, a liberarsi delle costituzioni democratiche europee).
L’elezione di Renzi mostra da un lato come i monopolisti prendono di peso il Pd e lo spostano all’interno di un indirizzo conservatore, dall’altro emerge lo scontro inter- monopolistico tra i blocchi di Maastricht e Wall Street, che si riflette in queste vicende. Questa è la lettura sul caso Renzi; i poteri monopolistici che lo sostengono, la sua dichiarazione contro Colaninno, l’appoggio datogli da De Benedetti.
Ed appunto Renzi, Grillo e compagnia fanno parte di una strategia populista che viene adottata per perseguire questo disegno fascistizzante: una strategia che deve coinvolgere ampi settori di società, facendo leva principalmente sul consenso del sottoproletariato e della piccola borghesia. Un populismo che viene propinato per dare l’illusione a queste classi, a questi settori, di avere un peso nelle scelte, mentre intanto si ripuliscono ferocemente le loro tasche, e si nega ogni contrapposizione di classe (ci vuole il nuovo, destra e sinistra sono schemi vecchi che hanno fallito..) mentre la classe monopolista si afferma con violenza e tirannia.
I forconi, i fascisti che apertamente bloccano alcune strade, le ferrovie, sono il fenomeno che viene determinato da questa strategia e mostrano l’estrema gravità della situazione: questi si mostrano ormai con affermata spavalderia e sono ad un livello molto avanzato rispetto alla classe operaia, divisa e isolata, rispetto all’impreparazione dei comunisti che in buona parte sottovalutano il fenomeno, rispetto ad una disorganizzazione di tutto il Fronte democratico delle classi in lotta contro il monopolismo.
E’ cosa certa che, per dare maggiore impulso a tale processo in corso, accadrà sicuramente qualche evento drammatico di impatto nazionale.
Aver permesso la concentrazione del potere economico in sempre meno mani, non averla contrastata, sta portando pericoli di dimensioni importanti: questi poteri crescenti sono alla base di regimi forti contro le masse lavoratrici e contro il popolo. E i regimi forti sono, nella loro sostanza di classe, fascisti.
Gravi pericoli incombono sul paese e sull’Europa: pericoli di fascistizzazione continentale e guerra.
Fondamentale è agire subito: la classe operaia e il suo partito comunista propongano il Fronte Democratico delle classi in lotta al monopolismo, un Fronte democratico guidato dalla classe operaia che deve isolare la classe monopolista, condizione indispensabile se si presume di mettere perlomeno in discussione i parametri imposti dagli organismi intergovernativi sovranazionali che agiscono su diretto comando e controllo di costoro. Un Fronte democratico delle forze progressiste e democratiche che sia il risultato dell’unità d’azione che da sempre la classe operaia ha proposto nel corso delle sue lotte storiche, sia in fase di avanzamento, che di difesa. Una lotta che la realtà ci dice dovrà essere continentale, poiché tale è lo sviluppo del modo di produzione capitalistico, di carattere monopolistico/finanziario. Le formazioni monopolistiche hanno ormai assunto una veste multinazionale, i loro interessi abbracciano numerosi settori, anche diversi tra loro, e non specificatamente merceologici. Il capitale si concentra in sempre meno mani, centralizzandosi non più a livello nazionale, e su questa base occorre stabilire una risposta di classe. Questo ci dice la realtà, lo sviluppo del capitale automaticamente ci porta non più verso lo stato nazionale, ma verso la stato continente, anche se di ciò ancora non si ha ancora una coscienza diffusa, ma di avanguardia. Questa è la tendenza in atto in America Latina, questa sarà la tendenza europea. Che non significa annullare le realtà e le prerogative nazionali, anzi l’esatto inverso. Il Fronte democratico antimonopolista delle classi in lotta al monopolismo, diretto dalla classe operaia oppure la definitiva capitolazione al fascismo, alla guerra, alla nuova Restaurazione medievale.

Erman Dovis

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