La "grande illusione" della "democrazia"Tribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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La “grande illusione” della “democrazia”

La democrazia è davvero una bella parola e un bel concetto da declinare. Eppure molti che oggi si dichiarano “democratici” non si rendono conto che la “democrazia” come la conosciamo non è arrivata gratis, è stata il frutto dei rapporti di forza del XX secolo quando c’era una potenza, l’Urss, che indirettamente, con la sua stessa esistenza, spronava la “democrazia” dell’Occidente a riformarsi. 

La democrazia è sicuramente una bella parola, un bel concetto, un bel sogno se vogliamo. E’ dura definirsi antidemocratici se per democrazia si intende il concetto di “governo del popolo” che esprime il proprio giudizio tramite una votazione, eppure è anche un concetto molto astratto in quanto la democrazia nella sua applicazione va incontro a difficoltà spesso insormontabili arrivando a modificare se stessa fino a diventarne una “degenarazione”. E quindi? Quindi quanti oggi si definiscono dei cantori delle sorti progressive della democrazia, elencando magari tutti i diritti di cui disponiamo vivendo in una democrazia, dovrebbero però ricordarsi che tali diritti non sono arrivati “gratis” e che la stessa democrazia non è piovuta dal cielo ma è stata il compimento di movimenti e cambiamenti sociali derivanti anche dal contesto. Questo ha portato molti che si riconoscono legittimamente nella democrazia a perdere di vista il quadro generale, ovvero che nulla è per sempre e che questa “democrazia” frutto di una lotta e di una contrattazione avvenuta nel corso del XX secolo, non rimarrà uguale per sempre, anzi.

Molti dei diritti che oggi diamo per acquisiti non sono per sempre, e venendo meno il contesto che ha portato a quel tipo di “democrazia” cambierà anche il livello di democrazia che viviamo, e sta già accadendo. E quando le forze cosiddette democratiche si sganciano dalla società reale rappresentando potentati economici piuttosto che segmenti della società, il concetto stesso di democrazia appare in presa a un “vulnus” che in troppi faticano, o non vogliono, riconoscere. Per sciogliere questo equivoco bisognerebbe chiarire che l’uomo non è evoluto senza strappi verso la “democrazia”, bensì l’ha conquistata grazie a situazioni peculiari, vedi lo scontro tra sistemi ideali ed economici del XX secolo. Senza i carri armati dell’Urss in poche parole, gli intellettuali di sinistra che predicavano uguaglianza e giustizia sociale nel corso del XX secolo non avrebbero avuto alcun potere contrattuale. La controprova è che appena il socialismo reale è crollato, i lavoratori hanno cominciato a perdere i diritti acquisiti e a smettere di accumulare conquiste sociali. Di conseguenza il paradosso è che l’Unione Sovietica, che era il bersaglio degli strali di quegli stessi intellettuali contrari a ogni “ideologia”, con la sua stessa esistenza permetteva a quegli intellettuali di contare e di accrescere il proprio peso nella società.

No, l’Unione Sovietica non era perfetta, era un sistema pieno di difetti e ancora “giovane” se vogliamo dal momento che aveva pochi decenni di storia contro i secoli di esperienza del sistema capitalistico che voleva abbattere. Di conseguenza era sicuramente vero che esistessero cocenti ingiustizie al suo interno ma la colpa storica degli intellettuali “democratici” e di “sinistra” dell’Occidente, magari figli degli anni Sessanta, è stata quella di non comprendere che la “democrazia” è un concetto sganciato dai sistemi economici. Di conseguenza l’Occidente non era “democratico” contro l’Impero Sovietico “dittatoriale”, semplicemente in modo pragmatico concedeva diritti ai suoi cittadini per battere l’Urss nello scontro per il consenso globale, e infatti non a caso non appena l’Urss è venuta meno nessuno ha più fatto alcuna concessione alle classi popolari. In soldoni non sta scritto da nessuna parte che l’Occidente della essere per forza democratico, e non sta scritto da nessuna parte che le libertà e i diritti di oggi rimangano per sempre. Senza la potenza geopolitica dell’Unione Sovietica i movimenti popolari non hanno fatto più paura e sono stati tutti sconfitti o cooptati con facilità ridicola dato che non esisteva più un sistema da contrapporre a quello vigente e non c’era quindi più bisogno di creare consenso.

@Gracchus Babeuf

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