La Grecia e la fine del modello neocoloniale di sfruttamentoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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La Grecia e la fine del modello neocoloniale di sfruttamento

Con la ormai innegabile bancarotta della Grecia, è finalmente arrivata la fine del modello neocoloniale-finanziario. Sappiamo tutti come funzionava il vecchio modello coloniale: gli imperi prendevano il controllo fisico di terre precedentemente indipendenti e dichiaravano la loro proprietà su quelle regioni come nuove colonie.

Quali sono i vantaggi del controllo delle colonie? Nel modello coloniale tradizionale c’erano due vantaggi principali: la potenza imperiale (il centro) otteneva importanti materie prime e lavoro a basso costo dalle colonie (periferia); la potenza imperiale vendeva al territorio coloniale di nuova acquisizione i propri manufatti ad alto margine.

Questa dinamica del “compra a poco e vendi a molto” è il cuore del colonialismo, che può essere compreso come un esempio del modello centro-periferia.

Il libro Sweetness and Power: The Place of Sugar in Modern History (Dolcezza e potere: il posto dello zucchero nella storia moderna) è un eccellente racconto di come questo modello abbia funzionato per la Gran Bretagna.

Le tensioni che questo modello ha generato nelle élites coloniali americane sono presentate in TobaccoCulture: The Mentality of the Great Tidewater Planters on the Eve of Revolution.

Il modello tradizionale di colonialismo è stato abbandonato forzosamente negli anni ’40-’60. Le vecchie colonie imposero la propria indipendenza politica, un processo che diminuì la ricchezza e l’influenza globale delle vecchie potenze coloniali.

Come risposta a tutto questo, le potenze finanziarie globali perseguirono il controllo finanziario piuttosto che il controllo coloniale. Questa è una dinamica di quella che chiamo “il modello di finanziarizzazione neo coloniale”, che sostituisce il potere economico della finanziarizzazione (debito, leva finanziaria, speculazione) a quello del rozzo potere della conquista politica e del controllo.

La strategia principale della finanziarizzazione è quella di estendere l’accesso al credito facile a quei paesi con un difficile accesso al mercato dei capitali. Questi abboccheranno all’esca del credito facile, accettando le penalità e gli interessi alti connessi.

Poi, quando l’espansione del credito raggiungerà limiti insostenibili, i creditori domanderanno garanzie, accordi vantaggiosi e concessioni finanziarie.

Questa tattica è stata ben documentata dai libri come The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism (La dottrina dello shock: l’ascesa del capitalismo disastroso) e Confessions of an Economic Hit Man (Confessioni di un sicario dell’economia).

Ma il saccheggio economico delle vecchie colonie ha dei limiti, e come conseguenza le potenze finanziarie globali hanno sviluppato il modello neocoloniale, che riproduce queste stesse tecniche nella regione di origine.

Così la Grecia e le altre nazioni europee povere di capitali sono state riconosciute dal “centro” come periferie da sfruttare, e l’Euro era lo strumento ideale per finanziarizzare le economie di nazioni che non avrebbero mai potuto creare la bolla immobiliare o del credito senza il tappo aperto del credito facile che ha inondato le loro economie.

Nel neocolonialismo le forze della finanziarizzazione sono utilizzate per vincolare le élites locali e la popolazione al “centro” finanziario : i colonizzati “periferici” prendono a prestito il denaro necessario ad acquistare le merci prodotte nei paesi del “centro”, arricchendo così le élites imperiali con a) i profitti ottenuti dalla vendita delle merci ai debitori b) con gli interessi sul debito concesso ai paesi periferici per acquistare le merci prodotte dai paesi centrali e “vivere alla grande” c) la “cresta” fatta sulle transazioni nella finanziarizzazione del patrimonio periferico, come l’immobiliare e il debito statale.

In sostanza, le banche del centro dell’Unione Europea hanno colonizzato le nazioni periferiche, attraverso la finanziarizzazione dell’Euro, che ha permesso una grande espansione del debito e del consumo nei paesi periferici. Le banche e gli esportatori dei paesi del “centro” hanno ottenuto grandi profitti dall’espansione del debito e del consumo.

Ora che lo schema della finanziarizzazione ha fatto il suo corso, lo stato neocoloniale della periferia si rivela con tutta evidenza: il patrimonio e i redditi della periferia fluiscono verso il “centro” come interessi sul debito privato e pubblico che è posseduto dalle banche centrali del “centro” e dalle banche private.

E’ da notare quanto poco del “salvataggio” greco sia arrivato ai cittadini greci e quanto invece fossero gli interessi pagati alle potenze finanziarie.

Questo non è solo un neocolonialismo perfetto, ma anche un perfetto neofeudalesimo. Le nazioni periferiche dell’Unione Europea sono effettivamente debitori neocoloniali del centro, e i contribuenti delle nazioni centrali sono ora servi feudali il cui lavoro è quello di approfittare di ogni prestito alla periferia che diventa difficile.

Del neocolonialismo beneficiano sia l’aristocrazia finanziaria del centro, che le oligarchie/cleptocrazie nazionali. Questo è mostrato chiaramente dal saggio Misrule of the Few: How the Oligarchs Ruined Greece.

Con la ormai innegabile bancarotta della Grecia, siamo finalmente giunti alla fine del modello neocoloniale/finanziario: non ci sono più mercati da sfruttare con la finanziarizzazione, e non può più essere mascherato il fatto che la montagna del debito non sia rimborsabile.

A questo punto l’aristocrazia finanziaria ha un dilemma irrisolvibile: la cancellazione del debito cancella anche il flusso patrimoniale e dei redditi, poiché ogni debito è un credito per altri (e quindi patrimonio e reddito). Quando tutti questi asset fantasma saranno riconosciuti come senza valore, allora il sistema imploderà.

 Tyler Durden | da www.zerohedge.com

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

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