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martedì , 25 luglio 2017
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La Grecia e le richieste di aiuto soffocate

Dopo giorni in cui sono ribalzate sui siti di mezzo mondo notizie di una Grecia messa a ferro e fuoco dalla popolazione, i giornali di tutta Europa cercano di fare luce sulla vicenda. Se da un lato le apocalittiche cronache di assalti ai supermercati sembra infatti che siano state un’invenzione assoluta della stampa, è d’altro canto impossibile non accorgersi dello stato di estrema emergenza in cui versa tutta la Grecia. La lettera di un anno fa del compositore e partigiano Mikis Theodorakis, scritta all’attenzione internazionale, assume oggi un significato ancora più profondo. 

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Fonte: Oltremedianews


La verità sulla Grecia raccontata da Mikis Theodorakis: storia di un sacrificio annunciato.

In questi ultimi giorni si sono rincorse sul web, come alcuni lettori avranno di certo notato, inquietanti notizie che riportano scenari di guerriglia urbana nelle maggiori città greche: assalti a supermercati, razzie di beni di vario tipo, manifestazioni e scioperi selvaggi. Per fortuna pare che non stia succedendo nulla di tutto questo, ma è innegabile che la Grecia stia attraversando il momento peggiore dai tempi dell’occupazione nazista. Sono anzi in molti a evocare un parallelismo con la seconda grande guerra, ma se l’occupazione dei reggimenti hitleriani era fisica, materiale e dunque facilmente individuabile, quella che oggi viene perpetrata sul suolo greco dai poteri economici internazionali ha una consistenza decisamente più fumosa e aleatoria. Su questa triste situazione si è espresso con durezza, attraverso una lettera pubblica pubblicata lo scorso anno, il compositore e partigiano greco Mikis Theodorakis, oppositore del nazismo negli anni ’40 e fermamente critico nei confronti delle politiche impartite al suo Stato dalla Troika. Ad un anno di distanza da quelle parole sembra che non sia cambiato nulla per il suo Paese e ci sembra opportuno riproporle ai lettori.

Secondo Theodorakis esiste un preciso piano internazionale volto alla distruzione della Grecia.  “E’ iniziato nel 1975 con l’opposizione alla civiltà neo-greca, è continuato con la distorsione sistematica della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso stanno cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria. Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarlo, il pericolo della sparizione della Grecia è reale. Io lo colloco entro i prossimi 10 anni”. Nel suo resoconto, il compositore greco sostiene che fino al 2009 la situazione economica greca non era di certo rosea, ma tra la popolazione si percepiva un certo benessere (fino a pochi anni fa la Grecia era tra i 30 Paesi più benestanti al mondo). Tuttavia questa parvenza di salute della società ellenica si reggeva su equilibri infinitamente instabili dal momento che la Grecia, come buona parte degli Stati europei mediterranei, era dilaniata e monopolizzata dalla corruzione dei politici e della stampa. Ad aggravare la situazione, inoltre, concorrevano anche gli interessi degli stati europei più potenti (Germania e Francia in primis) che commissionavano alla Grecia l’acquisto di rifornimenti e attrezzature militari, facendo da garanti per la Grecia con le banche europee a cui si rivolgeva lo Stato ellenico per reperire i fondi necessari agli esosi acquisti e, ovviamente, anche alle spese necessarie al funzionamento statale.

Il risultato di questo dissennato meccanismo ha inferto un doppio colpo alla Grecia:

1) In  primo luogo ha fatto  sì che la Grecia spendesse risorse, potenzialmente destinabili ad altri scopi, nelle spese      militari a cui si vedeva obbligata.

2) In seconda istanza ha anche costretto le amministrazioni greche ad indebitarsi in maniera smisurata con le banchecreditrici al fine di finanziare tutti gli investimenti programmati.

Non c’è quindi da stupirsi se la Grecia è arrivata nel giro di due anni a dover sostenere un debito pubblico pari al 130% del proprio Pil.  Tuttavia la gravità della situazione non sta tanto nel disequilibrio tra entrate ed uscite, quanto nel fatto che i soldi richiesti alle banche non foraggiavano e non soddisfacevano i bisogni della cittadinanza. In questo modo sono iniziati i ben noti problemi di disoccupazione, chiusura di imprese, calo dei consumi e della produzione che hanno permesso alla Troika e alle banche di iniziare una campagna di terrore nei confronti della Grecia e di entrare ancor più a contatto con le decisioni strategiche del Paese. Il clima di sfiducia verso la situazione ellenica ha gonfiato la bolla speculativa finanziaria, ha fatto allontanare quasi tutti gli investitori stranieri e, come si può facilmente immaginare, ha fattoschizzare alle stelle i tassi d’interesse passivi verso le banche per le fragili finanze greche. Questo perverso meccanismo ha fatto in modo che la troika e le maggiori banche europee, autoproclamatesi necessarie salvatrici del Paese, per ogni euro concesso ne chiedano in cambio molti di più sottoforma di interessi. Secondo Theodorakis, i veri aguzzini della Grecia sarebbero quindi proprio l’Fmi e la Bce.

Ulteriore colpo mortale per la Grecia, sono le garanzie materiali che essa deve offrire ai suoi creditori europei. Nel giro di pochissimo tempo la culla della civiltà occidentale sta offrendo tutto il suo patrimonio immobiliare come cauzione in caso di insolvenza finanziaria: l’Acropoli di Atene, Epidauro, Delfi, teatri antichi, Olimpia, acqua, risorse minerarie, aeroporti, stazioni, uffici ecc. ecc. nel giro di qualche anno potrebbero essere sottratte al popolo ellenico.

L’ormai 87enne Theodorakis termina la sua lettera aperta rivolgendosi in modo accorato ai suoi conterranei, esortandoli a difendere la loro terra. “L’unica forza che può realizzare questi cambiamenti rivoluzionari è il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà, per mandare via la troika (FMI e Banche) dal Paese. Dobbiamo inoltre interrompere immediatamente l’acquisto di armi da Francia e Germania e disdire tutti gli accordi presi con l’Europa sotto l’egida dei suoi poteri forti”.

In questo “teatro della paranoia”, così come lo ha definito il compositore greco, non si può fare a meno di notare il depauperamento e l’automutilazione culturale e storica che si sta infliggendo l’Europa. Quando migliaia di persone sono senza lavoro, quando le imprese chiudono, quando in molti non hanno di che vivere, quando la politica si mostra inerme davanti al proprio popolo e quando si specula sulle disgrazie altrui, ogni considerazione metafisica può risultare retorica, fuori luogo e addirittura offensiva, ma in questo caso soprattutto la questione del sostentamento materiale e di quello culturale delle persone sono legate in maniera inscindibile.

   Fabrizio Leone

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