La Grecia, l'UE e la lottaTribuno del Popolo
mercoledì , 22 marzo 2017
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La Grecia, l’UE e la lotta

Il risultato e il contenuto finale dell’accordo tra la Grecia e l’Unione Europea è rivelatore delle sfide che il popolo greco e gli altri popoli d’Europa devono affrontare nella lotta per il recupero dei diritti, per la riconquista delle condizioni di vita e per l’inversione del corso di impoverimento e regressione sociale imposto dal grande capitale, dall’Unione Europea e dai governi di destra e della socialdemocrazia.

Se c’è una conclusione da trarre dal processo detto di “negoziazione” tra la Grecia e l’Unione Europea, che si è conclusa con un compromesso tra il governo greco e le “istituzioni”, è che ciò che è accaduto è stato tutto meno che una vera e propria trattativa. Si è trattato di un’inaccettabile processo ricattatorio che ha usato la fragilità e la dipendenza greca generata dalle politiche dell’Unione Europea per costringere, nell’essenziale, allo stesso corso e alle stesse scelte politiche di fondo che hanno condotto la Grecia alle condizioni in cui si trova oggi. Politiche che mirano essenzialmente a difendere gli interessi del grande capitale e delle principali potenze capitaliste in Europa utilizzando gli strumenti di dominio dell’Unione Europea, soprattutto l’euro.

Un processo ricattatorio in cui il disprezzo per la volontà, per le legittime aspirazioni e diritti del popolo greco è stato avviato senza pudore dalle istituzioni dell’Unione Europea e dai governi che siedono nell’Eurogruppo e nel Consiglio d’Europa, compreso, a nostra vergogna, il governo portoghese in una posizione che ha molto di servile e machiavellico quanto di contrario all’interesse nazionale. Un processo in cui è sempre più evidente che i discorsi sulla solidarietà e la coesione europee non oltrepassano l’esercizio dell’ipocrisia, discorsi vuoti e di scontata propaganda. Un processo che mette in rilievo ancora una volta l’identificazione negli interessi e nelle scelte, tra il grande capitale, la socialdemocrazia e la destra, e che dimostra il ruolo che governi come quello francese (lo stesso che quando fu eletto doveva cambiare la Francia e l’Europa e far fronte alla Signora Merkel) hanno avuto nell’attacco alla volontà e ai diritti sociali, del lavoro, democratici e di sovranità del popolo greco.

Guardando al contenuto dell’accordo non può che rappresentare motivo di preoccupazione il prolungamento del regime di tutela e di imposizione degli obiettivi presenti nel memorandum di intesa posto in vigore in Grecia, fatto che costituisce uno sviluppo negativo di senso contrario alla volontà di cambiamento politico espressa dal popolo greco nelle recenti elezioni e che si distanzia dalle aspirazioni manifestate nelle lotte sociali che i lavoratori e il popolo greco hanno condotto in modo esemplare nel corso di tutti questi anni.

Si afferma che questo è stato l’accordo possibile. E forse sarà così. Ma è proprio qui che risiede la questione di fondo che questo processo ha rivelato e che interessa per la prosecuzione della lotta di quel popolo e anche del popolo portoghese: lo scontro tra gli interessi dei lavoratori e del popolo e la natura di classe di una Unione Europea che, come la realtà dimostra, non è riformabile. Se è certo che questo scontro non si risolve con un atto immediato è comunque vero che le battaglie che in nome dei popoli sono condotte devono avere una direzione e un significato chiaro. E’ esattamente per questo che il PCP ha affermato ripetutamente che lo sviluppo in Portogallo di una politica patriottica e di sinistra passa inevitabilmente attraverso il recupero degli strumenti della sovranità, la liberazione del Portogallo dagli inaccettabili vincoli dell’Unione Europea e dell’euro e la mobilitazione del popolo e delle sue forze sociali per respingere ricatti e imposizioni. Una politica che come la realtà dimostra implica obbligatoriamente rotture che andranno a beneficio non solo del popolo portoghese ma dei popoli d’Europa, che esige determinazione e chiarezza e che deve essere sviluppata sotto tutti gli aspetti della lotta di classe: istituzionale, politico, sociale, ideologico e di massa.

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Ângelo Alves* | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

*Ângelo Alves è membro della Commissione Politica del PCP

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