La guerra dei droni non è solo contro Al QaedaTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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La guerra dei droni non è solo contro Al Qaeda

Secondo una serie di documenti segreti ottenuti dalla stampa americana molti degli attacchi dei droni americani in Pakistan non sarebbero colpi di precisione contro terroristi di Al Qaeda, come invece raccontano i membri dell’amministrazione Obama. 

Molti degli attacchi lanciati in Pakistan dai droni a stelle e strisce hanno causato diverse centinaia di morti negli ultimi anni. La Casa Bianca li ha sempre giustificati come attacchi chirurgici orientati contro obiettivi terroristici vicino ad Al Qaeda, ma ora alcuni documenti riservati avrebbero provato il contrario, ovvero che si sarebbe trattato in gran parte di attacchi contro militanti tribali che non rappresentavano alcun pericolo per gli Stati Uniti e contro cui non esisteva alcuna prova che giustificasse il loro assassinio. Si tratta di documenti top secret ottenuti dai giornali grazie a Wikileaks  e che mostrerebbero luoghi, identità e numeri di coloro che sono stati attaccati e uccisi in Pakistan tra il 2006 e il 2011, con tanto di spiegazioni dei motivi per il quale sono stati selezionati come obiettivi. Le statistiche pubblicate hanno mostrato in modo emblematico ciò che ha ispirato la cosiddetta “dottrina dei droni”. Secondo i documenti le azioni dei droni avrebbero ucciso tra 1990 e 3308 persone a partire dal 2004, e la stragrande maggioranza di loro sarebbe stata uccisa nel corso dell’amministrazione Obama. Solo per rendere l’idea della situazione, nel 2011 ben 43 attacchi di droni su 95 sono stati diretti non contro Al Qaeda, e circa 265 persone uccise su 482 sarebbero state classificate come “estremisti”.Infine, solamente sei persone su oltre tremila uccise sarebbero state effettivamente dei leader di Al Qaeda. Tra i gruppi bersagliati anche la rete di Haqqani e il Movimento Talebano del Pakistan, entrambe organizzazioni militanti, ma che non sono state designate come terroriste dagli Stati Uniti fino al 2012 e al 2010, e che soprattutto non hanno mai condotto attacchi su suolo americano. Il modus operandi degli attacchi organizzati dagli Stati Uniti ha dimostrato che alcuni degli attacchi sarebbero stati determinati in base al numero di persone presenti in un determinato luogo. Insomma l’accusa è che gli Stati Uniti attacchino con i droni in base a comportamenti ritenuti sospetti più che sulla base di prove precise. Basti pensare che diverse volte sotto l’amministrazione Obama è successo che i droni abbiano colpito cortei funebri di terroristi o funerali, dove era altissima la presenza di civili. Per giustificarsi la Casa Bianca ha sempre sostenuto che tutti gli obiettivi sarebbero stati inseriti in una lista di “terroristi attivi” compilata con cura. In base alle ultime rivelazioni però, un fiume di proteste ha investito gli Stati Uniti dal momento che molti esperti iniziano a ritenere che questo programma droni sia extra legale e violi la sovranità del Pakistan, oltre a essere controproducente a lungo termine. Gli attacchi dei droni sono cominciati all’indomani dell’11 settembre dalle basi in Pakistan e Uzbekistan, all’interno di azioni in territorio afghano. Poi la Casa Bianca ha aumentato l’uso droni estenendoli anche in Yemen e Somalia. Dal conto suo Islamabad ha duramente accusato questi attacchi, ma è anche vero che ha collaborato con l’intelligence americana dando il permesso ai droni di operare nel suo territorio a partire dall’aprile 2011.

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