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giovedì , 27 luglio 2017
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La guerra del petrolio

Stiamo assistendo negli ultimi tempi a un vero e proprio ribasso dei prezzi del petrolio che non può certo spiegarsi solamente con l’aumento dell’offerta e il restringimento della domanda. Si tratta di vere e proprie scelte geopolitiche di lungo respiro che mirano a conseguire dei risultati, in questo caso la destabilizzazione della Russia. 

Per tutto il mese di novembre il prezzo del petrolio greggio non ha fatto che scendere, addirittura la qualità Brent è scesa da 84,71 dollari al barile a 70,02. Mentre si deprezzava il petrolio si stava svalutando anche il rublo sceso a quota 49 a 1 nei confronti del dollaro e 60 a 1 nei confronti dell’euro. Tutto questo scenario suggerisce delle mosse non casuali ma dei progetti a lungo termine, delle vere e proprie azioni di interesse geopolitico che potrebbero avere serie implicazioni in vista del futuro. Secondo diversi analisti infatti la caduta dei prezzi sarebbe riconducibile un pò al restringimento progressivo della domanda e all’aumento dell’offerta ma non sembra sufficiente a spiegare un crollo dei prezzi di queste proporzioni pari al -38% in meno di cinque mesi. Come ricordato da Demostenes Flores su Limes già a metà 2010 e 2012 il mercato del petrolio non produsse un crollo di prezzi di questa entità nonostante ci fosse una forte presenza di surplus dell’offerta, anche superiore a quello attuale. Evidentemente sono subentrati altri fattori di natura geopolitica e non meno importanti. Infatti secondo Flores e molti altri si potrebbe parlare di una precisa scelta politica operata in primis dall’Arabia Saudita per danneggiare le economie di Mosca e Teheran. Anton Siluanov, ministro delle Finanze del Cremlino, ha detto chiaramente che il calo del prezzo del greggio causerà all’economia russa danni per cento miliardi di dollari all’anno, che uniti alla perdita di 40 miliardi all’anno a causa delle sanzioni potrebbero mettere in difficoltà l’economia russa. Per ora la Russia sta ovviando a queste difficoltà alzando i tassi di interesse e accettando il deprezzamento del rublo, ma sta anche accumulando grandi quantità di oro in vista di ulteriori problemi. Evidentemente gli americani e i sauditi hanno messo in campo manovre destabilizzatrici nei confronti di Mosca probabilmente per punirla per l’appoggio dato ad Assad in Siria, e infatti proprio a questo riguardo l’Arabia Saudita aveva minacciato la Russia di ripercussioni se non avesse abbandonato Damasco già più di un anno fa.  Russia e Cina devono resistere alle pressioni di Washington e rimanere unite, nell’interesse del mondo intero” disse il presidente cinese Xi Jinping a Vladimir Putin nel corso dell’incontro sul libero scambio Asia-Pacifico, e chiaramente questa dichiarazione di intenti deve aver fatto preoccupare non poco la Casa Bianca che ha deciso di correre, immediatamente, ai ripari. Insomma la nuova “Guerra Fredda” globale si combatte anche con le tariffe del petrolio.

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