La guerra globale in Medio Oriente. Un bilancio della fase ITribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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La guerra globale in Medio Oriente. Un bilancio della fase I

Quattro anni di guerra in Medio Oriente, decine di migliaia di morti, un paese sconvolto da una guerra civile interna e da guerre per procura sovrapposte che si intersecano, la Siria. Due fazioni: paesi del Golfo, Turchia, Usa e Occidente da una parte e Russia, Siria, Iran dall’altra, che si stanno affrontando senza esclusione di colpi. Ma per ora a fallire è stato il progetto dei primi di disarticolare la Siria. 

Dopo quattro anni e mezzo di guerra, centinaia di migliaia di morti, centinaia di infrastrutture distrutte e milioni di profughi  è possibile tracciare un primo bilancio di quella che possiamo definire a tutti gli effetti come un Primo Atto di una guerra globale in Medio Oriente. Abbiamo innanzitutto due fazioni distinte che si affrontano per procura in Medio Oriente, da un lato l’asse di ferro Arabia Saudita-Turchia-Occidente, Paesi del Golfo, dall’altro l’asse Russia-Iran-Damasco-Libano. Due schieramenti compositi che sarebbe troppo semplicistico definire tout court come “sunniti contro sciiti”. Ed è proprio questa la peculiarità di questo conflitto globale che non è un solo conflitto bensì una sorta di Matrioska che all’interno contiene altri conflitti, quello del mondo arabo laico contro quello confessionale, quello di sciiti contro sunniti, e quello di Occidente contro paesi in via di Sviluppo (Brics) incarnati in questo caso da Russia e Iran e con la Cina che si è tenuta per il momento defilata.

Peraltro ad aver dato “fuoco alle polveri” è stato lo schieramento sunnita-occidentale che, cavalcando le onde delle Primavere Arabe ha portato l’incendio nel cuore della Siria con il deliberato intento di portare a un crollo di Assad e allo smembramento della Siria come Stato. Una guerra quella in Siria che dopo pochi anni è arrivata anche in Yemen, portata qui dall’Arabia Saudita e che ha finito per rendere tutto il Medio Oriente una terra di guerre. Dopo quattro anni però un primo approssimativo bilancio ci dice che il progetto del mondo sunnita-occidentale di cambiare l’assetto della regione è fallito. Da un lato infatti Assad è ancora lì e grazie ai raid russi riconquista i territori persi, dall’altro Teheran è uscita dall’isolamento internazionale e non intende lasciare a Riad e ad Ankara la gestione degli assetti regionali. Inoltre tale crisi ha sancito l’incapacità degli Stati Uniti di determinare i cambiamenti adatti al proprio volere, sanzionando in questo modo la fine di un’era e la fine del mondo unipolare del post-1989. L’intervento in Siria Mosca ha mostrato al mondo che l’era della “guerra al terrore” e dei regime change dettati dalla Casa Bianca è finito, e che probabilmente gli Usa non sono nemmeno più in grado di richiamare all’ordine i propri alleati, vedi la Turchia.

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