La guerra in Siria: costi e ricosti storiciTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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La guerra in Siria: costi e ricosti storici

Dopo la prima autorizzazione della commissione del Senato statunitense all’attacco in Siria, la guerra in medioriente voluta da Obama sembra avvicinarsi ogni ora. Ma dietro la retorica giustizialista di chi vuole punire Assad per il presunto uso di armi chimiche contro i civili si nascondono, come sempre, giri di soldi da capogiro. Ecco le cifre.

Fonte: Oltremedianews

“Gli Usa devono intervenire militarmente. Siamo pronti ad attaccare in qualunque momento: tra un giorno, tra una settimana, tra una mese. Le atrocità di Damasco non vanno solo indagate, ma affrontate”, con queste roboanti parole il presidente degli Usa Barack Obama ha dichiarato a tutto il mondo di voler attaccare la Siria. Ma questa volta non ci sono i talebani di Bush né i comunisti vietnamiti di Kennedy a turbare le giornate della Casa Bianca, bensì le presunte atrocità contro i civili commesse da Assad, reo per il Pentagono di aver sterminato circa 1.500 persone con un gas altamente tossico. Secondo Obama, premio Nobel per la Pace nel 2009, ciò sarebbe sufficiente a “minacciare la sicurezza nazionale”, come detto nel discorso di qualche giorni fa, e a dispiegare le forze armate nel mediterraneo orientale. Al di là delle questioni di diplomazia estera – è noto a tutti che Washington e Damasco non siano in rapporti propriamente idilliaci – ci sono un paio di questioni particolarmente evidenti che gettano una pesante ombra sulle parole del Presidente: perché Obama ha così a cuore solo la salute dei siriani e non quella, ad esempio, degli abitanti del Darfur che pure è dilaniato da tempo dalle guerre civili? Come mai la Casa Bianca non ha fornito, eccezion fatta di un magro documento in cui non si fa menzione delle fonti, alcuna prova del fatto che sia stato proprio Assad ad usare i gas tossici contro la popolazione? Oltretutto il governo americano non ha né l’appoggio dell’opinione pubblica e nemmeno il via libero dell’Onu.

Dunque cosa spinge a tutto questo zelo? La risposta è tanto scontata quanto troppo poco considerata: “cose umane, ahi troppo umane”, senza alcun residuo per quelle ideali.

Le sei imponenti navi da guerra che tengono sotto tiro l’antica Persia sono dotate di 96 missili ciascuna e tali testate, chiamate Tomahawk, costano circa 1, 2 milioni di dollari a pezzo per un totale di circa 690 milioni. Una cifra astronomica? Niente affatto se confrontata con le stime di Gordon Adams, esperto di budget per la sicurezza nazionale in carica a Washington al tempo di Clinton. In un’intervista rilasciata al Detroit Free Press, Adams ha stimato che un mese di guerra in Siria costerebbe al Pentagono nella migliore delle ipotesi 3 bilioni di dollari, “ma se la guerra andasse avanti i costi potrebbero crescere in maniera esponenziale,”. Stando a quanto riporta il giornale i 3 bilioni consterebbero di 1,5 bilioni al mese per la no-fly zone sull’area, 1 bilione mensile per il controllo sulle armi chimiche, 500 milioni per l’assistenza al popolo siriano e, in extremis, i costi ordinari necessari per la mobilitazione di un esercito (carburante, stipendi e tecnologie varie).

Pur non essendo mai stati a contatto con Clinton non risulta difficile stimare, sempre nella più ottimistica delle situazioni, che un anno di combattimenti costerebbe ben 36 bilioni di dollari. Ma un anno di combattimenti sembra essere decisamente troppo e quindi potrebbe risultare più appropriato dare un’occhiata ad altre guerre condotte dall’impero americano. Secondo il giornale moneynow.com 78 giorni di guerra in Kosovo sarebbero costati qualcosa come 5 bilioni, mentre le poche settimane di bombardamenti in Libia solo 608 milioni. Inoltre, secondo quanto riporta usatoday.com, le spese annuali del Pentagono, Siria esclusa, ammontano per il 2013 a circa 574 bilioni (di cui 86 dedicati esclusivamente all’Afghanistan). 48 bilioni di dollari al mese, 51 se consideriamo anche la Siria. Niente male per un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.

Giungere a conclusioni definitive su questi dati risulta sfuggevole e arduo. Sicuramente il senso comune avanzerà obiezioni sacrosante sul diverso indirizzo che potrebbe esser dato a questo fiume di soldi. Si pensi che la tanto controversa riforma sanitaria di Obama costerà agli Usa “solo” 7,5 miliardi di dollari al mese per 10 anni (secondo quanto riportato dal corriere.it), una quisquilia rispetto ai 3 bilioni della Siria.  Il vero problema è che quando si parla di guerra e quando le tv mostrano le foto e i video dei cadaveri siamo tutti colpiti, per fortuna, dal lato umano e non da quello ragionieristico della vicenda. Ma finché si guarda il lato umano si perde di vista, almeno in questo caso, il vero motore della vicenda: i mastodontici interessi economici che crescono all’ombra dei corpi straziati mostrati in tv.

Un’ultima informazione per il lettore. Un bilione equivale a mille miliardi.

  Fabrizio Leone

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